Dopo 45 anni, il mondiale torna nella capitale spagnola, che versa circa 48 milioni di euro all’anno per ospitare la gara su un tracciato costruito tra case, padiglioni fieristici e strade pubbliche. Alberi abbattuti, rumori altissimi, lavori notturni e quartieri isolati: il prezzo dell’evento lo pagano soprattutto i residenti
Nel maggio 2025, il quartiere madrileno di Valdebebas sembrava fosse stato catapultato su Arrakis, il pianeta desertico della saga di fantascienza Dune, tale era l’intensità delle tempeste di sabbia che flagellavano la zona a nord-est della capitale spagnola, nota per la sua pianificazione urbanistica sostenibile. Sul web circolano ancora immagini apocalittiche, ma di fiction non c’è nulla. I fenomeni erano i risultati dei primi lavori di sterro per la costruzione del Madring, il nuovissimo circuito cittadino che rappresenta la novità di questa stagione nel calendario di Formula 1. Il Circus torna a Madrid dopo 45 anni, da quando nel 1981 si corse a Jarama, 18 km a nord della città, nel comune di San Sebastián de los Reyes.
Ora invece ci si trova completamente all’interno di Madrid, in un circuito raggiungibile dall’80 per cento degli spettatori con i mezzi pubblici, distante appena 10 minuti dall’aeroporto e affiancato da 12 padiglioni multifunzionali. Caratteristiche che, sommate alla cospicua quantità di denaro versata nelle casse di Liberty Media (circa 48 milioni di euro, quasi il doppio di quanto pagato da Barcellona o da Monza) quale tariffa annuale per ospitare la gara, hanno permesso a Madrid di scalare la lista di attesa e trovare posto in tempi brevi.
Tutto il resto è stato derubricato a effetto collaterale: dalle problematiche ambientali all’inquinamento acustico, dalla vita stravolta ai residenti dei quartieri interessati fino alle tempeste di sabbia, sostituite da immense colate di fango quando è arrivata la pioggia.
Le proteste
Il Madring è un circuito cittadino ibrido: parte della gara si svolge nel cuore del complesso fieristico di Ifema (dal cui presidente del comitato esecutivo, Josè Vicente de los Mozos, è nata l’idea di riportare la capitale spagnola in F1) e parte su strade pubbliche, con tratti dove la distanza tra case e pista è di poche decine di metri. I lavori sono iniziati nella primavera 2025, ignorando una relazione della Comunità di Madrid che affermava l’incompatibilità della F1 con la città in assenza di un trasferimento dei residenti dei quartieri interessati. I quali si sono organizzati in un comitato denominato Stop Formula 1 Madrid, la cui voce si è fatta strada in mezzo alla canonica propaganda pro FIA/Liberty Media, che anche in Italia conosciamo bene, trovando una sponda nel quotidiano El Pais, i cui reportage hanno tenuto alta l’attenzione sui cittadini abbandonati a loro stessi, imprigionati nei loro quartieri da transenne e divieti di circolazione e soggetti a inquinamento acustico fuori dalla norma.
Muniti di fonometro, i membri del comitato hanno misurato i livelli di rumore durante i test di F3, rilevando un picco di 107,7 decibel. L’Oms raccomanda limiti di esposizione medi, nei quartieri residenziali, compresi tra 40 e 53 decibel. Nello studio di impatto ambientale commissionato da Stop Formula 1 Madrid si legge che, oltre i 95 decibel, il livello di rumore è paragonabile a quello di avere una motosega in funzione nel soggiorno. L’assessore all’Urbanistica di Madrid, Borja Carabante, ha replicato che il circuito di Madring sarà dotato di barriere acustiche e barriere naturali, ma secondo Constantino Blanco, presidente del comitato, «le rilevazioni ufficiali verranno effettuate solo durante la gara e, come dice il nostro avvocato, non può esserci reato se non c’è ancora il corpo. Il Comune dice che le F3 sono più rumorose delle F1? Vero, ma il giorno della gara ci saranno in pista 22 monoposto di F1, precedute da una corsa delle F2 e delle F3. Ci sarà un picco di rumore senza precedenti».
Verde sacrificato
Le testimonianze dei residenti valgono più di mille descrizioni. «Valdebebas è un quartiere senza un centro sanitario, un centro sportivo o una scuola superiore, però abbiamo un circuito», dice Inma Gallego. «Un tempo dal mio terrazzo sentivo gracidare la rane», aggiunge David Castejón, «provenivano da una zona verde e umida poco distante, sostituita adesso da una vasta distesa di asfalto».
Per realizzare il circuito sono stati tagliati 729 alberi. E a causa dei ritardi nei lavori, sono stati previsti turni massacranti. «Lavoravano h24», prosegue Castejón, «ed è stato terribile. Abbiamo anche chiamato la polizia, ma hanno detto che il Comune aveva dato il permesso, quindi potevano farlo». Rumore, qualità dell’aria, vibrazioni, bolle di calore: tutto in secondo piano nel nome dell’evento, anzi, «dell’esperienza», come annunciato pomposamente da Ifema. Il Madring prevede una curva sopraelevata, la Monumental, con uscita nella quale il pilota vede davanti a sé solo il cielo. «È come andare da Madrid al paradiso», disse dopo averla provata Carlos Sainz sr. Per decine di migliaia di madrileni, però, quello è l’inferno.
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