In un’intervista il ministro degli Esteri commenta il blitz americano a Caracas. «Intervento legittimo». E parla del cooperante italiano, detenuto dal novembre 2024. «Stiamo facendo il possibile e l’impossibile per la sua liberazione»
L'Italia fa «il possibile e l'impossibile» per ottenere la liberazione di Alberto Trentini e spera che con Delcy Rodriguez, ora presidente facente funzioni in Venezuela, «il dialogo sia più facile». In un’intervista il ministro degli Esteri Antonio Tajani commenta la situazione in Venezuela dopo l’attacco Usa. E parla del cooperante italiano rapito a Caracas, auspicando nella collaborazione con lo Stato, oggi guidato dalla presidente ad interim Rodriguez, per la sua liberazione.
Le dichiarazioni di Tajani arrivano due giorni dopo il blitz degli Stati Uniti con il quale è stato prelevato con la forza e trasferito a New York il capo dello Stato Nicolas Maduro che oggi comparirà di fronte ai giudici federali.
«Abbiamo parlato ieri sera con l'ambasciatore a Caracas e lavoriamo per questo, per la liberazione di Trentini», ha detto Tajani rispondendo a una domanda sul cooperante, di origini venete, detenuto dal 15 novembre 2024.
«Tentiamo il possibile e l'impossibile – ha aggiunto il ministro – Speriamo che con la signora Rodriguez sia più facile il dialogo per una persona che non ha commesso alcun reato». Trentini ha un passato da cooperante per lo sviluppo non solo in America Latina, ma anche in Etiopia, Nepal, Grecia e Libano. E non è il solo a essere detenuto in Venezuela. Lo stesso ministro ha detto che si tratta di una ventina di persone. E l'Italia, assicura il capo della Farnesina, è «fortemente impegnata» per il loro rilascio.
Sempre nel corso dell’intervista il ministro di Forza Italia ha commentato le dichiarazioni di Trump sulla “conquista” della Groenlandia. «Dichiarazioni Trump ne ha fatte tante, vediamo quali saranno le intenzioni reali… – ha commentato – Di certo l’Ue deve prendere la propria posizione e garantire l'indipendenza di un territorio che fa parte della Danimarca».
Infine, sull’attacco contro Maduro: «Riteniamo che gli interventi militari non siano idonei a risolvere le questioni ma è legittimo l'intervento Usa in Venezuela vista la minaccia che loro intravedevano, e questo emergerà nel processo a Maduro visto anche il supertestimone dei servizi venezuelani. Il narcotraffico è anche uno strumento per attaccare altri Paesi. Da questo punto di vista per tutelare la propria sicurezza l'intervento è legittimo. Ora si lavori per una transizione democratica, per lo stato di diritto. Sono stati pochi quelli in questi anni che hanno denunciato la dittatura di Maduro. Noi l'abbiamo sempre fatto. Altri hanno sottovalutato il regime di Maduro, oggi il Venezuela è più libero».
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