Poco meno di due mesi fa, una prestazione monstre (con tanto di record italiano della maratona di marcia) che, a 41 anni suonati, aveva addirittura rilanciato le sue speranze di una convocazione azzurra per gli Europei di Birmingham di agosto, poi non arrivata. Oggi, lunedì 22 giugno, una doccia fredda, l’ennesima di una carriera dalla traiettoria molto difficile da interpretare: per la terza volta nella sua storia di atleta, Alex Schwazer è risultato positivo a un controllo antidoping.

A ufficializzarlo è stata la Nada, l’Agenzia nazionale antidoping della Germania, che ha reso noto di aver avviato un procedimento contro il marciatore bolzanino, sospeso in via cautelare, risultato positivo all’Epo nei controlli effettuati proprio dopo la gara di Francoforte dello scorso 26 aprile, valida per i campionati nazionali tedeschi open di marcia su strada e conclusa con il tempo di 3 ore, 1 minuto e 55 secondi, che ha migliorato il primato azzurro – che apperteneva ad Andrea Agrusti – di ben due minuti. Secondo quanto dichiara l’agenzia, sono state rilevate tracce di eritropoietina (come nel 2012 prima del Giochi di Londra) «sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue» di Schwazer.

La Nada ha anche dichiarato di aver trasmesso la documentazione alla magistratura ordinaria perché in Germania, come in Italia, il doping è reato, oltre che una violazione delle norme sportive. Prende inoltre corpo l’ipotesi della radiazione: l’altoatesino rischia di essere allontanato per sempre dello sport.

Le parole di Schwazer

Intorno alle 16, Schwazer ha tenuto una conferenza stampa. «Sarò breve: venerdì mattina ho ricevuto una notifica che incredibilmente parla di positività all'Epo, si parla del controllo antidoping sangue e urine che ho fatto in Germania. Sono innocente, non ho assunto sostanze vietate. Non so come sia finita l'Epo nella mia provetta, ma non lo voglio neanche sapere. Questa volta non mi difenderò. Non ho la forza e l'energia per farlo. Se penso a tutte le battaglie fatte con udienze, perizie, memorie, ricorsi, controricorsi... solo al pensiero di doverlo riaffrontare non ce la faccio più. Ho 41 anni, una bellissima famiglia, una vita e un lavoro che non ha niente a che fare con lo sport. Non voglio rovinare tutto questo sprecando energie per una battaglia che potrebbe sfinirmi totalmente a livello psicologico», ha dichiarato.

L’atleta ha aggiungo che chiederà le controanalisi, ma «a patto che sia controllata anche una riserva di urina che Sandro Donati (il suo storico coach, nonché una colonna dell’antidoping italiano e mondiale, ndr) si è portato a casa. Altrimenti rinuncio, perché non ho nessuna fiducia nel sistema. Ho la coscienza a posto, sono un innocente che si ritiene molto fortunato nella vita». «Sono sempre stato grato del vostro supporto - ha continuato Schwazer -. Non dovete stare male, probabilmente nello sport non ci posso più stare, ne prendo atto. Ma sono contento della mia vita. Credo che un innocente si può ritenere molto fortunato nella vita. Non siate tristi. Grazie alla vicinanza di tutti questi anni».

Lo «stupore» di Donati

Al termine dell’intervento di Schwazer, la sua storica manager Giulia Mancini ha letto un intervento di Sandro Donati: «Posso solo esprimere sorpresa, incredulità e amarezza per la nuova positività di Alex. Ho allenato Schwazer fino al 2016, quando ha chiuso la sua attività. Sono sempre rimasto in buoni rapporti con Alex, anche quando ha ripreso con un altro allenatore. Ero presente alla gara di Francoforte e sono riuscito a ottenere una terza provetta di urina, spero si voglia procedere all'esame di questa urina».

«Quando mi comunicò la sua intenzione di tornare alle corse, lo pregai di non farlo. Temevo che qualcosa di brutto sarebbe potuto succedere», conclude Donati. A cui indirettamente, poco dopo, risponde lo stesso Schwazer: «Quando uno finisce una squalifica a un’età da amatore, con tutti i sacrifici del caso per delle gare piccole e non internazionali, credo che tornare alle corse sia un diritto per una persona. Non potevo dire “no, non lo faccio più” per paura di quello che sarebbe potuto capitare. Malgrado tutto stavo vivendo lo sport come una mia passione, per il gusto di allenarsi e gareggiare».

Gli avvocati: «allibiti» e «perplessi»

«Alex era stato avvisato da tutti, anche da noi. Se rientri, rischi un incidente da qualche parte. Siamo andati in Germania sereni, sapendo che ci sarebbe stato un controllo antidoping», ha aggiunto il suo avvocato, Gerhard Brandstätter. «Ma che non ci fosse fiducia da parte nostra lo dimostra il fatto che è stata chiesto a Francoforte una terza provetta di urina ed è stata richiesta una terza provetta anche per il sangue che però è stata rifiutata. È tutto nero su bianco. Bisogna dar atto al professor Donati di essersi fatto consegnare almeno una terza provetta di urina. Ammettono che non ci danno quella del sangue, ma c'è l'urina».

«Ha ragione Alex: l'atleta non è tutelato. In ogni procedimento c'è possibilità di colloquio: qui prendono provette, le portano via al laboratorio di Colonia... Non ci fidiamo. Siamo sicuri che Alex è innocente, siamo sereni anche se capiamo che non ha voglia di combattere», ha continuato Brandstätter. «Fino al 2016 ci sono state tante violazioni nei suoi riguardi. Oggi siamo di fronte a una prova alla quale non crediamo. Spero ci sia la trasparenza e l'onestà di fare la terza controanalisi. Se non ci sarà lascio a voi il giudizio».

Il marciatore italiano, campione olimpico nella 50 km a Pechino 2008, è già stato squalificato due volte per doping: nel 2012 risultò positivo all'Epo in seguito a un controllo a sorpresa effettuato pochi giorni prima dei Giochi di Londra (in quell’occasione, fu reo confesso) e nel 2016, quando venne rilevata la presenza nelle urine di metaboliti di testosterone dopo un controllo effettuato il 1° gennaio (ma la positività venne denunciata sei mesi dopo, il 21 giugno, qualche settimana prima delle Olimpiadi di Rio 2016). In quell'occasione Schwazer ha fatto ricorso al Tas di Losanna denunciando una presunta manipolazione esterna dei campioni prelevati. E ancora oggi, in relazione alla sua seconda positività, si professa innocente e vittima di un complotto. 

Oggi il marciatore altoatesino non è più allenato da Sandro Donati, bensì dal ciclista tornato professionista Domenico Pozzovivo.

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