Sembrerebbe un romantico ritorno agli spalti strabordanti e colorati degli anni ’90, ma la scelta è pensata soprattutto per generare un indotto in un sistema che ogni anno fa meno soldi, intervenendo sull’unico valore che non si fa i conti in tasca: la passione popolare. Nel frattempo le curve continuano a scontrarsi, ma lontano dagli impianti sportivi
Si può festeggiare anche uno 0-0 con poche emozioni, specie se in trasferta, specie se dal vivo non si vedeva una partita da quasi 15 anni. Per i tifosi del Nueva Chicago, squadra di seconda divisione argentina del quartiere di Mataderos, a Buenos Aires, domenica 19 aprile è stato un giorno storico. Per la verità lo è stato per tutto il calcio che da quelle parti chiamano ascenso, ovvero tutto quello che non è prima divisione. Per la prima volta dal 2007, infatti, è stato riaperto un settore ospiti di uno stadio, il Centenario Ciudad de Quilmes, dove i padroni di casa del Quilmes (zona sud della capitale) hanno affrontato proprio il Nueva Chicago.
L’Argentina sta recuperando le sue tradizioni e lo fa attraverso la forma, perché la forma è anche sostanza. Sembrerebbe un romantico ritorno al passato, agli spalti strabordanti e coloratissimi degli anni ’90, ma la scelta della federazione è pensata soprattutto per generare un indotto in un sistema che ogni anno fa meno soldi, intervenendo sull’unico valore che non si fa i conti in tasca: la passione popolare. Tornare ad avere i tifosi in trasferta, infatti, significa aumentare i ricavi dai biglietti, sola fonte di reddito sicura in un paese dove sponsor e diritti tv ci sono un giorno sì e l’altro forse, chi lo sa.
Malgrado il paragone li inorridisca, in quanto a tifo gli argentini non sono poi troppo diversi dagli inglesi. D’altra parte il calcio a quelle latitudini l’hanno portato i sudditi di sua maestà che hanno lasciato il concetto di support your local team che in Argentina, e a Buenos Aires, in particolare si trasforma in «diventa socio della squadra del tuo barrio», del tuo quartiere. Capita così che ci siano club che magari non vedono la Primera División da anni, ma possono contare su 20 o 30mila presenze fisse in casa e 3 o 4mila in trasferta. Un bel numero di appassionati che fanno gola alle società, soprattutto quelle con budget più ristretti.
Scandali su scandali
La Federazione, poi, aveva bisogno di un’operazione simpatia. Il presidente Claudio Tapia e il tesoriere Pablo Toviggino sono infatti indagati per malversazione e ritenzione indebita: l’AFA, secondo la procura, non avrebbe versato al fisco circa 13 milioni di euro di contributi pensionistici. Tapia si è assicurato subito il sostegno dei club più ricchi e importanti che a inizio marzo hanno proclamato uno sciopero per la nona giornata.
La gente, però, non è proprio felicissima dei continui scandali e se si aggiungono la disastrosa gestione del periodo Covid e il continuo cambiamento della forma dei campionati e del sistema dei promedios, le medie punti stagionali che determinano la retrocessione, la misura della pazienza dei fan si sta esaurendo. E allora perché non guardare al passato. Da due anni sono stati cancellati gli infiniti campionati a 30 squadre per reintrodurre i due tornei, Apertura e Clausura, che assegnano due titoli. Una decisione presa anche per organizzare meglio il calendario e tutelare i club che giocano le coppe continentali e i grandi eventi estivi come il Mondiale per club.
Si deve inserire quindi in questo contesto la volontà di Tapia di riaprire le porte degli stadi ai tifosi in trasferta, cosa che dalla morte di Javier Jerez, tifoso del Lanús, colpito dalla polizia allo Estadio Ciudad de La Plata, durante l’intervallo della partita contro l’Estudiantes, nel 2013.
Il nodo dei papelitos
Nel frattempo le terribili barras bravas, le curve argentine, hanno fatto da “brave”. Continuano a scontrarsi ma lontano dagli stadi. Esattamente quello che è successo in Inghilterra dopo i decreti anti hooligans di Margaret Thatcher. Insomma, un contentino che serviva per dire che il problema fosse risolto, anche se in realtà era semplicemente finito sotto il tappeto.
Qualche piccolo esperimento con entrambe le curve piene c’era già stato in Coppa Argentina, ma in quel caso si giocava su campo neutro. Quilmes-Nueva Chicago è stato un test ed è anche andato piuttosto bene. Sciarpe, bandiere e grandi teloni, si è visto di tutto all’ingresso delle due squadre, ma non i tradizionali papelitos, i piccoli pezzi di carta che fino a qualche anno fa si lanciavano prima del fischio di inizio.
Curiosamente, la tradizione nasce proprio a Quilmes, regno della birra, dove le etichette delle bottiglie venivano fatte a pezzi e lanciate in mezzo al campo. Ecco, i papelitos sono tornati a vedersi dopo lungo tempo sempre nel weekend del 18-19 aprile, ma a una trentina di chilometri più a nord, al Monumental. In occasione del Super Clásico contro il Boca, i tifosi del River hanno realizzato uno dei recebimentos più spettacolari della stagione, coprendo completamente il terreno di gioco di papelitos bianchi.
Altro segno della tradizione che ritorna. Questa volta, almeno, sembra solo per romanticismo e non per convenienza.
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