L’aumento della domanda e l’offerta limitata di voli rende proibitivo il ritorno a casa per i fuorisede di Sicilia e Sardegna. Ma quest’anno c’è un problema in più: i rincari del carburante per la crisi in Medio Oriente spaventano le compagnie aeree, che vogliono aumentare i prezzi dei biglietti. I vettori Usa e quelli asiatici stanno trasferendo i costi sui passeggeri, mentre low cost e gruppi europei restano più cauti: meglio aspettare di capire quanto a lungo durerà la guerra
407 euro per un volo Ryanair di andata e ritorno da Milano a Catania. Poco meno se si atterra a Palermo: 352 euro da Bergamo e 405 euro da Verona. Ma la situazione peggiora con Ita Airways: 470 euro per la tratta Milano-Palermo e oltre 540 per Bologna-Catania. Anche quest’anno tornare a casa per Pasqua sarà dura per tanti fuorisede, soprattutto nel sud e nelle isole. Lo mostrano i dati di Federconsumatori, che offrono un quadro sconfortante per chi parte il 2 o 3 aprile e torna il 7.
Il caro voli colpisce innanzitutto la Sicilia, dove la mobilità dipende dal trasporto aereo. È qui che la combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni e offerta limitata porta a un grosso aumento dei prezzi. Ma quest’anno c’è un problema in più: «I rincari dei carburanti e le perdite subite dalle compagnie aeree a causa della crisi in Medio Oriente rischiano di essere trasferiti sulle tariffe praticate ai consumatori, con una nuova ondata di aumenti per i biglietti», spiega Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti.
Isole molto isolate
I numeri lo mostrano chiaramente. La soluzione adottata dalla regione governata da Renato Schifani (Forza Italia) – incentivi a pioggia tramite bonus ai residenti – non porta reali benefici. E lo stesso vale per misure tampone come il Sicilia Express, riproposto anche quest’anno. Il treno speciale per raggiungere l’isola partirà da Torino il 2 aprile e arriverà a Messina il 3, dopo aver toccato le principali città del centro-nord: i posti disponibili sono 550, con biglietti che partono da 29,90 euro.
Più incisive sono le soluzioni messe in campo in Sardegna, altra terra colpita da tariffe elevate: secondo il monitoraggio di Assoutenti, tra le tratte più care c’è anche Napoli-Olbia, con prezzi che partono da 310 euro. Da fine mese sarà però operativa la nuova “continuità territoriale” tra gli scali sardi e gli hub di Fiumicino e Linate voluta dalla giunta di Alessandra Todde (M5s): anche studenti, lavoratori e sportivi non professionisti non residenti ma con sede stabile in Sardegna potranno usufruire delle tariffe scontate per gli spostamenti da e per l’isola.
Carissimo biglietto
In questi casi, l’incremento dei prezzi è da addebitare alle festività che si avvicinano, con l’impatto della guerra sui voli nazionali che si farà sentire solo più avanti. Discorso diverso va fatto per le tratte più lunghe. Nel mondo diversi big del trasporto aereo stanno aumentando i prezzi dei biglietti per l’aumento del costo del carburante legato all’escalation bellica: il prezzo del cherosene è praticamente raddoppiato dall’inizio della guerra, trascinato verso l’alto da quello del petrolio.
Del resto, per le compagnie il jet fuel rappresenta tra il 25 e il 35 per cento delle spese operative: è la seconda voce di spesa dopo il costo del lavoro per vettori che ora sono provati anche dalla cancellazioni di migliaia di voli per i paesi del Golfo. Il Financial Times stima che dal 28 febbraio le 20 maggiori compagnie aeree quotate in borsa abbiano perso circa 53 miliardi di dollari. Il settore, insomma, sta attraversando la peggior crisi dalla pandemia di Covid-19.
E così Hong Kong Airlines ha fatto sapere che i voli tra Hong Kong e la Cina continentale stanno per aumentare di 20 euro, mentre quelli diretti negli Stati Uniti e in Europa di 82 euro. Air New Zealand farà crescere di 5 euro i prezzi dei biglietti sulle tratte interne e di 46 euro quelli sui voli internazionali a lungo raggio. Ma ad annunciare rialzi sono stati anche Qantas, la compagnia di bandiera australiana, e Scandinavian Airlines.
La compagnia di bandiera di Danimarca, Norvegia e Svezia è stata colta di sorpresa dal conflitto anche perché, in una fase di relativa stabilità del prezzo del petrolio, aveva messo da parte la pratica del fuel hedging, cioè l’acquisto in anticipo di grosse forniture di carburante a prezzi stabili per i mesi a venire. Una strategia abbandonata anche dai vettori americani poiché ritenuta non vantaggiosa nel medio e nel lungo periodo.
Effetti tardivi
Gli esperti sottolineano che sarà necessario attendere ancora alcune settimane perché la guerra e i rincari del carburante inizino davvero a ridisegnare l’economia del settore. L’impatto sul mercato europeo, quindi, non sarà istantaneo, tanto più che le aziende potrebbero applicare i rincari partendo dai passeggeri che volano in business class, una clientela meno sensibile alla variazione dei prezzi.
Tra coloro che hanno minimizzato la possibilità di cambiamenti immediati c’è l’ad di Ryanair Michael O’Leary, per cui i biglietti diventeranno più cari solo se l’aumento dei prezzi del cherosene si protrarrà «per sei mesi». Una posizione simile hanno Air France-Klm, Lufthansa e EasyJet, che potrebbero addirittura beneficiare dalla chiusura degli hub mediorientali, con il traffico dall’Asia riorientato sugli aeroporti europei.
Compagnie diverse stanno quindi adottando strategie diverse. Se i vettori Usa (come United Airlines e Delta) hanno subito optato per trasferire i costi sui passeggeri, low cost come Wizz Air e Ryanair predicano prudenza, con aumenti progressivi previsti solo verso l’estate. La stessa cautela viene esibita da gruppi europei come la tedesca Lufthansa e la spagnola Iag, che prima di muoversi vogliono capire quanto a lungo durerà la guerra.
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