Le competizioni sportive interrotte da un’onda nera di petrolio che invade le piste e travolge gli atleti, colando sui cinque cerchi simbolo dei Giochi olimpici. È l’immagine scelta da Greenpeace Italia per un video di denuncia che accende i riflettori sulle responsabilità ambientali delle aziende inquinanti come Eni, tra i principali sponsor delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi, che andranno in scena dal 6 al 22 febbraio, l’associazione ambientalista stima che le emissioni per il solo 2024 di Eni, colosso italiano del petrolio e del gas, potrebbero fondere 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale, che corrisponderebbero a oltre la metà del volume dei ghiacciai alpini italiani.

La lettera al Cio

Greenpeace ha quindi inviato una lettera aperta al Comitato olimpico internazionale per chiedere che interrompa tutte le sponsorizzazioni con le aziende inquinanti, «tenendo fede ai valori olimpici del rispetto per le persone e l’ambiente». Del resto, in passato il Cio ha già sfruttato il suo potere di influenza per contrastare particolari industrie, ad esempio vietando la pubblicità del tabacco alle Olimpiadi invernali del 1988.

«La crisi climatica causata dai combustibili fossili sta già mettendo a rischio la stagione invernale e gli stessi Giochi. Fino a pochi giorni fa, Cortina ha rischiato di accogliere gli atleti di tutto il mondo su montagne senza neve», ha detto Federico Spadini della campagna clima di Greenpeace Italia. «È assurdo che tra i principali partner delle Olimpiadi figurino aziende che, con le loro emissioni fuori controllo, rischiano di far scomparire il ghiaccio e la neve da cui dipendono i Giochi stessi».

Secondo uno studio commissionato dallo stesso Cio, entro il 2080 oltre la metà delle località idonee a ospitare le Olimpiadi invernali non potrà più farlo a causa del riscaldamento globale. Un fenomeno alimentato anche dalle aziende dei combustibili fossili come Eni. Già sponsor della nazionale di calcio, l’azienda investe grandi risorse economiche in sponsorizzazioni e cause legali per difendere la propria immagine, ma «investe molto meno – evidenzia Greenpeace – nella transizione energetica».

Il commento di Eni

L’azienda guidata da Claudio Descalzi ha risposto alle accuse di Greenpeace, che il 7 febbraio parteciperà al corteo indetto a Milano da movimenti e organizzazioni della società civile contro l’impatto ambientale ed economico dei Giochi. «Greenpeace travisa la portata e l’obiettivo dello studio citato. Tramite un esercizio improprio e strumentale, giunge a imputare ad Eni una “responsabilità” diretta per una perdita di massa glaciale globale. Ma tradurre le emissioni di CO₂ di un singolo operatore in una specifica potenziale quota di massa glaciale globale perduta rappresenta un esercizio semplicistico e fuorviante», recita una nota di Eni.

«Ribadiamo che Eni condivide l’importanza del contrasto al cambiamento climatico e continuerà a investire nella transizione energetica, come dimostrano i continui e crescenti investimenti volti a un percorso di progressiva decarbonizzazione che la porterà alle zero emissioni nette entro il 2050. Respingiamo qualsiasi rapporto che utilizzi basi scientifiche per giungere ad attribuzioni di responsabilità che non hanno alcun fondamento scientifico o giuridico».

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