Ogni giorno ha la sua pena. Sono tempi molto complicati per Claudio “Chiqui” Tapia, presidente della federcalcio argentina (Afa), e per Pablo Toviggino, tesoriere dell’organizzazione nonché uomo di stretta fiducia del presidente. L’ultimo scossone è arrivato nella giornata di mercoledì quando dalla Inspección General de Justicia (Igj) è giunta una sollecitazione a nominare un gruppo di revisori esterni alla federazione. I conti vanno passati al setaccio e per farlo al meglio serve una sorta di commissariamento contabile.

Questa manovra è stata respinta da Tapia, che si è appellato a un argomento formale: l’Afa ha da poco trasferito la sede legale nella provincia di Buenos Aires. Che oltre ad avere una giurisdizione speciale è governata da Axel Kocillof. Cioè da un esponente politico di osservanza kirchneriana come Tapia: dunque, entrambi frontalmente contrapposti al presidente Javier Milei. Perché in Argentina il calcio è politica più che altrove. E questa vicenda lo rimarca per l’ennesima volta.

L’iniziativa dell’Icj è soltanto l’ultimo episodio di una vicenda cominciata a dicembre, con impennata durante le feste di fine anno. Le testate giornalistiche di destra (in prima linea dai quotidiani La Nación e Clarín) martellano, quelle di altra matrice politica nicchiano. Perché, al di là della politicizzazione, le circostanze rivelate dalle inchieste giornalistiche, e già finite sotto la lente d’ingrandimento della magistratura federale argentina, tratteggiano scenari abbastanza inquietanti.

Intanto, il campionato argentino fa quadrato attorno alla federazione: i club, infatti, hanno indetto uno sciopero per il fine settimana dal 5 all’8 marzo contro le ingerenze governative e in sostegno all’operato di Tapia. Definendo l’operazione una persecuzione giudiziaria. 

La società di Miami

Nelle scorse settimane Domani ha raccontato la propaggine italiana di questa vicenda, relativa alla proprietà argentina del Perugia e al ruolo svolto dal proprietario e presidente del club umbro, Javier Faroni (che controlla il Grifone attraverso la società londinese Sport Next Gen Ltd.).

Tutto ruota intorno all’attività della società TourProdEnter, fondata nel 2021 e basata a Miami. La società, controllata da Faroni e dalla moglie Érica Gillette, che ne è la presidente, è stata fondata ad agosto 2021.

Come documentato da La Nación, già in data 8 dicembre 2021 la TourProdEnter faceva pervenire all’Afa una stringata lettera di candidatura come agente intermediario, per un impegno di durata quinquennale. Offerta accettata immediatamente e formalizzata con un documento datato 9 dicembre 2021, con le firme in calce di Tapia e Toviggino. I termini dell’accordo stabiliscono che TourProdEnter agisce da intermediario dell’Afa in materia di sponsorizzazioni e di attività commerciali all’estero. Il tutto, in cambio di una commissione del 30 per cento su ogni affare intermediato. Le stime presentate dal quotidiano argentino dicono che la società dei coniugi Faroni-Gillette ha intermediato affari per oltre 260 milioni di dollari (217,5 milioni di euro), ricavando commissioni per 78 milioni di dollari (65,2 milioni di euro).

Oltre a incassare queste generose provvigioni, la società con sede a Miami ha effettuato numerosi bonifici a beneficio di entità societarie sul cui profilo indaga la magistratura argentina. L’ipotesi, tutta da dimostrare, è che si tratti di riciclaggio.

Sottoposto a pressione dall’inchiesta, Faroni aveva tentato di spostarsi in Uruguay due giorni prima di Capodanno. Intercettato dagli agenti della polizia di frontiera, si è visto ritirare il passaporto. Lo scorso 16 gennaio, assieme alla consorte, si è presentato davanti al magistrato anticipando la data di convocazione. In quella circostanza i due hanno avuto notificato lo stato di indagati.

Siamo a cavallo

Una rassegna di tutti gli aneddoti emersi dall’inchiesta sarebbe molto lunga. Meglio soffermarsi su episodi singoli. In particolare, quello della ricca tenuta con sede a Pilar, una cittadina a circa cinquanta chilometri dalla capitale.

Si tratta di 105mila metri quadri, con tanto di eliporto, piscina e uno smisurato parco di veicoli: quarantacinque automobili, molte fra le quali di lusso (Porsche, Mercedes, Ferrari), sette moto e due mezzi da kart. Dalle testimonianze successive si è appreso che la tenuta ospitava una scuderia di cavalli di razza pregiata. Gli equini sarebbero stati portati via poche ore prima di una perquisizione condotta dalla polizia giudiziaria argentina, ciò che proietta un’ulteriore ombra sulla vicenda. La cosa certa è che Toviggino è un appassionato di equitazione, persino più di quanto lo sia per il calcio.

Ufficialmente la tenuta risulta di proprietà di una società, la Real Central, di cui sono proprietari la pensionata Ana María Conte e il figlio Luciano Pantano, un piccolo imprenditore che è stato anche presidente dell’associazione di beach soccer dell’Afa. Si sospetta che la tenuta di Pilar sia da ricondurre sotto il controllo di Tapia e Toviggino. Ciò che si sa per certo è il nome del suo precedente proprietario: Carlos Tevez. L’ex Apache, che da calciatore è passato anche nella Juventus, l’ha comprata nel 2017 per rivenderla nel 2023 a una società denominata Maite. Una fra le tante scatole che, sospettano gli inquirenti, sarebbero collegate al tesoriere dell’Afa.

Don’t be SAD

Attraverso il sito ufficiale l’Afa ha controbattuto alle accuse di gestione opaca delle proprie risorse. In particolare, nel comunicato è stato rimarcato che l’affidamento del marketing esterno a TourProdEnter avrebbe permesso un risparmio rispetto alle spese affrontate col precedente prestatore del servizio.

Ma in linea generale Tapia preferisce spostare l’argomento difensivo sul piano del carisma personale e su quello dell’arena politica. Riguardo al primo argomento difensivo, il presidente dell’AFA ha gioco facile ricordando di essere a capo della federazione campione mondiale in carica. Come a dire che il successo a Qatar 2022 sia il salvacondotto rispetto a grane di qualsiasi tipo. Ma l’argomento difensivo che Tapia utilizza con maggiore insistenza è quello politico. E chiama il doppio fronte dello scontro che lo vede contrapposto ai massimi livelli con presidente della Repubblica, Javier Milei.

Il primo di questi fronti riguarda la battaglia per l’ingresso del capitale privato nelle società di calcio argentine. C’è in ballo l’adozione del modello della Sad (Sociedad Anónima Deportiva), che è un prodotto delle officine giuridiche di matrice iberica.

Elaborata all’inizio degli anni Novanta in Portogallo e Spagna, la Sad è una forma di società per azioni tagliata specificamente per il mondo dello sport. Essa decreta la fine del modello associativo (il club come struttura della partecipazione popolare) per lasciar spazio a una diversa architettura societaria, congegnata per consentire l’ingresso del capitale privato. Il modello è stato successivamente esportato in Sud America e ha addirittura trovato una ulteriore evoluzione in Brasile: la Saf (Sociedade Anônima de Futebol), forma societaria tagliata specificamente per il calcio.

Giusto l’Argentina è un baluardo della resistenza al modello Sad, ciò che scatena la furia dell’anarco-capitalista presidente della Repubblica. L’altro motivo della contrapposizione è che Tapia è politicamente vicino alla famiglia politica Kirchner-Fernández, che fino all’elezione di Milei ha rappresentato l’ultima persistenza del peronismo alla guida della repubblica argentina.

Questo piano dello scontro non viene nemmeno celato dalle due parti in causa e ciò da modo a Tapia di recitare il ruolo del perseguitato politico. Un’ottima parte in scena, nel quadro di ciò che non è certo un confronto fra legalità e illegalità, ma piuttosto una guerra per bande.

© Riproduzione riservata