Secondo i critici, il 5-4 del Parco dei principi è stato frutto di un confronto senza difese. La verità è che entrambi gli allenatori hanno scelto di esporsi con una marcatura a uomo. Del resto, come ha ricordato Kompany, o ci si difende in avanti con questa intensità o ci si rintana dietro con un blocco basso. Una via di mezzo? Impossibile, a meno di non replicare Milan-Juventus di domenica scorsa
Meglio Milan-Juventus di domenica o Psg-Bayern Monaco di martedì? La domanda può apparire capziosa, ma non lo è. Leggendo i commenti del giorno dopo molti sono coloro che hanno dichiarato che, sì, il 5-4 del Parco dei Principi è stato divertente, ma in fondo non si è trattato di calcio vero. Quest’ultimo è stato invece meglio rappresentato dallo 0-0 di San Siro, più avaro di emozioni ma più vicino a quello che una sfida di alto livello, in uno sport a basso punteggio, dovrebbe essere.
L’accusa principale mossa alla semifinale di Champions è stata quella di aver dato vita a un confronto senza difese. Una sorta di versione calcistica di Marvin Hagler contro John Mugabi, match di boxe del 1986 considerato fra i più violenti di sempre, con i due pugili che pensavano più a colpire che a tenere alta la guardia.
Questo tipo di accusa verso una partita di pallone insolita nel punteggio non è nuova nel calcio italiano. Da sempre infatti, quando il numero dei gol segnati da entrambe le squadre assume contorni ragguardevoli, si grida al mezzo scandalo, a partite fra “scapoli e ammogliati”. Insomma, al non saper difendere. Ma è vero che Psg e Bayern non si sono difesi?
Scegliere come difendersi
In realtà questo è il messaggio che alcuni vogliono far passare a causa di certi bias cognitivi. La realtà è diversa. Prima di tutto occorre sottolineare come, osservando i dati, i nove gol realizzati siano arrivati da un totale di 22 tiri totali registrati dalle due squadre. Il che significa che, a incidere sul risultato, non è stato tanto il volume di conclusioni prodotte quanto invece l’alta percentuale realizzativa (40.91%). Ciò è dipeso dalla qualità degli interpreti. A ciò si aggiunga che un paio di reti (quella di Olise e la seconda di Kvaratskhelia) potevano essere evitate con interventi migliori da parte dei portieri.
Infine (e questo è l’aspetto più interessante) entrambe le squadre hanno difeso accettando il rischio di esporsi dietro, perché hanno adottato un sistema difensivo che prevedeva una forte pressione uomo contro uomo. Di conseguenza, quando un giocatore riusciva a eludere il suo marcatore con una giocata per poi avanzare o quando si optava per un lancio lungo oltre l’ultima linea avversaria, non essendoci copertura (proprio per poter giocare uno su uno a tutto campo) ecco che si aprivano delle praterie.
Si tratta di un approccio ad alto rischio, certamente, ma di un rischio accettato da entrambi gli allenatori, consapevoli che, come accaduto spesso in partita, a ogni palla riconquistata in alto sarebbe seguito un pericoloso contropiede corto. È una scelta legittima, condivisibile o meno, che non nasconde l’incapacità di difendere bensì la decisione di farlo in quel modo.
Non a caso, a fine partita Vincent Kompany, a chi gli chiedeva come poter migliorare difensivamente in vista della gara di ritorno, rispondeva che il Bayern dovrà continuare a giocare così, anzi farlo ancora di più e non prima di aver sottolineato che, a questo livello, o ci si difende in avanti con questa intensità o lo si fa con un blocco basso aspettando il contropiede lungo e che una via di mezzo è impossibile.
Difendere in modo attivo si può
Di contro, in Milan–Juventus, i bianconeri hanno scelto una strada diversa: non pressare con la tradizionale foga e attaccare con meno uomini del solito proprio per avere maggiore copertura dietro ed evitare così di essere presi d’infilata.
Il problema in Italia è che non soltanto la difesa è spesso intesa, da taluni, come costruzione di blocco basso e passivo (magari 5-3-2), per poi provare a risalire 70 metri di campo in contropiede, ma anche che chi non pratica questo tipo di calcio viene considerato tatticamente uno sprovveduto. In Italia la tattica è considerata solo nella sua componente difensiva (passiva) quando invece, oltre a poter difendere in modo attivo, la fase di non possesso rappresenta soltanto il 50% del gioco, che prevede infatti anche una fase d’attacco.
La riprova di quanto affermato la troviamo rileggendo le pagine dei giornali ogniqualvolta si è presentata la possibilità che arrivasse un tecnico straniero in Serie A. Ricordate con che sberleffi venne accolta, qualche anno fa, la notizia di un interessamento del Milan per il tedesco Ralf Rangnick? Gli stranieri vengono accettati se si “italianizzano”, cioè se diventano portatori di idee prettamente difensive (come nel caso dello spagnolo Carlos Cuesta a Parma).
Insomma, Psg-Bayern ci ha detto tanto del modo di interpretare il calcio ad alti livelli, ma ci ha anche detto molto sul nostro modo (un po’ provinciale e autoreferenziale) di analizzarlo. Infine una considerazione: dal punto di vista del risultato sfide come quella fra Psg e Bayern rappresentano l’eccezione. Una eccezionalità che, sicuramente, ne favorirà il ricordo, come fu per Italia-Germania Ovest 4-3.
A influire sull’alto punteggio c’è poi l’abolizione del valore doppio del gol in trasferta. Questo ha in qualche modo invitato le due squadre a giocare a viso aperto. Probabilmente, col vecchio regolamento, la gara sarebbe andata nella direzione preferita dagli ammiratori di un calcio più sparagnino.
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