Lo skimo è una questione di famiglia. I tre azzurri che formano la Nazionale per il debutto ai Giochi della specialità abitano tutti ad Albosaggia, in Valtellina: un paese di 3mila abitanti a 500 metri di altezza, nel Parco delle Orobie, alle porte di Sondrio. Un residente su mille gareggerà ai Giochi: bella media. Loro sono Giulia Murada, Michele Boscacci e Alba De Silvestro.

Il team italiano

Giulia, 27 anni, è figlia di Ivan Murada, che è stato tra i primi campioni di questo sport con l’inseparabile Graziano Boscacci, il papà di Michele. Insieme hanno vinto tutto. Quanto ad Alba, lei e Michele grazie allo skimo si sono incontrati, innamorati e dal 2021 sono moglie e marito. Bellunese cresciuta sulle Dolomiti lei, 30 anni, 5 podi in Coppa del Mondo nel 2025. Valtellinese lui che a 36 anni vanta due Coppe del Mondo, 8 medaglie mondiali (quattro d’oro) e 4 europee. In più ha vinto 4 volte il Mezzalama, l’ultima nel 2025 insieme con Robert Antonioli, altro fuoriclasse dello skimo azzurro.

De Silvestro e Boscacci gareggeranno giovedì 19 febbraio nello sprint, e sabato nella staffetta mista. Ad Albosaggia hanno una fattoria con le api e le mucche che sarà il loro futuro dopo lo sport agonistico. Una medaglia insieme vorrebbe dire toccare il cielo con un dito, e non è impensabile: nel 2025 hanno ottenuto due podi in Coppa del Mondo nella staffetta.

Nello sprint invece è Murada ad avere più chance, ma i favoriti d’obbligo sono spagnoli, francesi e svizzeri. Murada è stata dieci volte sul podio in gare sprint in Coppa del Mondo, tre soltanto quest'anno. Tutta Albosaggia si sposterà a Bormio, a un’ora di strada. E 12 tecnici della Polisportiva Albosaggia sono tra i volontari chiamati per preparare la pista Stelvio, agli ordini proprio di Ivan Murada e Graziano Boscacci.

Tra tecnica e avventura 

Ma cos’è questo Skimo? Skimo è l’abbreviazione di Ski mountaineering, per noi semplicemente sci alpinismo: combina l'arrampicata in salita, spesso su forti pendenze, e lo sci in discesa. È l’unica disciplina nuova di questa Olimpiade. Uno sport che richiede tecnica, resistenza e spirito di avventura. La storia di questa disciplina comincia nel 1933 con l’istituzione del Trofeo Mezzalama, sul Monte Rosa, la maratona dei ghiacciai più famosa del mondo.

Gli atleti utilizzano per la salita sci leggeri e pelli da arrampicata (tradizionalmente erano pelli di foca, oggi sono strisce di peli realizzate con fibre tessili sintetiche o miste con il mohair), scarponi da sci adatti sia all'arrampicata sia alla discesa, e poi bastoncini, casco e zaino. Gli attacchi sono progettati specificamente per consentire di passare dallo sci in salita allo sci in discesa, con un sistema di rotazione sulla punta degli sci. Ci si arrampica in salita tenendo gli sci attaccati alla schiena e utilizzando le pelli da arrampicata, per poi passare alla discesa dopo una breve fase di transizione in cui si tolgono le pelli con un piccolo salto e si ripongono in una tasca a marsupio: nella gara sprint è un’operazione molto veloce, che richiede 3-4 secondi, un pit-stop da Formula 1.

Gli sci sono normalmente più corti di quelli da sci alpino per una maggiore manovrabilità, soprattutto sui terreni tecnici. Ci vuole anche un equipaggiamento di sicurezza: una coperta di sopravvivenza, una sonda da neve e un rivelatore di valanghe. «Normalmente le gare sono sicure, ma i rischi non si possono azzerare», ha spiegato lo svizzero Thomas Bussard, oggi 23 anni, che ha vinto l’oro nello skimo ai Giochi olimpici giovanili 2020 di Losanna, dove in pratica si testava la disciplina che debutta a Milano-Cortina.

Anzi, a Bormio. A ospitare lo skimo sarà ovviamente l’Alta Valtellina, dove questo sport è nato: un vero paradiso per questa disciplina, con percorsi dedicati, strutture, un’app, addirittura uno skipass riservato. Il programma olimpico prevede gare individuali di sprint, maschili e femminili (una salita e una discesa per un totale di circa 3,5 minuti ogni prova), che si svolgeranno giovedì, e sabato dopo la staffetta mista, con squadre composte da un uomo e una donna che si alternano nelle frazioni: la donna inizia con due salite e due discese, poi il suo collega fa lo stesso.

Ogni atleta completa il circuito due volte, per un totale di quattro transizioni: 25 minuti, più o meno. Il format olimpico strizza l’occhio alle esigenze televisive, ma tradisce un po’ lo spirito dello skimo, che si basa su lunghe distanze e immani fatiche.

© Riproduzione riservata