Per il secondo anno consecutivo l’Al-Ahli ha vinto l’AFC Champions League Elite, giocando in casa dai quarti di finale fino al match conclusivo. Una doppietta che non accadeva a una squadra saudita dal 2005, ma che dà la cifra di come fondi quasi illimitati e impianti all’avanguardia stiano alterando la competitività nell’area
L’Arabia Saudita ha vinto di nuovo. Per il secondo anno consecutivo, l’AFC Champions League Elite, la massima competizione per squadre di club del calcio asiatico, ha visto trionfare l’Al-Ahli di Gedda, che annovera tra le sue stelle tre ex della Serie A: Franck Kessie, Merih Demiral e Roger Ibañez. Nella finale contro i giapponesi del Machida Zelvia, giocata sabato 25 aprile, i sauditi si sono imposti per 1-0 dopo i tempi supplementari, grazie alla rete di uno dei pochi giocatori autoctoni della squadra, il 25enne Firas Al-Buraikan.
Si è trattato di un risultato per molti versi storico, dato che era dal 2005 che una squadra non si confermava al vertice del calcio asiatico in due anni consecutivi. Già all’epoca era toccato a un club saudita, l’Al-Ittihad, ma in un contesto completamente diverso da quello attuale: gli investimenti del fondo sovrano Pif erano ancora di là da venire e il giocatore più importante della squadra era la punta sierraleonese Mohamed Kallon, ex giocatore dell’Inter.
Lo sviluppo di Gedda
Oggi, l’Al Ahli può contare su una rosa che il Pif ha rinforzato spendendo 380 milioni di euro in soli tre anni. Oltre ai giocatori già citati, ci sono l’ex portiere del Chelsea Edouard Mendy, l’attaccante algerino Riyad Mahrez, che con il Manchester City ha vinto una Uefa Champions League, e altri giocatori di fama europea come Ivan Toney e Galeno. Se i grandi campioni non mancano ai club sauditi, ciò che sembra differenziare l’Al-Ahli rispetto alle rivali nazionali è il suo allenatore, il tedesco Matthias Jaissle.
Formatosi nella scuola della Red Bull, allenando in Austria prima la succursale Liefering e poi il Salisburgo (è stato lui a formare Adeyemi e Šeško), è in Arabia Saudita dall’estate del 2023. Al momento, Jaissle è l’allenatore più longevo su una panchina della Saudi Pro League, un contesto in cui i cambi di allenatore sono piuttosto frequenti.
E dire che, 18 mesi fa, anche lui sembrava sul punto di fare la fine di tanti suoi colleghi: solo una protesta dei tifosi dell’Al-Ahli convinse la dirigenza a continuare a dare fiducia al tecnico. Sono così arrivati due titoli continentali per quella che era ritenuta in origine la squadra meno prestigiosa tra le quattro acquisite dal Pif nel 2023.
Si trattava, all’epoca, di un club da poco promosso nella massima serie saudita, che il fondo sovrano aveva rilevato principalmente per bilanciare l’acquisizione dell’Al-Hilal e dell’Al-Nassr. Il Pif voleva investire nei club principali delle città più importanti del paese e, oltre alle due società della capitale Riad, ne serviva una seconda di Gedda in aggiunta all’Al-Ittihad.
Nel 2019, il fondo sovrano saudita ha iniziato a investire massicciamente nello sviluppo di Gedda, la grande città sul Mar Rosso, a breve distanza dalla Mecca. A partire dalla creazione della Jeddah Central Development Company, un’azienda statale destinata proprio a guidare la rivoluzione urbanistica della città, sono stati stanziati quasi 20 miliardi di dollari nel progetto.
Nel novembre del 2025, è stato annunciato un ulteriore investimento da 3,6 miliardi per sviluppare il centro storico di Gedda e farne una nuova meta turistica di lusso e di prospettiva internazionale. La recente crisi dovuta alla guerra in Iran e al blocco di Hormuz non sembra aver intaccato questi piani, anzi li ha forse resi più urgenti: non solo per la necessità sempre più pressante di diversificare l’economia, ma anche perché, con il Golfo Persico chiuso, il Mar Rosso riveste ora un’importanza cruciale nei commerci sauditi.
Al-Ahli sempre in casa
Poi ci sono gli stadi. L’Al-Faisal e il King Abdullah sono stati rinnovati nel 2023 e sono tra le strutture più moderne del paese: entrambi hanno ospitato delle partite del Mondiale per Club di tre anni fa, e il King Abdullah dovrebbe essere tra le sedi anche del Mondiale per squadre nazionali del 2034.
Soprattutto, questi due impianti hanno ospitato tutte le gare dell’AFC Champions League Elite dai quarti di finale fino al match conclusivo. In poche parole, l’Al-Ahli ha avuto il vantaggio di ospitare in casa propria quasi tutte le partite della fase a eliminazione diretta del torneo, finale compresa. La stessa cosa era già successa nell’edizione dell’anno passato, facendo sorgere delle polemiche riguardo un format che sembra pensato per favorire i già ricchi club dell’Arabia Saudita.
Tra i principali sponsor della confederazione del calcio asiatico AFC ci sono Visit Saudi, la campagna del turismo saudita, e la compagnia Neom, controllata dal Pif. L’Arabia Saudita, inoltre, ha già ottenuto l'assegnazione della prossima Coppa d’Asia, che si svolgerà nei primi mesi del 2027 (entrambi gli stadi di Gedda saranno coinvolti).
Oggi, l’influenza saudita sul calcio asiatico è enorme, e questo finisce anche per danneggiare la credibilità delle sue competizioni. In più, i tifosi locali sono molto appassionati delle proprie squadre, ma dimostrano meno interesse per quelle straniere: se alla finale erano presenti 59.000 persone, al match precedente tra il Machida Zelvia e lo Shabab Al Ahli di Dubai gli spettatori erano stati appena 395.
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