Prendiamo lo spunto offerto dal nuovo allenatore della nazionale tedesca - in crisi quasi quanto quella italiana - per raccontare le reazioni anche di ampissimo raggio che stanno investendo il paese.
Jürgen Klopp, presentando la nuova selezione, davanti ai giornalisti è arrivato a parlare, come spesso gli accade, anche di altro, oltre al calcio in sé. Stavolta ha parlato - senza mai menzionarla - di AfD: non vuole «fare una questione rilevante» della sua ostilità nei confronti dell'estrema destra.

Però sottolinea un punto: «Vorrei recuperare per noi la bandiera, sono sincera. Vorrei che quando qualcuno la sventola, nessuno pensa: "Cosa c'è che non va in te?” Ma che il messaggio che passa è che sei contento e sai di essere fortunato di essere, nato, cresciuto o arrivato in questo splendido paese». Parole molto chiare nei confronti di chi ha un'idea molto specifica del significato dei colori nazionali e di chi debba avere il diritto di indossarli.

Da quando è arrivato, Klopp cerca di creare un mood positivo intorno alla squadra anche a livello mediatico, coinvolgendo vecchie glorie e commentatori che hanno avuto un ruolo nella squadra. Motivo per cui ha lanciato un appello ai suoi ex colleghi: «Da giocatore sono sempre rimasto lontano dalla convocazione, oggi da ct posso fare le mie scelte personale. Si tratta di un grande privilegio che riconosco e apprezzo. Così come non potrò mai stimare abbastanza i Vostri meriti». Dalla sua dovrebbe già avere Lothar Matthäus, uno dei volti più famosi del calcio tedesco, oggi commentatore: secondo lui «migliorerà tutto» sotto la guida di Klopp grazie a un clima migliore improntato alla fiducia.

La stima nei confronti dell'allenatore potrebbe tradursi in parte anche in una disponibilità ad abbracciare la sua lettura positiva dell'orgoglio nazionale, sentimento sempre piuttosto ostico per i tedeschi. «Non voglio lasciare questo sentimento alle persone sbagliate» ha detto Klopp, che ha però ammesso di non sapere se il termine sia accettabile «senza che sia frainteso», motivo per cui preferisce parlare di «patriottismo positivo». Riunire tutto il calcio tedesco intorno a questo sentimento non sarà comunque facile: come vi abbiamo raccontato negli anni, le curve di destra, anche estrema, non mancano: quella del Magdeburgo ha fatto il suo in Sassonia-Anhalt, ma anche quella della Dynamo Dresda merita di essere raccontata. Ci ha pensato Fabio Simonelli.

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