Il ministro della Sicurezza nazionale del governo israeliano Itamar Ben-Gvir è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma nel fascicolo aperto dopo le violenze subite dall’equipaggio della Global Sumud Flotilla lo scorso maggio. Tra i reati ipotizzati ci sono quello di tortura e di sequestro di persona.

Agli atti dei pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, ci sono le testimonianze degli attivisti abbordati in acque internazionali lo scorso 29 aprile e poi portati in Israele, i quali sono stati ascoltati dai carabinieri del Ros nei giorni scorsi, e un video girato nel porto di Ashdod dove si vede il ministro dell’ultradestra israeliana deridere l’equipaggio inginocchiato con le fascette ai polsi dietro la schiena. Il video era stato postato dallo stesso ministro sui suoi profili social scatenando una dura reazione da parte di diversi leader internazionali. Nelle immagini depositate, inoltre si vedono anche i soldati israeliani che hanno preso parte alle violenze, quattro di questi sarebbero già stati identificati.

«Israele non è un sacco da boxe per una banda di bugiardi sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti», ha commentato il ministro Ben-Gvir. «Non sono intimidito da questo tipo di indagine e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti», ha aggiunto.

«Siamo soddisfatti dell'iscrizione nel registro degli indagati del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. È sacrosanto che ci sia un'indagine a suo carico per quel video, per quel comportamento nei confronti degli attivisti, ma non dobbiamo dimenticare che Ben-Gvir è un ministro del governo Netanyahu, è espressione di un sistema sionista di quel governo». È il commento della portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia.

Le altre inchieste aperte

Oltre a questo fascicolo dove si ipotizza il sequestro e la tortura, a Piazzale Clodio sono già stati aperti sulle precedenti missioni della Flotilla concluse tutte allo stesso modo, ovvero con le intercettazioni in acque internazionali da parte della Marina israeliana e l’invio degli attivisti in stato di fermo nelle carceri dello stato ebraico.

Uno dei procedimenti era stato aperto lo scorso ottobre durante la missione in cui erano presenti anche diversi parlamentari italiani delle opposizioni. In quell'ambito i magistrati avevano chiesto al ministero di Giustizia di inoltrare una rogatoria a Israele per chiedere informazioni sulle procedure utilizzate e la catena di comando che ha gestito i fermi. Richiesta di atti che a seguito di una comunicazione da parte di via Arenula ai magistrati romani verrà inoltrata direttamente dall’Ufficio giudiziario di piazzale Clodio.

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