Prima le avrebbero legato i polsi con delle fascette e gettato così tanta acqua in faccia che ha pensato di annegare. Poi, strappato i pantaloni, tirato giù la biancheria intima e un soldato l’avrebbe stuprata. A raccontarlo è l’australiana Juliet Lamont, una degli oltre 400 attivisti che hanno partecipato alla missione primaverile della Global Sumud Flotilla, fermata dalle Forze di difesa israeliane in acque internazionali a largo di Cipro gli scorsi 18 e 19 maggio, mentre tentava di raggiungere Gaza per rompere il blocco imposto dallo Stato ebraico nel 2007.

«Ho sentito come se mi avessero messo dentro una mano. Non era un fucile, ho saputo solo dopo che ad altre persone sono state inserite armi dentro il corpo. Io non penso che fosse un pene, stavano succedendo tante cose in quel momento. Ma sono stata stuprata vaginalmente da uno dei soldati uomini», spiega ancora Lamont a proposito di quanto sarebbe successo a bordo della nave prigione israeliana su cui è stata caricata dopo l’abbordaggio. Racconta che era buio, qualcuno le teneva la testa giù, aveva le mani legate dietro la schiena mentre altri la picchiavano, spingevano, schernivano, per questo non era facile capire cosa accadesse.

Lamont non è l’unica della delegazione australiana della Flotilla, 11 attivisti, ad aver denunciato aggressioni sessuali. Anche Neve O’Connor e Violet CoCo avrebbero fatto lo stesso. «Mi tenevano le mani bloccate dietro la schiena mentre mi colpivano ripetutamente con le ginocchia alla colonna vertebrale e alle cosce», ha detto O’Connor. Mentre CoCo, come ha riportato la senatrice australiana Mehreen Faruqi, ha raccontato di essere minacciata con una pistola, spogliata e spinta in un container dove è stata picchiata, presa a calci e aggredita sessualmente prima di essere spostata nell’area aperta tra i container, sulla nave.

«Crede a queste donne?», ha chiesto la senatrice alla ministra degli Affari esteri australiana Penny Wong subito dopo aver terminato con le testimonianze: «La mia posizione di principio è di credere sempre alle donne quando vengono presentate denunce di violenza sessuale», ha risposto la ministra. «Credo alle donne che si fanno avanti con queste affermazioni».

Le denunce di Lamont, O’Connor e CoCo sono solo una parte di quelle raccolte dalla Global Sumud Flotilla che qualche giorno fa ha presentato alla Corte penale internazionale dell’Aia, una comunicazione ufficiale con cui accusa comandanti militari e alti funzionari politici israeliani di aver commesso crimini di guerra, crimini contro l'umanità, torture e condotte pertinenti al crimine di genocidio.

«La documentazione si concentra in particolare sulle gravi e diffuse violazioni dei diritti umani ai danni di civili, tra cui giornalisti, personale medico e difensori dei diritti umani, nell'ambito di una campagna di violenza coordinata, documentata durante le missioni», comunica il team legale internazionale dell’organizzazione, che chiede indagini internazionali indipendenti nei confronti del comportamento di Israele, l’embargo globale sulle armi, risarcimenti per le vittime e una rapida incriminazione per coloro che hanno ordinato, condotto e agevolato queste azioni.

L’Idf ha respinto le accuse secondo cui i partecipanti della flottiglia sarebbero stati maltrattati durante la detenzione: «Gli ordini dell’Idf richiedono un trattamento rispettoso e adeguato dei partecipanti alla flottiglia sulle imbarcazioni intercettate, e vi sono procedure chiare e consolidate al riguardo», ha scritto l’esercito in una nota: «Qualsiasi denuncia concreta in merito sarà esaminata in modo approfondito».

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