Storia dello snowboarder del Michigan, oro a Pechino, che vuole continuare fino all’Olimpiade di Salt Lake. Nel 2034 avrà 52 anni. «Così potrò ispirare più persone: non avranno più scuse, dovranno inseguire i loro sogni». Un highlander in una disciplina in cui l'età di punta si è abbassata drasticamente
Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus su risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.
Tutta l’esistenza di Nick Baumgartner somiglia a una sfida ostinata: alla geografia, alle aspettative, all’invecchiamento, all’idea che lo sport d’élite sia riservato ai giovani. Nick è perfettamente consapevole che alla fine il tempo vincerà, «è l’unico avversario imbattuto, anche se per adesso non mi ha ancora sconfitto», ma proverà a contrastarlo più a lungo possibile, «vorrei chiudere con le Olimpiadi in casa, sarebbe fantastico potermi ritirare in patria».
Il problema è che Nick ha 44 anni, e a Salt Lake City 2034 ne avrà 52. Non fa niente per lui. «Più a lungo lo farò, più persone potrò ispirare. Vorrei motivarle a uscire e ottenere ciò che desiderano dalla vita. Se io continuerò a farlo fino a 52 anni, non avranno scuse: dovranno inseguire i loro sogni».
Nick ha chiuso al settimo posto la sua gara di Livigno, diventando l'uomo più anziano ad aver mai gareggiato nello snowboard cross maschile alle Olimpiadi invernali. Il canadese che ha vinto l’argento, Eliot Grondin, andava alle elementari quando Baumgartner ha debuttato ai Giochi, a Vancouver 2010.
Dal cemento all’oro
Lo snowboard cross è sempre più influenzato dalle scienze motorie e dalla specializzazione precoce: non era pensato per carriere come la sua. Baumgartner viene da Iron River, nella penisola superiore del Michigan. «Ho visitato 40 paesi in tutto il mondo con lo snowboard. E il Lago Superiore è ancora la cosa più bella che abbia mai visto». Due volte a settimana guida per un’ora e mezza per raggiungere una palestra specializzata a Marquette, gli capita di dormire nel furgone per sfruttare al meglio il recupero e le sessioni di allenamento.
Quando c’era la pandemia, preoccupato di non riuscire a prepararsi per i Giochi di Pechino, Nick uscì con una pala e uno spazzaneve e trascorse 30 ore a costruire una pista nel suo giardino. In Cina, in coppia con Lindsey Jacobellis conquistò la medaglia d'oro nella gara inaugurale a squadre, diventando il più anziano medagliato olimpico di snowboard della storia, a 40 anni. Prima, era stato campione del Michigan di ostacoli e lotta e giocatore di football All-State. Dopo l’oro ha pubblicato un’autobiografia, Gold From Iron, sul suo percorso dall'Iron Range del Michigan al gradino più alto dei Giochi.
D'estate lavorava per un'azienda di cemento nel Wisconsin, costruendo patii, marciapiedi e vialetti. Poche settimane prima dei Giochi del 2022 faceva ancora i turni insieme a suo fratello, lavorando di notte nei cantieri, manovrando pesanti tubi di cemento per poi volare ad allenarsi per lo snowboard. Un lavoro fisicamente massacrante, a cui Nick riconosce il merito di aver contribuito a costruire la resistenza che ha caratterizzato la sua carriera.
I Giochi migliori? I prossimi
Vincere ha spazzato via la pressione che aveva caratterizzato gran parte della sua storia: anni di quasi-vittorie, anni di lotta per mantenersi, anni di tentativi di dimostrare il suo valore in uno sport che si faceva più giovane e tecnico da una stagione all’altra. Ripensandoci a quattro anni di distanza, Nick ammette che quell’oro gli ha dato leggerezza. «Ora non ho bisogno di vincere, e questo mi permette di venire qui, godermi il momento, divertirmi e sorridere. E questo mi rende pericoloso, anche a 44 anni», diceva alla vigilia della sua gara.
La sua storia ha ostinatamente ignorato le convenzioni. A vent'anni, si allenava come un giocatore della Nfl: sollevamenti tradizionali ad alto volume. A 44, tutto è progettato con precisione per l'esplosività e la prevenzione degli infortuni.
E in fondo l’esperienza ha il suo peso in una disciplina che è un caos mascherato da gara: gomitate, lamine, linee di scia, cadute e decisioni da prendere in una frazione di secondo. L'età di punta dello snowboard si è abbassata drasticamente: i migliori atleti hanno ormai spesso tra i 20 e i 30 anni. Il figlio di Nick, Landon, è del 2004.
Quando Baumgartner tornò nel Michigan, dopo l’oro di Pechino, migliaia di persone si schierarono lungo le strade, a temperature gelide, per una parata di 112 chilometri. Lui li fece tutti in bicicletta con Landon al suo fianco. Piangeva e rideva: un momento del genere vale anni e anni di rischi e sacrifici.
Nick non vuole che tutto questo finisca: crede ancora che i suoi Giochi migliori potrebbero essere i prossimi. E quello che ha detto dopo la sconfitta di Livigno lo conferma. «Non mi sono mai divertito tanto a perdere». Se non è spirito olimpico questo.
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