Da quelle parti vincere il campionato è l’obiettivo minimo per passare una stagione serena e conservarsi il posto in squadra, in panchina e in società. Dopo il trionfo del Rijeka dello scorso maggio, hanno deciso di cambiare tutto, cedendo la gestione del club alla più grande leggenda che abbiano mai avuto
Immaginate di andare allo stadio, la vostra squadra è già virtualmente campione nazionale e nello stesso giorno si festeggia anche il compleanno del club. Sono giustificati per una volta tutti i fumogeni e i fuochi d’artificio di questo mondo, puntualmente azionati domenica scorsa allo stadio Maksimir di Zagabria, dove la Dinamo ha celebrato il 26esimo titolo in 81 anni di storia.
Ok, forse non è una grande notizia, visto che è il 19esimo delle ultime 20 stagioni, ma questa è una vittoria particolarmente significativa per due ragioni. La prima è che significa fissare il primo mattoncino di un possibile double croato, da completare il prossimo 13 maggio con la finale di coppa contro il Rijeka e la seconda è che nella capitale hanno risolto un problema, quello di aver “bucato” il titolo del 2024/25.
Da quelle parti vincere il campionato è l’obiettivo minimo per passare una stagione serena e conservarsi il posto in squadra, in panchina e in società. Tant’è che dopo il trionfo del Rijeka dello scorso maggio, a Zagabria hanno deciso di cambiare tutto, cedendo la gestione del club alla più grande leggenda che abbiano mai avuto, Zvonimir Boban. L’ex capitano, poi diventato giocatore e dirigente del Milan e della Uefa è tornato nel suo posto del cuore, da dove di fatto non se ne era mai andato.
effetto zvonimir
Lui che anche quando ha lavorava in Italia o a Nyon rientrava spesso in Croazia in auto ascoltando l’audiolibro della Divina Commedia, lui che a Zagabria ha fondato un giornale, lui che ha accettato questa sfida, da presidente, per riconoscenza. «Per tutta la vita ho proclamato amore per la Dinamo, per questa città, per il mio paese. E quando ti danno l’opportunità di restituire qualcosa, dovrei dire no? Sarebbe un tradimento dei valori in cui ho sempre creduto», ha spiegato in un’intervista al Guardian. Tanto che ha scelto di lavorare gratis.
Boban ha ribaltato il mondo Dinamo. Tra giugno e gennaio ha venduto i tre migliori talenti per far cassa, reinvestendo una parte in giocatori giovani provenienti dalle migliori accademie di calcio europee e croate. Via Baturina al Como, Sucic all’Inter, Kulenovic al Torino e Kanga al Gent, dentro Pérez Vinlof e Vidovic dal Bayern Monaco II, Sergi Dominguez dal Barcellona B, Lisica dall’Istra e Soldo dall’Osijek: tutti under 23 diventati subito titolari.
Risultato, 26 milioni di euro in più sul conto in banca e una squadra con un’età media bassa da affidare a Mario Kovačević che nella passata stagione aveva portato lo Slaven Belupo al quinto posto. Una scelta parecchio criticata, dato il curriculum piuttosto corto di Kovačević che da primo allenatore in carriera, prima di settembre, aveva solo un paio d’anni d’esperienza.
Linea verde
Eppure il presidente ci ha visto qualcosa, soprattutto nel modo in cui lavora con i ragazzi. Nel frattempo, poi, ha assunto come responsabile del settore giovanile l’ex ct delle Filippine Albert Capellas, ex coordinatore de la Masía, il prestigioso vivaio del Barcellona, con il comito di fondare lo stile catalano con l’identità calcistica croata. «Vogliamo una delle migliori scuole calcio d’Europa - ha sempre detto Boban - chi prende un giocatore della Dinamo deve sapere che prende un giocatore educato».
Per quanto la Dinamo sia infatti un punto di arrivo per molti ragazzi, se sei davvero forte vuoi andare nei top club d’Europa e questo lo sa benissimo anche Boban che nel 1991, da capitano dei biancoblu, aveva salutato tutti per trasferirsi al Milan. Il nuovo teenager di talento uscito dal vivaio dei Modri si chiama Luka Stojković, classe 2003 da 7 gol e 12 assist stagionali acquistato dall’altro club di Zagabria, l’Nk Lokomotiva, per appena un milione e mezzo.
Boban invece ne ha spesi 4, di milioni, per prendere dall’Augsburg Dion Beljo, un attaccante da 29 gol in 32 match di Supersport NHL, di cui 24 negli ultimi 16 match. Sarà anche il campionato croato, ma bisogna sempre farli. E poi ci sono l’esterno offensivo portoghese 17enne Cardoso Varela, il centrale 19enne del settore giovanile Zebic e il 23enne laterale difensivo Valinčić: una banda di ragazzi terribili capaci negli ultimi cinque mesi di vincere in patria 19 partite e pareggiarne tre.
Certo, il cammino in Europa League, fermatosi ai playoff contro il Genk, ha lasciato un po’ d’amarezza ma logicamente questa squadra avrebbe avuto come obiettivo gli ottavi. Nel ko interno per 3-1 che ha indirizzato la qualificazione, poi, hanno fatto la differenza gli errori individuali frutto dell’inesperienza di un dentro o fuori in una competizione internazionale.
Ogni tanto Boban prende ancora gli scarpini e va ai campi del vivaio ad allenarsi con gli Under 14 o gli Under 15. L’immagine più bella di un presidente che vuole riportare in alto la Dinamo, ma nell’anima resta un calciatore.
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