La tregua è finita e su Kiev sono tornati missili e droni russi. Nella notte tra il 7 e l’8 settembre la Russia ha ripreso gli attacchi sulla capitale ucraina dopo la pausa di tre giorni in occasione della missione degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.

I nuovi attacchi della notte, condotti con missili balistici e droni, hanno ucciso almeno due persone e ne hanno ferite sette, secondo il bilancio provvisorio diffuso dall’amministrazione militare della capitale. Danni e incendi sono stati registrati in almeno cinque distretti. A Solomianskyi sono stati colpiti edifici residenziali e alcune persone sono rimaste intrappolate. A Holosiivskyi è stato danneggiato anche un edificio non residenziale di 26 piani, mentre a Podilskyi sono bruciati un magazzino, garage e veicoli. Durante l’attacco l’allerta aerea era attiva in numerose regioni del Paese. La Polonia ha fatto decollare i propri aerei militari per proteggere lo spazio aereo dal rischio di violazioni.

I raid hanno interessato anche la regione di Kiev: droni russi hanno colpito i distretti di Boryspil e Fastiv, provocando incendi in strutture industriali e in un complesso logistico. In uno degli stabilimenti sono andati distrutti sette camion. Le autorità ucraine hanno riferito che gli incendi sono stati spenti.

Anche l’Ucraina ha colpito il territorio russo. Droni hanno raggiunto Saratov, sul Volga, circa 730 chilometri a sud-est di Mosca. Il governatore Roman Busargin ha riferito di danni a infrastrutture civili e di alcuni feriti. Nella regione si trovano una grande raffineria Rosneft e altre installazioni industriali e militari.

La ripresa dei bombardamenti arriva poche ore dopo una nuova iniziativa diplomatica americana. Witkoff e Kushner hanno incontrato Vladimir Putin a Mosca e poi Volodymyr Zelensky a Kiev, nella loro prima visita ufficiale nella capitale ucraina come negoziatori. Witkoff ha parlato di «progressi sostanziali», compresi passi avanti verso la programmazione di nuovi colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Il Cremlino non esclude la ripresa del formato a tre, ma ha precisato che è ancora troppo presto per indicare data e luogo.

A Kiev, intanto, si apre anche un nuovo fronte politico. Il procuratore generale Ruslan Kravchenko ha presentato le dimissioni, definendole una «decisione politica», dopo che le agenzie anticorruzione Nabu e Sapo hanno annunciato di aver scoperto una presunta organizzazione criminale legata a call center fraudolenti e riconducibile a un funzionario della Procura generale. Kravchenko nega qualsiasi coinvolgimento.

Nelle stesse ore è stata ripristinata l’alimentazione elettrica esterna della centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalle forze russe. La linea era interrotta dal 20 agosto e la centrale dipendeva dai generatori diesel: le riparazioni sono state rese possibili da una tregua locale mediata dall’Aiea.

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