I Mondiali di sollevamento pesi a Ningbo, in Cina, aprono la rincorsa ai Giochi di Los Angeles 2028. Da oggi, martedì 27 ottobre, e per ben 13 giorni, la pedana assegnerà i primi punti utili per scalare la classifica e conquistare i pass olimpici.

Tra le atlete più attese della delegazione italiana c’è Genna Toko Kegne: 24 anni da compiere nei prossimi giorni, è nata in Camerun, cresciuta a Livorno e oggi si allena al Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti di Roma. In carriera ha già vinto due titoli europei nella categoria -76 kg, ma è reduce da mesi di novità e di allenamenti intensi per puntare al suo primo podio iridato.

In questi Mondiali vedremo il suo esordio nella categoria -69 kg. Nuovo peso, nuove avversarie. Perché questo cambiamento proprio adesso?

Prima gareggiavo nella -76, che l’anno scorso è diventata -77, ma per rientrare in quel peso dovevo mangiare più di quanto avessi voglia e necessità. La -69, invece, mi calza a pennello e quest'anno abbiamo deciso che era arrivato il momento di cambiare. Non avendo mai fatto cali di peso, non sapevo come avrebbe reagito il mio corpo: è stato un tentativo, ma ho risposto bene. Arrivo a Ningbo con l'ambizione di migliorare il nono posto dell’anno scorso. Non guardo le avversarie, voglio sollevare più di quanto fatto prima a prescindere da chi avrò contro, perché la vera sfida è quella con me stessa.

Come si fa a evitare che questo controllo del peso così maniacale si trasformi in un rapporto tossico con il cibo?

Sono seguita da professionisti e ho semplicemente imparato a mangiare meglio, senza diete drastiche. A guidarmi c’è l’obiettivo della qualificazione olimpica: quando hai in mente un traguardo così grande, il piano alimentare non è un sacrificio o un'imposizione, ma un elemento indispensabile da curare per arrivare dove vuoi.

In gara esegue un gesto tecnico che racchiude il lavoro di anni. Come affronta la pressione prima di salire in pedana?

Se la preparazione è stata fatta bene, io la vivo in modo molto sereno. In fondo si tratta di ripetere quello che faccio ogni giorno: cambia soltanto che, invece di stare nella mia palestra, sono davanti a tre giudici che devono valutarmi. Prima mi facevo prendere dall’ansia e non ero neanche convinta delle mie potenzialità, oggi ho più esperienza e lascio da parte la paura.

Cosa le piace di più del suo sport?

Il fatto che raggiungi il tuo limite e poi scopri che puoi spostarlo ancora più in là. È uno sport in cui ti metti alla prova e, quando riesci a sollevare quel chilo in più, il passo successivo è sempre provare a spingerti oltre.

Quanti pregiudizi ci sono ancora verso le donne che praticano sport di forza?

Ce ne sono molti e penso che sia difficile sradicarli. La gente è abituata allo stereotipo della donna con una silhouette esile e slanciata, però è solo una limitazione mentale. Per me una donna è bella anche con qualche chilo in più o con i muscoli e mi basta questo, non do peso al giudizio degli altri.

Ha mai fatto fatica ad accettare i cambiamenti del suo corpo?

Sinceramente no perché ho praticato sport fin da piccola e ho sempre avuto un fisico allenato. Con la pesistica ho notato subito che mi stavo definendo, ma il mio corpo mi piaceva di più perché era più armonioso e tonico. Ho visto il cambiamento come un miglioramento: sapevo che avere più muscoli mi avrebbe reso un’atleta più forte e prestante, quindi era funzionale al mio scopo.

È nata a Yaoundé, in Camerun, ma a 5 anni si è trasferita a Livorno con la sua famiglia e solo a 20 ha ottenuto la cittadinanza italiana. Non averla prima le ha causato problemi per la sua attività agonistica?

Da bambina non mi sono mai soffermata sulla nazionalità: ho pochi ricordi del Camerun, la mia vita è sempre stata qui e mi sono sempre sentita italiana anche senza il pezzo di carta. Il momento in cui ne ho capito l’importanza è stato quando ho fatto il record italiano juniores e non mi è stato riconosciuto perché formalmente non ero italiana. È stata dura, ma per fortuna pochi mesi dopo ho ricevuto la cittadinanza per meriti sportivi ed è stata una gioia.

Da allora la sua carriera è cresciuta in modo esponenziale e per due anni di fila - nel 2024 e nel 2025 - ha conquistato l’oro agli Europei. Cosa è cambiato dopo questi successi?

Sono una persona coi piedi per terra, ma diventare campionessa europea mi ha fatto pensare che allora ero forte davvero e che potevo stare tra le migliori. È stata un’iniezione di fiducia fondamentale. Gran parte del merito è degli allenatori e del team che mi segue: tutti i traguardi li abbiamo raggiunti insieme.

Quello che ancora le manca sono i Giochi olimpici. A Parigi 2024 la sua categoria di peso non faceva parte del programma, ma a Los Angeles 2028 ci saranno i -69 kg femminili.

Parigi per me era troppo presto, questa è la prima volta in cui proverò la qualificazione olimpica. C’è un sistema nuovo per ottenere i pass: verrà fatta la media dei risultati ottenuti e dei chili sollevati durante le gare a partire da questi Mondiali. Quindi non basterà un exploit isolato, ma bisognerà puntare sulla costanza. Non voglio sbilanciarmi, però sono fiduciosa: il lavoro di questi mesi promette bene.

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