A Parque Chas si sentono tutti fregati. Il più deluso di tutti è Gabriel Rodríguez, coordinatore generale del calcio del settore giovanile del River Plate. In questo angolo a nord ovest di Buenos Aires da tempo hanno due soli obiettivi: coltivare il talento e trasmettere i valori del club. Con Luca Scarlato ci sono riusciti solo a metà.

Negli ultimi giorni il sedicenne trequartista ha deciso di lasciare l’Argentina per trasferirsi in Italia, al Parma. L’ennesimo prospetto che lascia il paese da teenager: ormai non è più una notizia.

Il metodo

Non fa rumore neanche il metodo scelto per svincolarsi dal River, la patria podestà, la norma per cui le decisioni sul futuro calcistico dei ragazzi spettano ai genitori.

Ai Millonarios era già capitato cinque anni fa con Tiago Geralnik, passato da giovanissimo al Villarreal, in Spagna, sempre con lo stesso meccanismo. Non è mai arrivato a debuttare con il “Sottomarino Giallo”, ha giocato soltanto nelle squadre affiliate e quest’anno si è trasferito al Lusail SC, nella seconda divisione del Qatar. Eppure, il caso di Scarlato è diverso, perché ha fatto giurisprudenza.

Dopo il suo addio, la AFA, la federazione argentina, ha deciso di cambiare le norme di convocazioni nelle Nazionali giovanili.

Il ruolo del procuratore

Fino a pochi mesi fa, il River sembrava abbastanza sicuro di poter far firmare al classe 2009 il suo primo contratto da professionista, poi qualcosa è andato storto. La colpa, secondo Rodriguez, è del procuratore, Martín Guastadisegno, uno degli agenti più influenti del calcio argentino.

Alcuni media hanno scritto anche di un bonifico di 200mila euro recapitato ai genitori di Scarlato, ma per ora è solo un’indiscrezione. Il personaggio, però, è alquanto chiacchierato. Odiatissimo in tutti i vivai d’Argentina, aveva usato lo stesso stratagemma, la patria podestà, per favorire il passaggio dal Vélez di due suoi assistiti che in Europa si sono decisamente affermati, come il romanista Matias Soulé e Joaquín Panichelli, attuale vice capocannoniere della Ligue 1 con lo Strasburgo.

Lo schema è sempre il solito, la mossa alla Jerry Maguire. L’agente si presenta a casa del ragazzo indossando un abito firmato e guidando un’auto sportiva con un bagagliaio pieno di regali: scarpe, biglietti per le partite e telefoni. Un atteggiamento un po’ smargiasso, ma che nelle normali famiglie argentine fa la differenza. Lì dove la vige una povertà del “vorrei ma non posso”, dove luce, acqua e qualche empanadas nel piatto non mancano mai, ma lo smartphone è un modello cinese di medio basso livello e la macchina un vecchio diesel dei primi anni Duemila, mostrarsi come lo “zio d’America” aiuta, specie se, come per Guastadisegno, segui gli interessi di numerosi calciatori affermati.

Il sistema argentino

I settori giovanili in Argentina sono organizzati diversamente rispetto all’Italia. Da noi ci sono i primi calci, i pulcini, gli esordienti, gli allievi, la Berretti e la Primavera e a volta capita di rimanere in una categoria per più di una stagione. Lì, invece, dopo le infantiles, le categorie con bambini fino ai 12 anni, si parte con la novena, l’octava, la septima e così via fino alla cuárta, “scalando” una squadra dopo l’altra per arrivare alla Reservas, dove avviene la vera scelta tra chi può far parte della Prima e chi no.

Sembra una sottigliezza, ma una struttura di questo tipo serve a fidelizzare i ragazzi ai valori del club. E proprio dalla novena, dagli under-14, era partito Scarlato che nel 2026 avrebbe dovuto debuttare con la sexta. Proprio per questo Rodriguez si immaginava un futuro con la maglia biancorossa per Luca. Da una settimana sta continuando a ricordare le qualità calcistiche e umane del giovane.

La madre

Parole decisamente differenti, invece, le ha riservate per la mamma, Lorena, che ha accusato il River di poca chiarezza sul progetto tecnico e di aver schierato il figlio da infortunato.

Rodriguez ha risposto a tono. «È totalmente inesatto, una diffamazione - ha affermato il dirigente a DSports Radio - Abbiamo un reparto medico eccellente. Non forziamo nessuno. La madre si è operata al tendine d’Achille e il ragazzo doveva restare a prendersi cura dei due fratellini. Il River lo accompagnava e lo riportava agli allenamenti e ho ritenuto che non dovesse viaggiare per l’ultima partita perché doveva stare con la madre. Se quella signora è onesta, che dica che abbiamo tutelato l’aspetto umano. Non abbiamo mai avuto problemi con Luca».

Una riforma controversa

Una vicenda dagli strascichi spiacevoli che l’AFA vorrebbe di evitare di rivivere in futuro. Da qui il divieto di essere chiamati in Nazionale per tutti coloro che si svincoleranno con la formula della patria podestà. Una norma che se per assurdo fosse applicata retroattivamente, escluderebbe persino Leo Messi che da giovanissimo ha lasciato Rosario per firmare con il Barcellona. Teoricamente ci sarebbe la possibilità che lo chiami la Spagna. È proprio questo aspetto che preoccupa in Argentina: perdere una generazione di talenti per contrastare una pratica ormai frequente. Una battaglia contro i mulini a vento del calciomercato forse non vale un potenziale gruppo di campioni.

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