Gli americani non partecipavano ai Giochi, per scelta, dall’edizione del 2014. Dopo il braccio di ferro tra NHL e Cio, la tregua: a Milano-Cortina saranno 148 i super professionisti impegnati nelle varie nazionali. E sarà ancora una volta duello tra americani e canadesi
Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.
Tremate, le stelle NHL sono tornate. I campioni di hockey della lega americana più famosa e ricca del mondo sono sbarcati a Malpensa, pronti a riaccendere il ghiaccio olimpico. Sono 148 i giocatori sparpagliati tra le varie nazionali in gara, 124 dei quali prenderanno parte ai Giochi per la prima volta: un vero battesimo del ghiaccio. Ma c’è anche chi alle Olimpiadi ci torna dodici anni dopo l’ultima apparizione.
Uno è Sidney Crosby, 38 anni, canadese di Cole Harbour. Suo padre Troy è un ex ufficiale dell’aviazione, laureato in scienze e con un master allo Space institute del Tennessee. In casa Crosby l’hockey è sempre stato una religione. Sidney, l’uomo che tutti chiamano Capitan Canada, ha vinto l’oro ai Giochi di Vancouver e a quelli di Sochi, oltre ad aver trascinato il suo paese al successo nella Coppa del Mondo del 2016.
È anche l’eroe del Golden Goal: il punto segnato all’overtime della finale olimpica del 2010 che regalò al Canada il 3-2 sugli Stati Uniti. Crosby non è uno che si accontenta e per Milano Cortina ha un solo progetto in testa: «Oro o fallimento. Vincere è l’unica cosa che conta, non giochiamo per partecipare».
La pensa allo stesso modo Auston Matthews, americano, stella dei Toronto Maple Leafs, 28 anni, capitano del Team Usa. Oggi guadagna 15 milioni di dollari a stagione, ma la sua strada è stata lunga, difficile, complicata. Ema, sua madre, faceva due lavori per finanziare il sogno del figlio: la mattina il turno da Starbucks, il pomeriggio a servire ai tavoli di un ristorante, prima di diventare infermiera a tempo pieno. Auston ha imparato presto cos’è il sacrificio e quando parla di hockey non fa sconti: «Ci sentiamo all’altezza. Andiamo in Italia per competere per l’oro».
La lunga lotta
La NHL ha partecipato a tutti i Giochi invernali dal 1998, portando alle Olimpiadi 706 giocatori, con una media di 141 a edizione. Senza di loro, lo spettacolo ha inevitabilmente perso qualcosa. Nel 2016 il Cio annunciò che non avrebbe più coperto i costi relativi alla partecipazione dei giocatori: assicurazione, viaggio e alloggio.
La NHL dichiarò guerra ai cinque cerchi. Venne persino lanciato un sondaggio tra Canada e Stati Uniti per capire se i tifosi fossero favorevoli alla pausa di febbraio della Lega per consentire la partecipazione olimpica. Negli Stati Uniti il 73% si disse contrario, in Canada la percentuale arrivò al 53%. «Credo che il sentimento prevalente delle squadre sia che tutto questo sia molto destabilizzante per la stagione, con un atteggiamento a metà tra stanchezza e negatività», disse il commissario Gary Bettman.
La Federazione internazionale di hockey su ghiaccio tentò di colmare il divario offrendo 20 milioni di dollari per coprire i costi, ma non ci fu nulla da fare. In Corea del Sud la squadra statunitense si presentò con un roster composto da universitari e professionisti internazionali, uscendo nei quarti di finale dopo i rigori contro la Repubblica Ceca. Per riportare le superstar NHL ai Giochi sono serviti anni di discussioni, riunioni e litigi.
L’accordo è stato trovato a luglio di un anno fa, a Zurigo, davanti al Cio: un giorno storico. «Le nostre stelle sono emozionate di essere lì e di partecipare alle Olimpiadi», ha detto Bill Daly, vice commissario NHL, ritrovando improvvisamente uno spirito olimpico.
Lo spettacolo al centro
Con i giocatori della NHL il livello tecnico e narrativo dei Giochi si alza, lo spettacolo torna centrale. Ma l’equilibrio resta fragile: dietro la magia del ghiaccio continuano a pesare contratti, interessi e una lega che tiene i suoi campioni legati a doppio filo al calendario e al business. Poi ci sono le storie, per fortuna.
Tra le più belle c’è quella di Pierre-Edouard Bellemare, capitano della Francia e volto di una qualificazione attesa per oltre vent’anni. Ex attaccante NHL, a quasi 41 anni è il giocatore più anziano del torneo e debutta alle Olimpiadi dopo cinque tentativi falliti. La Francia torna ai Giochi per la prima volta dal 2002 affidandosi a uno dei suoi simboli: 700 partite NHL, 138 punti in carriera e una lunga storia in maglia bleu tra Mondiali e qualificazioni olimpiche.
E poi lo spirito adolescenziale: Macklin Celebrini, 19 anni, entrerà nella storia come il primo adolescente a giocare per il Canada in un’Olimpiade. E il difensore della nazionale lettone Alberts Smits ha 18 anni ed è l'unico giocatore idoneo al draft olimpico del 2026.
L’Italia è l’unica nazione del torneo senza giocatori in NHL. Gli azzurri portano ai Giochi 25 debuttanti olimpici e quattro giocatori selezionati al Draft NHL. Uno di loro è Damian Clara, 21 anni, che ha debuttato in AHL, la lega di sviluppo più quotata, nei San Diego Gulls, il club affiliato agli Anaheim Ducks. È di Brunico, pensava di smettere e invece è arrivato alle Olimpiadi. Legge tanto, ama Dostoevskij. E ha un sogno. Avete indovinato? Sì: «Giocare in NHL».
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