Dopo la delusione per la mancata qualificazione alla Champions, il proprietario azzera panchina e dirigenza: saltano allenatore, il ds, il dt e l’ad. Resta Ibrahimovic. «Un fallimento inequivocabile. È tempo di cambiamento e di una profonda riorganizzazione dell'area sportiva del Club», recita il comunicato ufficiale di RedBird
«Il risultato sposta l’opinione, ma ci vuole molta calma. Dovremo essere molto lucidi per non sbagliare il giudizio», aveva detto Massimiliano Allegri alla vigilia di quella che si è rivelata una grande debacle, la sconfitta di San Siro contro un Cagliari già salvo e senza stimoli apparenti all’ultima giornata di campionato. Una partita che è costata moltissimo al Milan, che ha dovuto così rinunciare alla qualificazione alla prossima Champions League, unico vero obiettivo di una stagione durante la quale i tifosi, per mesi, si sono illusi di poter aspirare anche a contendere lo scudetto a Inter e Napoli. E che, dopo meno di 24 ore, costa tantissimo anche ad Allegri, e non solo.
Con uno scarno comunicato, infatti, la proprietà che fa capo a RedBird di Gerry Cardinale ha messo alla porta «con effetto immediato» l’allenatore, il direttore sportivo Igli Tare, il direttore tecnico Geoffrey Moncada e l’amministratore delegato Giorgio Furlani. «È ora tempo di cambiamento e di una profonda riorganizzazione dell'area sportiva del club. A ciascuno di loro va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e la dedizione dimostrata durante la permanenza nel club», si legge nella nota ufficiale.
«Dopo la delusione della scorsa stagione, il mandato definito dalla proprietà per il club era chiaro: tornare in Champions League e costruire le basi per vincere e rimanere con continuità ai vertici della Serie A. Per gran parte della stagione siamo rimasti nelle prime due posizioni del campionato, con la concreta possibilità di competere per lo scudetto. Il finale di stagione, però, è stato ben al di sotto del livello mostrato fino a quel momento e la deludente sconfitta di ieri sera ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile», si legge ancora. RedBird fa sapere infine che «ulteriori annunci relativi alle nuove nomine verranno comunicati non appena definiti, con l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione».
Il ruolo della società
La proprietà americana dei rossoneri, finita negli ultimi mesi nell’occhio del ciclone da parte della tifoseria organizzata per gli scarsi risultati sul campo, ma anche per una serie di operazioni di calciomercato che, a fronte di circa 160 milioni di euro spesi nell’ultimo anno, non hanno portato effetti sperati, ha deciso dunque di prendere la situazione in mano. Cardinale, a quanto si apprende, dopo il fallimento di una stagione che doveva riportare stabilmente il club nell’élite europea vuole ora impegnarsi in prima persona per il Milan, delegando meno.
L’incerta situazione societaria, unita a una struttura gerarchica mai chiara fino in fondo, sembra sia l’origine della crisi del Milan. Una crisi che, dopo lo scudetto targato Stefano Pioli nella stagione 2021/2022, ha portato all’allontanamento di una leggenda come Paolo Maldini, lo smantellamento quasi totale di quella squadra campione d’Italia e l’affido del settore tecnico ad altre figure.
«Chi deve fare da traino a tutto è sempre la società. Una società forte di sicuro riesce a far lavorare tutti e a far arrivare i risultati», aveva detto Allegri in quella che si sarebbe rivelata la sua ultima conferenza stampa pre-partita da allenatore del Milan, prima del match contro il Cagliari. Oggi che Cardinale ha fatto una scelta netta, al contrario di quanto gli è stato imputato per lungo tempo dai tifosi, decidendo di non licenziare il proprio senior advisor Zlatan Ibrahimovic, uomo tanto ingombrante quanto amorfo nell’organigramma societario e protagonista secondo indiscrezioni di screzi con l’allenatore dopo che aveva provato a sentire singolarmente alcuni calciatori per dar loro consigli tattici, quelle frasi risultano più attuali che mai.
Il nodo economico
Il punto centrale delle vicissitudini rossonere delle ultime ore, oltre che tecnico, è economico. Perdere la qualificazione alla Champions significa rinunciare a una forbice di introiti che, tra premi Uefa, market pool, botteghino e sponsor, vale realisticamente fra i 70 e i 90 milioni di euro a stagione per un club del livello del Milan. L’accesso all’Europa League porta invece ricavi molto più bassi: difficilmente oltre i 20-25 milioni anche in caso di percorso lungo. Lo scarto netto è dunque nell’ordine dei 50-60 milioni, una voragine che pesa sui conti e soprattutto sulla capacità di investimento sul mercato.
Per questo la crisi rossonera va letta dentro la strategia di Cardinale e di RedBird Capital Partners. Negli ultimi mesi il proprietario americano ha dato l’impressione di considerare il Milan sempre più come una piattaforma globale dell’intrattenimento sportivo: il nuovo stadio condiviso con l’Inter resta il dossier decisivo per aumentare i ricavi strutturali, mentre il progetto Nba Europe - a cui Cardinale guarda da tempo - racconta l’ambizione di costruire un brand multisport e transnazionale.
Il rischio, però, è che il campo diventi secondario rispetto alla dimensione finanziaria e infrastrutturale. Una critica che i tifosi hanno già mosso al Milan in questa stagione, visto che nonostante gli investimenti sul mercato la società ha sempre puntato ad avere i conti in ordine (e ha potuto farlo grazie al triennio precedente, dallo scudetto in poi, visto che l’ottavo posto dello scorso anno aveva escluso i sette volte campioni d’Europa da qualsiasi coppa).
Senza Champions, il modello entra ancora di più in tensione: meno ricavi, meno appeal internazionale, più difficoltà nel trattenere o attrarre giocatori di alto livello. Per questo motivo, ci si può aspettare che la rivoluzione non sarà solo societaria, ma anche a livello di giocatori.
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