A Pieve di Soligo si è divertito solo il francese, che ha vinto in volata la sua terza tappa. Ma non lontano, nelle terre del Palladio, si divertono tutti grazie al parco cicloturistico più grande d’Italia, Berici Climbs: 150 salite tra i colli vicentini per un totale di 600 km. Un progetto che potrebbe essere replicato in tante province
Non (solo) la gara, ma l’Italia che le scorre accanto. “Il Giro in Italia” racconta ogni giorno i luoghi, le storie e le curiosità dietro ogni tappa della 109esima Corsa rosa. Tra geografia e memoria, il Giro diventa il pretesto per raccontare i territori che attraversa. Qui tutte le altre puntate.
Paul Magnier davanti a Edo Zambanini davanti a Jonny Milan: finisce in volata la più classica delle tappe da fuga. I velocisti reggono alla grande sul Muro di Ca’ del Poggio, che è una meraviglia ma non è mai decisivo. E la volata finisce ancora una volta allo stesso modo, con Magnier che raggiunge Narvaez a quota tre vittorie in questa corsa rosa. Curioso che finora al Giro abbiano vinto soltanto 8 squadre.
Il corridore francese della Soudal ipoteca dunque la maglia ciclamino. Peccato per Milan, bravissimo sul Muro, meno allo sprint. E alla fine a Pieve di Soligo, terra di ciclismo come poche altre, si è divertito soltanto Magnier.
Sui Colli Berici un parco con 150 salite
E dire che non lontano da qui, nelle terre del Palladio, si divertono tutti. Perché c’è il parco cicloturistico più grande d’Italia, Berici Climbs. Percorsi tracciati su antiche barriere coralline che oggi sono splendide colline: 150 salite (100 per le bici da strada, 50 per le Gravel) per un totale di 600 km e 30mila metri di dislivello. In tutto ci sono 5mila km di itinerari possibili.
I Colli Berici sono quello che resta di un antico mare tropicale: le sue rocce ricche di fossili sono la testimonianza di barriere coralline che risalgono a 100 milioni di anni fa. L’intera area comprende 27 comuni a sud di Vicenza, con un perimetro di quasi 80 chilometri, colline di 3-400 metri di altitudine con il vertice di Monte Lungo, a 421 metri sul livello del mare.
Per ogni salita il sito di Berici Climbs riporta una scheda specifica con foto, numero, grado di complessità (sono classificate secondo i colori, dal verde dei percorsi per tutti al nero che segnala difficoltà estrema, come sulle piste da sci), versante, planimetria, analisi altimetrica, video clip e tutte le informazioni necessarie per carpirne ogni segreto.
Tre anni di studio
L’ideatore di questo paradiso per amatori e appassionati è Matteo Mastrovita, 50 anni, vicentino, manager nel settore fotovoltaico, una laurea in scienze geologiche. Sposato, ha due figli: il quindicenne Riccardo preferisce il tennis, il piccolo Francesco (5 anni) sta cominciando con la bici.
Mastrovita ha all’attivo 20 maratone, ha fatto triathlon, ma dopo un infortunio nel 2020 ha scelto la bici. Appassionato di cartografia, per tre anni è uscito in bici dalle 5 alle 9 di mattina per provare tutte e 100 le «sue» salite e completare le schede nei dettagli correggendo anche la più piccola imprecisione.
Il progetto prevede sfide, campionati e brevetti per accendere il gusto dei più competitivi. C’è anche un’anima più selvaggia, da esplorare con le bici Gravel, tra boschi, strade sterrate e luoghi di mistero e fiaba. Ci sono un campionato (anzi due: femminile e maschile) con lo scudetto in palio, e una gara a squadre.
Particolarmente affascinante è la challenge a tempo: tre giorni durante i quali i ciclisti possono affrontare 28 salite per un totale di 363 km e 8.040 metri di dislivello, tra paesaggi naturali unici, borghi storici e l’arte rinascimentale di Andrea Palladio.
L’arte di fermarsi a guardare
Uno dei pilastri del Parco Berici Climbs è proprio l’arte: la magnificenza dell’architettura e della storia qui circonda ogni cosa. Dalle ville del Palladio alle tantissime chiese, e poi capitelli, cappelle, croci, statue, fino alle case rurali. Tutto invita a una sosta, a prendersi il tempo per godere di tanta bellezza. E Berici Climbs dà alla lentezza e alla sicurezza l’importanza che meritano.
È un parco cicloturistico permanente e accessibile, che valorizza un territorio ricchissimo. Ma il paradosso è che questa unicità potrebbe essere replicata in tante province, in tutte le regioni. Basterebbe volerlo, e metterci la passione. C’è un Matteo dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarlo.
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