Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato giovedì 29 gennaio che la Russia cesserà per una settimana di bombardare Kiev e le altre città ucraine. «A causa del freddo estremo, ho chiesto personalmente al presidente Putin di non aprire il fuoco su Kiev e le altre città», ha detto Trump. Né Kiev né Mosca hanno confermato la notizia. Funzionari del governo ucraino hanno detto al Financial Times di non avere «certezza che il cessate il fuoco sia già in vigore».

Le notizie di una possibile "tregua energetica" si inseguivano dalla mattina su diversi canali Telegram vicini alle forze armate russe e a quelle ucraine, tanto che il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, aveva dovuto rispondere con un «no comment» ai giornalisti che gli chiedevano conferma.

Secondo alcune versione circolate prima dell'annuncio di Trump, in cambio della tregua Kiev avrebbe promesso di sospendere i suoi attacchi compiuti in alto mare contro le petroliere e quelli contro le raffinerie russe.

Il grande freddo

Se la tregua entrerà effettivamente in vigore, sarà in un momento molto complesso per l'Ucraina. Nei prossimi giorni si prevede un nuovo crollo delle temperature, che di notte potrebbero scendere fino ai -25 gradi, un livello insostenibile per la rete elettrica del paese, che dallo scorso novembre è sottoposta ai più violenti attacchi aerei dall'inizio dell'invasione. Al momento, l'Ucraina può contare solo sul 60 per cento della capacità di generazione pre-guerra, mentre le sue riserve di gas sono al minimo. Kiev è la città più in difficoltà, con appena 3-4 ore di elettricità erogate al giorno alla maggioranza delle abitazioni. Nella capitale, oltre seicento edifici sono ancora completamente privi di riscaldamento, mentre il sindaco ha chiesto più volte agli abitanti di lasciare temporaneamente la città. Ma anche gli abitanti di Dnipro, Odessa, Kharkiv e Sumy devono affrontare intere giornate al buio e senza riscaldamenti.

In passato, gli attacchi russi erano stati sospesi, parzialmente o completamente, in almeno due occasioni. Trump era riuscito a ottenere una tregua nel marzo del 2025. Il cessate il fuoco era durato formalmente per circa un mese, ma in realtà gli attacchi contro le reciproche reti energetiche erano ripresi soltanto alla fine dell'estate, con la campagna in grande scala di attacchi raffinerie di petrolio russo e l'ondata di bombardamenti russi sulle centrali elettriche ucraine.

In precedenza, Ucraina e Russi avevano tentato di raggiungere una tregua negli attacchi energetici alla fine dell'estate 2024 con la mediazione del Qatar. Anche se ufficialmente l'accordo non è mai stato formalizzato, quell'inverno è stato l'unico dall'inizio dell'invasione in cui Mosca non ha compiuto attacchi su larga scala contro la rete elettrica Ucraina.

Segnali di dialogo

La tregua annunciata da Trump è arrivata in un momento in cui la diplomazia sembra aver ripreso ritmo, dopo diverse settimane di stagnazione. Lo scorso fine settimana, delegati russi, ucraini e americani si sono incontrati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, per un incontro trilaterale. Ufficialmente, non ci sono stati progressi significativi, anche se tutti i partecipanti hanno parlato di incontri «costruttivi». Delegati russi e ucrani dovrebbero incontrarsi nuovamente il primo febbraio, sempre negli Emirati Arabi Uniti. Giovedì 29 gennaio, russi e ucraini hanno effettuato il primo scambio di corpi di soldati e civili caduti dall'inizio del 2026. In una località segreta, i russi hanno consegnato mille corpi agli ucraini, che ne hanno restituiti 34. Piccoli segnali, ma che indicano come nonostante le difficoltà il dialogo rimane aperto.

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