In Irlanda del Nord hanno fiutato il nervosismo, l’angoscia, la paura. Son pronti alla morte, sì. Qui, invece, l’Italia chiamò. Ma con le gambe che tremano e l’idea di non farcela. Steven Beacom, una delle firme del Belfast Telegraph, ha invocato persino lo «spirito del 1958», quando l’Irlanda del Nord vinse la battaglia che la portò ai Mondiali di Svezia. E indovinate chi rimase fuori quella volta? Risposta esatta: gli azzurri. Fu la prima nella storia dell’Italia del calcio. Un dramma.

Macumbe, fantasmi, demoni e vecchie storie impolverate: vale tutto pur di qualificarsi a questa Coppa del Mondo 2026. E dopo le assenze in Russia e in Qatar, per l’Italia sarebbe il terzo fallimento consecutivo. Ben più terreno è stato invece Michael O'Neill, l’allenatore dei nordirlandesi: «Dobbiamo crederci, se non ci crediamo noi non ci crederà nessun altro, così dobbiamo affrontare la partita. Ho sempre detto ai giocatori di non sprecare l'opportunità».

QUANTO ERA BELLA LA SERIE A

La verità è che in Irlanda del Nord ci credono. Nel suo editoriale Keith Bailie ha scritto che «il calcio italiano è in declino da anni» e l'Irlanda del Nord «può sbalordire gli azzurri e accelerare la fine di un impero calcistico». C’è stato un tempo in cui anche loro guardavano all’Italia del calcio come a un mondo fatato. Se eri un appassionato di calcio cresciuto negli anni ’90, ha scritto ancora Keith, «il sabato mattina significava una sola cosa: Football Italia». Il programma di Channel Four era famoso per i suoi sketch stravaganti. David Platt si travestì da Arnold Schwarzenegger, Attilio Lombardo ballò la Lambada e Paul Gascoigne si avvicinò pericolosamente a una tigre affamata.

Erano gli anni del tutto è possibile. In Italia, poi, lo era davvero: la Serie A faceva sembrare la nascente Premier League, ancora in fase di ripresa dopo la squalifica seguita all'Heysel, «un campionato amatoriale». Giocatori come Boban, Savicevic, Zidane, Ronaldo, Totti e Rui Costa erano di gran lunga superiori a qualsiasi cosa si potesse vedere in una trasmissione tv: «Fu un’esperienza emozionante e portò un'intera generazione di bambini britannici a gridare i nomi Batistuta, Del Piero e Baggio».

Cosa è rimasto di quel mondo? Per capirlo bisogna ribaltare la prospettiva, il punto di vista, e chiedersi altro: cosa vedono nella Serie A, oggi, le nuove generazioni all’estero? Il campionato italiano non è più appetibile. L’ultima italiana in Champions League, l’Atalanta, ne ha presi 10 (in due partite) dal Bayern Monaco. Nessuna ha raggiunto i quarti di finale. Il ranking è un apostrofo rosa tra le pagine del desiderio: vale poco. E anche se la tattica ancora piace, i top player volano altrove. Lo fanno gli stessi giocatori italiani: Calafiori docet.

La Bbc, più cauta, si è chiesta: «Fede, gioventù e difesa: l’Irlanda del Nord creerà problemi all'Italia?». Non è una squadra al completo. O’Neill non può contare sulla stella del Liverpool Conor Bradley (il ct lo sapeva già da mesi). E nemmeno su Daniel Ballard, difensore centrale del Sunderland, fuori per infortunio. Al suo posto è stato convocato il difensore dell'Under 21 Tom Atcheson che, dopo aver brillato sotto la guida di O'Neill con il Blackburn nel pareggio casalingo per 0-0 contro il Middlesbrough, adesso avrà la sua chance. Improbabile che il giovane Atcheson parta titolare contro l'Italia, dato che Ruairi McConville del Norwich dovrebbe affiancare gli esperti Paddy McNair e Trai Hume in una difesa a tre.

Il tema calci piazzati

McConville si è dimostrato eccezionale per il Norwich ultimamente e, da quando l'ex allenatore dei Rangers Philippe Clement ha preso le redini della squadra, è diventato un pilastro fondamentale. Ciaron Brown ed Eoin Toal sono altre opzioni, ma al momento McConville sembra il candidato più probabile.

Non deluderà l'Irlanda del Nord e, come Ballard, può rappresentare una minaccia per la porta italiana sui calci piazzati. Ah, sì: i calci piazzati. Un altro spauracchio per il ct Gennaro Gattuso: «Rispettiamo gli avversari, corrono tantissimo, hanno un grande cuore e sono pericolosi sui calci piazzati». Con Justin Devenny del Crystal Palace schierato come esterno sinistro, sarà interessante vedere se O'Neill opterà per Terry Devlin del Portsmouth o Brodie Spencer dell'Oxford per sostituire Bradley sulla fascia destra. Jamie Donley, invece, è il favorito per il ruolo di attaccante. Faranno catenaccio. Il nostro passato, come eravamo. E chissà perché ci fa un po’ paura.

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