Alla fine, sono arrivate anche le rilevazioni della scienza a confermare una sensazione condivisa: l’ondata di calore delle scorse settimane ha reso il mese appena concluso il giugno più caldo di sempre in Europa occidentale, secondo i dati appena diffusi da Copernicus, il servizio dell’Unione europea per il monitoraggio del cambiamento climatico.

La temperatura media per l’Europa occidentale è stata di 20,74°C, ovvero 3,05°C sopra la media rilevata nel periodo fra il 1991 e il 2020. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo), i record per i picchi massimi sono stati rotti in Germania, Francia, Regno Unito e altri sei paesi. E altrove non va molto meglio: con 16,54°C di media a livello globale, è stato comunque il secondo giugno più caldo mai registrato.

«Giugno 2026 ha evidenziato come profondamente stia cambiando il clima,» ha dichiarato Samantha Burgess, responsabile della sezione clima del Centro europeo per le previsioni del tempo a medio raggio (ECMWF). «Insieme, questi record riflettono un sistema climatico che continua ad accumulare calore. Il risultato sono ondate sempre più intense, un oceano continuamente caldo, e un aumento dei rischi per le persone, gli ecosistemi e le infrastrutture, in tutta Europa e oltre,» spiega Burgess.

Al suo apice, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva parlato di più di 1300 morti registrate in una sola settimana “correlate alle alte temperature in Europa”. Uno studio rapido realizzato da Cristopher Callahan dell’Università dell’Indiana ha spostato però l’asticella ben più in alto, sostenendo che le temperature estreme potrebbero essere state corresponsabili della morte di più di 20.000 persone, di cui oltre 5.000 in Francia e 2.700 in Italia.

Ondate sempre più frequenti, incendi e mari caldissimi

Ma a preoccupare non è solo l’intensità delle ondate, ma anche le loro frequenza: quella di giugno è infatti arrivata sulla scia di una prima eccezionale in maggio.

Oltretutto, l’ondata di calore si è accompagnata a una diffusa siccità, provocando numerosi incendi, soprattutto nella penisola iberica e in Francia. Secondo l’agenzia di notizie Ansa, 1.500 persone sono state evacuate nei Pirenei orientali, a Canet-en-Roussillon.

Oltre alla temperatura dell’aria, a destare particolare preoccupazione è anche quella della superficie marina, che ha stabilito anche lei il record per quanto riguarda il mese di giugno: si è infatti rivelata 0,01ºC più alta di quella del 2024. Ondate di calore marine si sono così diffuse attraverso il Mediterraneo occidentale e lungo la costa atlantica.

In parte è il risultato dello sviluppo delle condizioni nel Pacifico per un forte Niño, ovvero quel fenomeno che si verifica periodicamente quando i venti che portano le acque calde dal Sud America e dall’Asia verso l’occidente si indeboliscono. Le aree attorno al nord degli Stati Uniti e del Canada, di conseguenza, diventano più secche e calde del solito.

«Siamo in un’ondata continua»

Da ieri, intanto, sarebbe iniziata ufficialmente anche la terza ondata di calore, che ci accompagnerà almeno fino al 20 luglio. Ma, se guardiamo alle temperature massime, il meteoclimatologo dell’Università di Torino Claudio Cassardo pensa che non si possano nemmeno distinguere.

«Siamo praticamente sotto un'unica ondata di calore che sta durando da 20 giorni, in cui abbiamo costantemente temperature sopra i 30 gradi come valori massimi e sopra i 20 come valori minimi,» dice Cassardo a Domani.

Il professore spiega che la responsabilità è di una zona di alta pressione sull’Europa occidentale. Qualche volta è limitata a un’area specifica sopra la Francia, la Svizzera e il Nord Italia. Altre volte è stata invece inglobata in una “campana” di alta pressione che parte dal nord Africa e arriva fino da noi.

«D’estate, con giornate molto più lunghe e notti molto brevi, non c'è il tempo per il rinfrescamento notturno e quindi l'aria si surriscalda,» spiega Cassardo. L’alta pressione schiaccia poi l’aria verso il suolo, comprimendola e accentuando questo surriscaldamento.

«Sono propaggini dell'anticiclone africano che fino a 30,40 anni fa se ne stavano sull'Africa, ma adesso – grazie al cambiamento climatico – tendono a migrare un po' verso nord, invadendo il Mediterraneo e tutta l'Europa sud-occidentale,» conclude Cassardo.

Per ora sembra che le città italiane non siano state di nuovo colpite in modo critico. Secondo i bollettini elaborati quotidianamente dal ministero della Salute, le uniche città in emergenza sono Firenze e Perugia. Quasi tutte le altre sono considerate invece in uno stato di preallerta, ovvero presentano condizioni meteorologiche che possono precedere l’ondata di calore. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile di ilmeteo.it, però, «nei primi giorni della nuova settimana assisteremo a un primo picco esagerato, con temperature che toccheranno i 43-45°C in Sardegna.» Insomma, si ricomincia. Ammesso che avesse mai smesso.

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