Il presidente Pezeshkian: «Oltre 14 milioni di iraniani sono pronti a dare la propria vita». Le forze americane colpiscono 50 obiettivi sull’isola cruciale per la produzione di petrolio. Intanto gli iraniani formano “catene umane” per difendere le centrali elettriche del paese dagli attacchi. Mistero sulla sorte di Khamenei jr: «È in gravi condizioni»
Le fiamme di Kharg hanno illuminato la notte iraniana. Cinquanta obiettivi - secondo i conti del Wall Street Journal — sull’isola del tesoro nero di Teheran (lo snodo strategico per lo smistamento di petrolio iraniano) sono andati a fuoco dopo essere stati mirati e centrati dall’esercito americano: sono saltati in aria insieme a bunker, stazioni radar e depositi di munizioni.
Per i raid israeliani e americani sono morti bambini - tre - a Teheran, quando è stato ridotto in macerie un palazzo a Pardis, dove i servizi di emergenza hanno continuato ad estrarre per ore decine di corpi.
Nella capitale danneggiata anche una sinagoga. Un raid aereo contro la provincia di Alborz, a nord di Teheran, ha tolto la vita a 18 persone e ne ha ferite molte altre; è stato preceduto da un attacco all'aeroporto di Khorramabad. Sono piovute bombe “bunker buster” da migliaia di chili anche sui palazzi del Corpo dei Pasdaran.
Alla tv gli iraniani hanno ascoltato che «i Guardiani della rivoluzione dichiarano ancora una volta che se l'esercito terroristico americano supererà le linee rosse, la nostra risposta andrà oltre la regione». Metteranno ko le infrastrutture petrolifere e gasifere della regione con operazioni capaci di mandare in shock energetico sia gli Stati Uniti che i loro alleati «per anni». Finora, informano, e stata esercitata solo «grande moderazione in del buon vicinato», in futuro non saranno né parchi né compassionevoli nel cerchiare i loro prossimi obiettivi sulla mappa.
Il Qatar lo sa che la situazione già incontrollabile si sta avviando verso la rovina, verso una spaccatura totale anche interna che sembra emergere in superficie sempre di più: il presidente Masoud Pezeshkian avrebbe accusato i pasdaran di azioni unilaterali che hanno incrinato le prospettive di cessate il fuoco e stanno portando la Repubblica Islamica verso il disastro. Ma sui social informa che «oltre 14 milioni di fieri iraniani hanno dichiarato, fino a questo momento, la loro disponibilità a sacrificare la propria vita in difesa dell'Iran».
La catena umana
Andate ad abbracciare le centrali elettriche. L’appello è stato rivolto a «tutti i giovani, gli atleti, gli artisti, gli studenti e gli universitari, nonché i loro professori». I corpi giovani sono lo scudo de «il patrimonio nazionale e il nostro capitale, a prescindere da qualsiasi gusto o opinione politica, appartengono al futuro dell'Iran e alla gioventù iraniana», ha detto Alireza Rahimi, segretario del Consiglio supremo della gioventù e dell'adolescenza.
Infatti, i «patrioti iraniani» - riferisce l’agenzia di stampa Mehr - lo hanno ascoltato e hanno occupato il ponte Bianco di Ahvaz, nel sud del paese; catene umane, soprattutto di donne che tenevano tra le mani le bandiere iraniane alte verso il cielo, sono state create intorno alla centrale elettrica di Tabriz, nel nord-ovest, e a quella di Kermanshah, ad ovest; raduni anche intorno alla più grande centrale elettrica di Damavand, a circa 50 chilometri a sud di Teheran.
Rilasciati intanto due cittadini francesi dalle celle iraniane “dopo tre anni e mezzo di detenzione”: a scriverlo è il presidente Macron quando si trovavano già in Azerbajan. Non sono cessati i colpi sciiti contro gli Emirati Arabi nemmeno quando l’Iran li subiva e li incassava, è stata colpita anche una nave israeliana nel porto di Khor Fakkan. Per paura di rappresaglie iraniane è stato chiuso il ponte King Fahd Causeway, che collega Arabia Saudita e Bahrein.
Prima che un’intera civiltà scompaia come da mire trumpiane, gli israeliani hanno spedito i loro aerei a distruggere già binari e piste, ferrovie e ponti degli sciiti: dieci tratti chiave che avrebbe usato il Corpo delle Guardie rivoluzionarie Islamiche per spostare armi. Crollano come castelli di carte i ponti di Zanjan nel nord ovest dell'Iran, il ponte ferroviario a Kashan, dove due civili sono rimasti uccisi.
Il destino di Mojtaba
«Non prendete i treni, ne va della vostra vita». Gli avvisi erano stati spediti per tenere lontani i civili prima degli attacchi, che non sono terminati: nei mirini rimangono altre infrastrutture. Polverizzato da Tel Aviv anche un altro complesso petrolchimico a Shiraz, a sud del paese: «Era utilizzato dalle forze armate iraniane per produrre acido nitrico, una sostanza necessaria per la produzione di esplosivi e altri materiali utilizzati nei processi di sviluppo dei missili balistici», informa l’Idf.
In Libano, intanto, a finire in mezzo al fuoco incrociato tra Hezbollah e l’esercito israeliano è stato un convoglio umanitario del Vaticano, organizzato dal nunzio apostolico Paolo Borgia. I camion sono stati raggiunti da spari non meglio identificati, mentre papa Leone con una lettera si rivolgeva ai cristiani libanesi esortandoli a non perdere la speranza.
Bombe anche a Qom dove sarebbe in cura, mentre vegeta in stato di incoscienza, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei: sarebbe «in gravi condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcun processo decisionale del regime», riferiscono i media occidentali.
Nessuno sa ancora quanto costeranno le parole di Trump, ma domani il bilancio delle vittime molto probabilmente diventerà superiore a quello delle 3.600 persone morte fin qui per gli attacchi congiunti dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio scorso; secondo i dati dell’ong Hrana, 248 erano bambini e oltre 1600 civili.
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