Nella città americana che più di ogni altra vive guardando verso il cielo, anche un pallone diventa l’occasione per mostrare come la ricerca nata per esplorare lo spazio possa finire sui campi da calcio della competizione più famosa al mondo
HOUSTON – Cosa c’entra lo spazio con il calcio? Apparentemente niente. Eppure nella città americana che più di ogni altra vive guardando verso il cielo, dove ha sede il centro della Nasa da cui sono partite le missioni spaziali che hanno segnato la storia del Novecento, il Mondiale racconta anche questo. A Houston, il pallone della Coppa del Mondo 2026 è stato studiato nei laboratori della Nasa, nelle gallerie del vento e perfino sulla Stazione spaziale internazionale.
È un legame che sorprende anche visitando lo Space Center appena fuori la metropoli del Texas. Tra navicelle, razzi, capsule dell’Apollo e il gigantesco Saturn V, in questi giorni il calcio è ovunque. All’ingresso compare un pallone luminoso, alcune installazioni permettono ai visitatori di cimentarsi con percorsi che mescolano esercizi da astronauta e abilità con il pallone, mentre una mostra temporanea racconta cosa abbiano in comune un atleta e un esploratore spaziale: preparazione, resilienza, capacità di lavorare in squadra.
L’iniziativa, battezzata Galaxy’s game, non è soltanto un modo per intercettare i milioni di tifosi arrivati negli Stati Uniti. È il tentativo di raccontare come la scienza possa entrare anche nello sport più popolare del pianeta.
Gallerie del vento
Il caso più evidente è proprio quello del pallone ufficiale del Mondiale, la cui evoluzione è stata molto più complessa di quanto possa sembrare. Ogni modifica nella forma dei pannelli, nella profondità delle cuciture o nella superficie esterna cambia infatti il modo in cui l’aria scorre attorno al pallone durante il volo. Il problema esplose nel 2010, durante il Mondiale in Sudafrica. Il celebre pallone Jabulani fu criticato da numerosi portieri e giocatori perché, soprattutto nei tiri dalla distanza, sembrava cambiare improvvisamente traiettoria. Colpi apparentemente innocui diventavano imprevedibili, mentre le punizioni oscillavano in aria in modo difficile da controllare.
Negli anni successivi i ricercatori della Nasa hanno iniziato a studiare proprio questi fenomeni. Nei laboratori Nasa Ames Research Center il pallone è stato analizzato nelle gallerie del vento per osservare come l’aria si comporti a diverse velocità di gioco. Gli ingegneri hanno misurato il cosiddetto effetto knuckleball, simile a quello conosciuto nel baseball: quando il pallone viene colpito con pochissima rotazione, il flusso d’aria diventa instabile e la traiettoria può cambiare direzione all’improvviso, rendendo quasi impossibile l’intervento del portiere.
Parallelamente, alcuni esperimenti sono arrivati perfino nello spazio. Nel 2019 ricercatori che collaboravano con il laboratorio nazionale della International space station hanno sfruttato la microgravità per studiare come la distribuzione del peso all’interno del pallone influenzi stabilità e rotazione. Eliminando l’effetto della gravità terrestre è stato possibile isolare fenomeni impossibili da osservare con la stessa precisione sulla Terra.
Un pallone inedito
Le ricerche sono diventate ancora più importanti con l’introduzione della Connected ball technology. Il pallone utilizzato in questo Mondiale contiene infatti un piccolo sensore sospeso esattamente al centro della sfera, capace di inviare dati in tempo reale agli arbitri per fornire informazioni utili nelle valutazioni sui fuorigioco e altri episodi. Anche pochi grammi aggiunti all’interno del pallone possono modificarne il comportamento aerodinamico, motivo per cui ogni componente deve essere calibrato con estrema precisione.
Il risultato è il pallone di questo Mondiale, costruito con appena quattro pannelli, il numero più basso mai utilizzato nella storia della competizione. Le cuciture sono più profonde, la superficie più ruvida e la geometria è stata progettata per garantire traiettorie più stabili, ma allo stesso tempo consentire ai giocatori di imprimere effetti prevedibili.
Fuori dal centro spaziale, anche il Fifa Fan Festival di Houston racconta lo stesso intreccio. Al centro dell’area dedicata ai tifosi campeggia una gigantesca sfera immersiva ispirata al pallone ufficiale. Al suo interno, proiezioni a 360 gradi raccontano le missioni Artemis e il futuro dell’esplorazione lunare.
È anche così che gli Stati Uniti si raccontano al mondo. Non soltanto attraverso il calcio, ma trasformando ogni città ospitante in una vetrina della propria identità. A Houston, dove da decenni si progettano missioni spaziali, anche un pallone diventa l’occasione per mostrare come la ricerca nata per esplorare lo spazio possa finire, qualche anno dopo, sui campi da calcio della competizione più famosa al mondo.
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