Cambio di strategia a Washington: dai raid si passa alle sanzioni economiche e Trump minaccia ritorsioni contro tutti colore che aiuteranno Teheran. La Cina ha già preso le distanze: «Le sanzioni non sono la soluzione»
Un cambio di fase, nella speranza di provocare gli ayatollah. La guerra all'Iran sarà ora economica. Il presidente americano Donald Trump propone sanzioni e persino di una possibile confisca degli asset di Teheran per isolare il regime. Il tycoon promette «conseguenze economiche tremende» anche per i paesi che aiuteranno il regime.
«Sarà un altro flop» provoca Teheran. Le minacce economiche per il momento, poi, non hanno fermato la corsa del petrolio.
In medio oriente, intanto, le tensioni intorno alla Cisgiordania, dove i coloni israeliani continuano a fare il bello e il cattivo tempo, restano alte. Fronte comune di Italia, Gb, Francia e Germania che chiedono a Tel Aviv di fermare gli insediamenti: «È inaccettabile e distruttivo per la soluzione dei due Stati». Il governo di Ankara ha annunciato che la Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu per il caso della Flotilla per Gaza.
PUNTI CHIAVE
17:59
Israele: ufficio Netanyahu definisce Erdogan "dittatore antisemita"
14:40
La Turchia emette un mandato d'arresto per Netanyahu
12:51
Iran, il capo delle Forze armate: «Ogni minaccia sarà affrontata con risposta devastante»
Israele: ufficio Netanyahu definisce Erdogan "dittatore antisemita"
Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, "è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e politici che gli si oppongono". Lo riferisce una nota dell'ufficio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, diffusa su X. "Ora cerca di estendere la sua aggressione contro Israele alla Siria. Israele non lo tollererà. Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i militari di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà successo", si legge nella nota. Le dichiarazioni si inseriscono nel contesto delle crescenti tensioni tra i due Paesi a seguito del recente attacco israeliano in una base nel nord-ovest della Siria e del mandato di arresto internazionale richiesto oggi dalla Turchia nei confronti di Netanyahu.
Iran, Araghchi sfida Trump: "Nuove sanzioni Usa sono destinate a fallire"
"Abbiamo già visto questo film. Stessa storia, bulli diversi". Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, torna a sfidare la strategia americana di pressione su Teheran, sostenendo che anche le nuove misure economiche annunciate dagli Stati Uniti sono destinate a fallire. In un post su X, Araghchi ha ripercorso le diverse campagne di pressione contro l'Iran degli ultimi anni, ricordando le "sanzioni più paralizzanti della storia" annunciate 14 anni fa dall'allora presidente Barack Obama, la politica di "massima pressione" di otto anni fa e l'ultimatum per la "resa incondizionata" di cinque anni fa. Tutte campagne "fallite", ha scritto il ministro, prima di aggiungere che anche oggi, di fronte a quella che è stata definita da Donald Trump "la più devastante operazione economica di sempre" contro la Repubblica islamica, l'esito sarà lo stesso, è "destinata a fallire".
Siria, ministro esteri: "Valutiamo adesione a Patto Mecca, Turchia partner fondamentale"
"Stiamo valutando l'adesione al Patto della Mecca che attualmente riunisce l'Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan. "Non abbiamo ancora deciso se aderire o meno": la Siria "prenderà una decisione in una fase successiva". Ad affermarlo è il ministro degli Esteri siriano Asaad Hassan Al-Shaibani che ha definito la Turchia un "partner fondamentale" nella ricostruzione della Siria durante la sua visita ufficiale in Pakistan. Al-Shaibani, riferisce l'agenzia di stampa turca Anadolu, ha elogiato il ruolo del Pakistan nel processo di dialogo tra Stati Uniti e Iran, ma ha affermato che Islamabad non si è ancora offerta di mediare tra Siria e Iran. Intanto Damasco, ha annunciato, rafforzerà la propria rappresentanza diplomatica in Pakistan. Definendo la sua visita in Pakistan "un successo", Al-Shaibani ha dichiarato che i due Paesi hanno concordato di ristabilire una commissione ministeriale congiunta, di mantenere i voli diretti e di istituire un consiglio d’affari. Parlando di Israele, Al-Shaibani ha affermato che è ancora "troppo presto" per discutere di un eventuale accordo strategico, sottolineando che la priorità assoluta della Siria è la fine degli attacchi israeliani. "La Siria è uno Stato sovrano", ha osservato Al-Shaibani sottolineando che Israele non dovrebbe dettare a Damasco quali debbano essere le sue alleanze o partnership. La nuova politica estera della Siria, ha aggiunto, sarà incentrata sulla ricostruzione, sulla cooperazione economica e sul rafforzamento dei rapporti con i partner regionali e internazionali.
Medici Senza Frontiere: «Arrestata in Cisgiordania da Israele la dottoressa Dima Mohammed Amin»
«Siamo profondamente turbati dalla notizia dell'arresto della dottoressa Dima Mohammed Amin, specialista in ostetricia e ginecologia, prelevata dalla sua casa in Cisgiordania. La dottoressa Dima è l'ultima vittima della campagna di detenzione del personale medico palestinese». Così su X Medici senza frontiere.
Ufficio Netanyahu: "Da Erdogan tentativo patetico intimidire leader Israele"
"Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e politici che gli si oppongono. Ora cerca di allargare la sua aggressione contro Israele alla Siria. Israele non lo tollererà. Il tentativo patetico di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà successo". Lo scrive in un post su X l'ufficio di Benjamin Netanyahu, dopo che la Turchia ha chiesto all'Interpol di emettere una "red notice" per il primo ministro israeliano nell'ambito del procedimento giudiziario aperto a Istanbul sull'intervento contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla.
Idf: "Raid a Baraachit in sud Libano, nella zona di sicurezza"
L'Idf ha effettuato oggi un raid contro una struttura nell'area di Baraachit, all'interno della Zona di Sicurezza nel sud del Libano. Lo comunica il portavoce dell'Idf in una nota, secondo cui ''i soldati hanno identificato diversi sospetti che avevano oltrepassato la Zona di Sicurezza nell'area di Baraachit, si erano introdotti in una struttura e rappresentavano una minaccia per i soldati. A seguito dell'identificazione, l'Idf ha effettuato un attacco contro la struttura''. ''L'Idf rimane impegnato a rispettare l'accordo tra Israele e Libano'', aggiunge la nota.
«Il governo Netanyahu non è intoccabile né impunibile, non consentiremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati»
«Non accettiamo in alcun modo l'idea che il governo Netanyahu, che porta avanti una politica di genocidio a Gaza, sia intoccabile e impunibile. Non consentiremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati, né che iresponsabili siano protetti da uno scudo di impunità. Utilizzeremo con determinazione tutte le possibilità offerte dal diritto nazionale e internazionale». Lo dichiara su X il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek, in merito al mandato di arresto internazionale spiccato nei confronti del premier e di un altro cittadino israeliano nell'ambito delle indagini sulla Flotilla per Gaza. «Sotto la guida del nostro presidente Erdogan, continueremo a essere fermi e saldi al fianco del popolo palestinese, degli oppressi e della coscienza dell'umanità. Assumeremo con determinazione tutti i passi necessari affinché coloro che commettono crimini contro l'umanità siano chiamati a rendere conto davanti alla legge», conclude.
Gb, Canada e Australia a Israele: una vergogna il no all'indagine sulla strage di operatori umanitari del World Kitchen
Regno Unito, Canada e Australia hanno definito «vergognosa» la decisione di Israele di chiudere senza avviare un'indagine penale il caso dell'attacco israeliano che nell'aprile 2024 uccise sette operatori umanitari di World Central Kitchen (Wck) nella Striscia di Gaza. «Da oltre due anni esortiamo Israele a esaminare questo caso con rapidità e rigore e a chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni. L'annuncio delle Idf del 19 agosto 2026 secondo cui non sarà aperta alcuna indagine penale su questo attacco, senza alcuna spiegazione, è vergognoso», hanno dichiarato i tre Paesi in un comunicato congiunto. «Le vittime di questo incidente e le loro famiglie hanno diritto alla giustizia e a che i responsabili rispondano delle loro azioni. Continueremo a chiedere risposte a loro nome», hanno aggiunto Londra, Ottawa e Canberra. I sette dipendenti della Wck, tre britannici, un cittadino con doppia nazionalità americana e canadese, un polacco, un australiano e un palestinese, furono uccisi dopo aver supervisionato lo scarico parziale di una nave proveniente da Cipro con 300 tonnellate di aiuti alimentari.
L'esercito israeliano ha riconosciuto una serie di errori a diversi livelli, ma mercoledì un'indagine preliminare ha concluso che «non esisteva alcun ragionevole sospetto di condotta criminale». World Central Kitchen ha definito la decisione «incompatibile con la realtà» e «profondamente offensiva», chiedendo un'inchiesta affidata a una commissione indipendente e sostenendo che l'esercito israeliano non possa «indagare in modo credibile sulla propria condotta». L'Australia aveva già espresso ieri la propria «indignazione» per la decisione e convocato l'ambasciatore israeliano nel Paese. Così come la Polonia, che ha anche aperto un'indagine propria.
La Turchia emette un mandato d'arresto per Netanyahu
La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu per il caso della Flotilla per Gaza. Lo annuncia il governo di Ankara.
Iran: "Meglio porre fine alla guerra oggi da una posizione di forza"
"È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l'America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo". Lo ha dichiarato, secondo l'agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, alla 31ª Assemblea Generale dell'Associazione Islamica della Società Medica Iraniana.
Morto giovane palestinese in Cisgiordania, colpito dai coloni
Karim Shalaldeh, 17 anni, è morto a causa delle ferite riportate dopo essere stato colpito da spari di coloni nella zona del villaggio di Sa’ir, a nord di Hebron. Lo riferisce il ministero della Salute dell’Autorità Palestinese. Anche un altro palestinese è stato ferito. Hilltop News, un organo di informazione affiliato al movimento dei coloni, aveva riferito in precedenza che alcuni escursionisti ultraortodossi erano arrivati nella zona e sarebbero stati bersagliati con pietre dagli abitanti di Sa’ir. Secondo la testata, le forze di sicurezza israeliane sono giunte sul posto e hanno aperto il fuoco contro una delle persone che stavano lanciando pietre. L’Idf ha dichiarato che l’incidente è attualmente oggetto di accertamenti.
Cisgiordania, due palestinesi feriti da colpi d'arma da fuoco vicino a Hebron
Due palestinesi sono rimasti feriti da spari nella zona di Sa'ir, a nord di Hebron. Uno di loro avrebbe 70 anni. Lo riferisce il Times of Israel, citando media palestinesi. Sull'episodio circolano ricostruzioni divergenti. Secondo Hilltop News, testata legata al movimento dei coloni, alcuni escursionisti ultraortodossi giunti nell'area sarebbero stati presi di mira con il lancio di pietre da parte di residenti di Sa'ir. Sempre secondo la stessa fonte, le forze di sicurezza israeliane arrivate sul posto avrebbero aperto il fuoco contro una delle persone che stavano scagliando le pietre. L'esercito israeliano ha fatto sapere che l'accaduto è oggetto di verifiche.
Iran, il capo delle Forze armate: «Ogni minaccia sarà affrontata con risposta devastante»
«Qualsiasi errore di calcolo e qualsiasi minaccia, convenzionale o nuova, da parte dei nemici sarà affrontata con risposte rivoluzionarie, schiaccianti, deterrenti e devastanti». Lo ha affermato il capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, il generale Ali Abdollahi, in un messaggio inviato al ministro ad interim della Difesa, Majid Ebn al-Reza, in occasione dela Giornata dell'industria della Difesa, che si celebra il 31 agosto.
Nel messaggio, diffuso dal ministero della Difesa iraniano, Abdollahi ha definito la ricorrenza «un'espressione della forza deterrente dell'Iran» di fronte alle sanzioni e alle pressioni internazionali. Secondo il capo di Stato maggiore, l'industria della difesa rappresenta «un pilastro imprescindibile della potenza nazionale» e svolge un ruolo centrale nel rafforzamento della sicurezza e della dignità del Paese.
«Ciò che è stato realizzato negli ultimi anni - ha sottolineato - va oltre la produzione di equipaggiamenti militari: si tratta di una rivoluzione industriale della difesa e della deterrenza», che comprende progettazione, gestione delle tecnologie, economia della difesa, filiere basate sulla conoscenza e modelli di produzione avanzati.
Amnesty International denuncia esecuzioni extragiudiziali di Hamas e delle forze affiliate
Amnesty International ha sollecitato oggi le autorità e le forze affiliate al movimento islamista palestinese Hamas nella Striscia di Gaza «a porre fine alle esecuzioni extragiudiziali di persone sospettate di collaborare con Israele, commesse in assenza di qualsivoglia procedimento giudiziario». Lo riferisce un comunicato diffuso da Amnesty, secondo cui, «solo il mese scorso le Brigate Al Qassam, l'ala militare di Hamas, hanno reso nota l'esecuzione sommaria di un uomo accusato di collaborare con Israele e hanno annunciato l'intenzione di uccidere un altro «informatore», nell'ambito di quella che hanno definito una campagna di sicurezza su vasta scala».
«Amnesty International ha indagato su nove esecuzioni extragiudiziali e uccisioni illegali commesse da forze affiliate ad Hamas nel periodo immediatamente successivo all'annuncio del cessate il fuoco con Israele dell'ottobre 2025. Funzionari di Hamas hanno dichiarato di aver aperto indagini preliminari interne ma ad Amnesty International risulta che nessuna delle persone responsabili di quelle uccisioni sia stato chiamato a risponderne. Nelle ultime settimane il crollo dell'ordine pubblico nella Striscia di Gaza e le condizioni di estrema privazione causate dal genocidio in corso da parte di Israele hanno esasperato le tensioni sociali, scatenando anche scontri tra famiglie», continua la nota.
Ghalibaf: "Serve pianificazione contro guerra economica Usa"
L'Iran «non cerca la guerra», ma «se non siamo preparati alla guerra, nessuno ci risponderà quando useremo la diplomazia». Lo ha detto il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un incontro tenuto a Baghdad con imprenditori iraniani e iracheni, nel corso del quale ha anche descritto le pressioni economiche e le sanzioni americane come «parte di una guerra economica», da affrontare attraverso «una pianificazione».
«La sola potenza militare non è sufficiente senza crescita economica, produzione nazionale e attività finanziaria sostenibile», ha aggiunto Ghalibaf, rimarcando che «sicurezza ed economia devono essere rafforzate nello stesso tempo».
Idf: ucciso a Nuseirat comandante di Hamas coinvolto nei sequestri
L'esercito israeliano ha reso noto di aver colpito mercoledì un obiettivo nell'area di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. Nel raid, secondo quanto riferito dal portavoce dell'Idf, è stato ucciso Sabahi Sami Mahmoud Shahata, indicato come comandante di plotone dell'ala militare di Hamas. Israele sostiene che l'uomo si fosse infiltrato in territorio israeliano durante l'attacco del 7 ottobre, prendendo parte al rapimento di numerosi ostaggi, e che stesse ancora pianificando azioni contro le forze israeliane.
I pirati somali sequestrano un tanker legato all'Iran
La pirateria somala torna a proiettarsi nel Golfo di Aden, approfittando di uno scenario regionale nel quale crisi iraniana, minaccia Houthi e dispersione degli assetti di sicurezza marittima concorrono ad ampliare gli spazi di manovra dei gruppi criminali. L'Ukmto ha segnalato il 20 agosto il dirottamento di una petroliera 136 miglia nautiche a est di Al Mukalla, nello Yemen: dopo una richiesta di soccorso trasmessa sul canale Vhf 16 per l'avvicinamento di un'imbarcazione non autorizzata, sei uomini armati sono saliti a bordo, hanno assunto il controllo dell'unità e l'hanno diretta verso la Somalia.
Pechino: "Sanzioni e pressioni non sono la soluzione"
Le autorità di Pechino hanno dichiarato che le "sanzioni e le pressioni" statunitensi non rappresentano la soluzione, dopo che gli Stati Uniti hanno esortato i propri alleati e la Cina a unirsi in uno sforzo congiunto per mettere in ginocchio economicamente l'Iran. "Le sanzioni e le pressioni non risolveranno il problema", ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. "La Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso i canali politici e diplomatici", ha aggiunto.
Paesi occidentali: "Le imprese non partecipino ai bandi per la Cisgiordania"
"Le imprese non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a questi bandi di gara. Devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, incluso il rischio di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a favore di una pace globale, giusta e duratura, basata sulla soluzione a due Stati. Continueremo ad agire in tale direzione". Lo scrivono in una nota congiunta i leader di Francia, Germania, Italia e Regno Unito a proposito della decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell'ambito del progetto di insediamento E1 in Cisgiordania.
L'Idf bombarda la periferia di Mayfadoun
Questa mattina, le Forze di difesa di Israele (Idf) hanno effettuato bombardamenti di artiglieria intermittenti che hanno preso di mira la periferia della città di Mayfadoun, vicino a Zawtar al Sharqiyah, nella zona di Nabatiyeh, nel sud del Libano.
La portaerei Lincoln torna negli Stati Uniti
La portaerei USS Abraham Lincoln ha terminato la sua missione in Medio Oriente e sta rientrando negli Stati Uniti. Centcom ha annunciato l'arrivo nel Mar Arabico della portaerei USS George Washington destinata a sostituirla. Nelle scorse settimane, i familiari dei militari a bordo della Lincoln hanno espresso preoccupazione per il peggioramento delle condizioni di vita, dovute alle difficoltà logistiche derivanti dalla distruzione, da parte dell'Iran, di una base navale a Manama, in Bahrein, che funge da centro di rifornimento.
Bessent avverte la Cina: "O con noi o contro di noi"
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha avvertito alleati e avversari, inclusa la Cina, che Washington si aspetta la loro piena adesione alla nuova campagna di isolamento economico dell'Iran, lanciata dal presidente Trump con l'obiettivo dichiarato di far cedere il governo di Teheran dopo sei mesi di conflitto. "O siete con noi o siete contro di noi", ha affermato Bessent, definendo l'operazione la più grande campagna coordinata di isolamento economico della storia. Nel corso di una intervista televisiva, Bessent ha sottolineato che gli Stati Uniti stanno chiedendo agli alleati di aderire alla nuova strategia e, interrogato sulla posizione della Cina, ha invitato Pechino a "salire a bordo".
Trump: "Abbiamo spazzato via militarmente l'Iran"
"Abbiamo spazzato via l'Iran. Lo abbiamo spazzato via militarmente" ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. "Hanno qualche drone, qualche missile. La loro capacità di costruire è molto bassa adesso rispetto a cinque mesi fa; sono in cattiva forma, l'inflazione è al 3 per cento, la loro moneta non ha valore, l'esercito non viene pagato - ha continuato il capo della Casa Bianca, parlando sempre di Teheran -. La ragione per cui l'ho fatto - non avevamo scelta e lo rifarei cento volte - è non possono avere l'arma nucleare e non l'avranno".
Vance: "La pressione economica è lo strumento più efficace"
La pressione economica è lo "strumento più efficace" degli Stati Uniti contro l'Iran, ma si tratta di una "danza delicata". Per il vice presidente americano JD Vance, intervenuto in un podcast, "se esercitiamo pressione economica su di loro, loro cercheranno di fare altrettanto con noi", ha detto Vance, sostenendo che "nelle ultime due settimane loro hanno subito molta più pressione di noi". Vance ha riconosciuto che "ovviamente i prezzi del petrolio sono alti, come si può notare alla pompa", ma ha evidenziato la capacità dell'amministrazione di far transitare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz. "Stanno cercando di chiudere lo Stretto, e se riusciamo, non tanto a riportarlo alla situazione precedente, ma a far uscire abbastanza petrolio e gas da dare un po' di sollievo agli americani alla pompa, un po' di sollievo sui prezzi dell'energia", ha aggiunto il vice presidente. Secondo Vance, "gli iraniani vengono puniti per aver sparato contro le navi mercantili" e "questo esercita una forte pressione economica su di loro e cambia le loro valutazioni sul tipo di accordo che vogliono concludere".
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