L’egomarketing di Donald Trump ha invaso tutti i settori della vita democratica fino a tentare di insinuarsi nel luogo che proverbialmente orienta le decisioni degli elettori: il portafogli. Il Washington Post ha raccontato nel dettaglio l’avventata e per certi versi incredibile operazione commissionata da Trump a due suoi accoliti al dipartimento del Tesoro di autorizzare e creare una banconota da 250 dollari – per commemorare il 250esimo anniversario degli Stati Uniti – con l’immagine di Trump. E non con un’immagine qualunque, ma con la foto segnaletica scattata nella fase preliminare di un processo in Georgia per i tentativi di influenzare l’esito delle elezioni del 2020 nello Stato.

Dall’estate scorsa il funzionario del Tesoro Brandon Beach e il suo assistente Mike Brown sono al lavoro per realizzare un’operazione che eccita la fantasia narcisistica del presidente ed è perfettamente in linea con l’esibizione di sé stesso in ogni dove. I documenti della zecca dello stato dicono che la moneta d’oro celebrativa commissionata dal presidente non sarà pronta entro la fine dell’anno, e quindi la Casa Bianca ha pensato almeno di rifarsi con la cartamoneta.

I due funzionari hanno commissionato a un artista britannico il disegno della banconota, che è stato personalmente supervisionato da Trump, e soprattutto hanno fatto pressione sugli uffici legislativi del Tesoro per aggirare gli ostacoli legali e procedurali. La legge impedisce di rappresentare su monete e banconote una persona vivente, e l’ultima volta che è accaduto è stato nel 1866, quando il volto di un burocrate del Tesoro, evidentemente molto scaltro, è spuntata su una banconota da 5 centesimi. Mentre loro lavoravano nei corridoi del Tesoro, i repubblicani al Congresso hanno introdotto a fari spenti un disegno di legge che permetterebbe alla faccia di Trump di essere stampata sulle banconote commemorative da 250 dollari.

Gli uffici che controllano il processo di produzione delle banconote hanno opposto resistenza. Oltre alla questione dell’immagine di un presidente vivente, ci sono anche vincoli legati all’introduzione di un nuovo taglio, di valore peraltro molto più alto rispetto al massimo in uso attualmente. Le procedure per autorizzare e mettere in circolazione nuovi tagli richiedono diversi anni, ha spiegato per mesi ai due inviati di Trump la direttrice dell’ufficio che stampa la cartamoneta, Patricia Solimene, obiezioni che sono state accolte con ampie alzate di spalle dagli interlocutori.

Il 27 aprile Solimene ha ricevuto una lettera dai suoi superiori, spiegando che era stata riassegnata a un altro ufficio del dipartimento. Lo spostamento è avvenuto in modo improvviso e senza motivazioni. Nella lettera con cui ha informato i colleghi, vista dai cronisti del Washington Post, Solimene ha scritto che lascia il posto con «il cuore pesante» e che la ricollocazione avviene «non per mia scelta».

Le tendenze megalomani di Trump sono ampiamente documentate. Vuole aggiungere il suo profilo fra i presidenti scolpiti nella roccia di Mount Rushmore, vende Bibbie di Trump a 59,99 dollari e sneakers dorate a 399. La sua immagine campeggia su carte da gioco e nei memecoin. Ma il caso della banconota è un po’ diverso. Chiunque è libero di non comprare la merce firmata da Trump, mentre la banconota con la foto segnaletica è l’infiltrazione dell’ego presidenziale in ciò che appartiene a tutti e che nessuno può ignorare.

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