«No, non sono qui per parlare di acqua», risponde una delegata all’ingresso dell’Euromediterranean Water Forum alle portavoci di “Mamme No Pfas” che tentavano di sensibilizzare sull’inquinamento della falda acquifera in Veneto. Il convegno multilaterale ha riunito dal 29 settembre al 2 ottobre 52 nazioni delegate per dialogare sulla gestione della crisi idrica nel Mediterraneo, definita da Pichetto Fratin «il dilemma del nostro secolo». Nelle stesse ore il Foro italiano dei movimenti per l’acqua ha organizzato una contro conferenza per l’acqua come bene comune.

La strategia dei governi

Il Forum, organizzato da One Water Italy e sostenuto dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, attraverso il Ciheam Bari, ha l’obiettivo di proseguire i lavori di governance della risorsa idrica iniziati con la riunione ministeriale Unione per il Mediterraneo sull'Acqua. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’iniziativa «un nuovo tassello del grande mosaico della diplomazia dell’acqua». La prima conferenza internazionale di questo genere è stata nel 1977, la seconda e l’ultima a New York nel 2023. A Roma gli ambasciatori dei paesi che affacciano sul Mediterraneo dall’Italia, alla Tunisia, hanno iniziato le discussioni che continueranno dall’8 Dicembre ad Abu Dhabi per la Conferenza Mondiale sull'Acqua.

La crisi idrica nel Mediterraneo tra surriscaldamento delle acque, siccità diffusa e conseguenti problemi come grandi incendi e perdita dei raccolti, è innegabile. Lo stesso Gilberto Picchetto Fratin si è riferito a tutto ciò come il «trilemma idrico»: poca acqua, troppa acqua, acqua troppo inquinata.

Al netto delle grandi aspirazioni, le sale squadrate del centro congressi Nuvola, nel quartiere Eur di Roma, sono quasi vuote. Al centro delle strategie proposte per superare la crisi che attanaglia il bacino mediterraneo c’è la finanziarizzazione dell’acqua.

Tajani, che ha definito Roma la capitale dell'acqua, ha lanciato la Rome Initiative on Water con cui stanzia 3 milioni di fondi per iniziative nella sponda Sud del Mediterraneo che possano interessare partner internazionali ad investire in quei progetti.

È stata avanzata la proposta di istituire un fondo multi-donatore dedicato alle infrastrutture idriche prioritarie per colmare il deficit annuale di circa 30 miliardi di dollari necessari alla transizione idrica. Sul tavolo anche l'inserimento dei cosiddetti «water credits» (crediti idrici decentralizzati basati su tokenizzazione) come forma di finanziamento.

«Siamo stati coraggiosi: abbiamo rivelato un lato della questione idrica, non solo le criticità, ma anche le opportunità che arrivano dalla digitalizzazione, dalla finanza blu e dal peso della blue economy», ha detto Maria Spena, presidente di One Water Italy, durante i saluti conclusivi. «L’acqua è un investimento. Investire nell’acqua può proteggere la crescita economica, rafforzare le comunità e gli ecosistemi e generare milioni di posti di lavoro, come dimostra la vitalità della Blue Economy», ha aggiunto.

Il ministro dell’Ambiente ha ricordato i 15 miliardi di euro del Pnrr dedicati alla risorsa idrica. A tal proposito il Ministro per la Pubblica Amministrazione Zangrillo ha detto ai microfoni di aver istituito con il Pnrr il programma Pa Water Awareness, «dedicato alla formazione e alla sensibilizzazione dei dipendenti pubblici sull'uso responsabile dell'acqua negli edifici pubblici».

La lotta semantica del Controforum

Anche al centro del Forum dei movimenti per l'acqua c'è la crisi idrica. È in corso dal 2 e 3 ottobre alla Città dell’Altraeconomia, a pochi chilometri dall’Euromediterranean Water Forum e riunisce portavoce di diversi movimenti territoriali in difesa dell’acqua come bene comune, «sui programmi ufficiali dicono di includere la società civile, ma in quelle stanze si discutono accordi tra istituzioni e ceo», lamenta Renato di Nicola, uno dei portavoce. Pedro Arrojo, Un Special Rapporteur per il diritto umano all'acqua, ha partecipato a entrambe le conferenze.

Già all’apertura del Forum mentre Tajani apriva le danze, i movimenti si sono riuniti a Eur Fermi per far sentire la propria presenza. C’erano voci dalla Catalogna e Colombia, parte dell’European Water Movement e People Water Forum, che hanno portato sul tavolo concetti come il «water grabbing»: l'appropriazione e il controllo di grandi risorse idriche da parte di governi, multinazionali o attori privati, a discapito delle comunità locali e degli ecosistemi. «Molti dei presenti lottano per l’acqua ogni giorno e non erano neanche a conoscenza del Forum», specifica di Nicola.

Sono le stesse persone che portarono avanti il referendum sull'acqua come bene comune. Proprio chi si mise contro l'iniziativa popolare del 2011 fu Forza Italia, il partito di Tajani.

Il gruppo Mamme No pfas, parte civile nel 2025 nella sentenza che ha visto Miteni (l’azienda che unisce Mitsubish e Eni) colpevole penalmente di tre i capi d’accusa, ha raggiunto la conferenza in chiusura per raccontare la lotta contro i cosiddetti «forever chemicals» nel sangue dei loro figli a causa dell’inquinamento della falda acquifera. In pochi uscendo dalle aule del Forum alla Nuvola accettavano i volantini.

De Nicola spiega che la loro è una battaglia di carattere culturale: «L’acqua è quotata in borsa, è visto come prodotto mercantile. Il nemico è concettuale, ed è più forte di una singola multinazionale».

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