Per il 21 per cento delle famiglie, un figlio pesa tra il 40 e il 70 per cento delle entrate, mentre per il restante 55 per cento oscilla tra il 30 e il 40 per cento. In termini reali il costo medio mensile oscilla intorno ai 400 euro per figlio.
Il caro figli non si ferma. In un’epoca d’inverno demografico, mantenere un figlio continua a pesare sempre di più sulle statiche entrate familiari. Solo per il 24 per cento delle famiglie l’incidenza è inferiore al 20 per cento del bilancio familiare. Per il 21 per cento delle famiglie, pesa tra il 40 e il 70 per cento delle entrate, mentre per il restante 55 per cento oscilla tra il 30 e il 40 per cento. In temini reali il costo medio mensile oscilla intorno ai 400 euro per figlio.
La classifica di incidenza delle voci di spesa vede al primo posto l’abbigliamento (58 per cento), seguito dai libri scolastici (43), dalle spese per l’attività sportiva e da quelle per gli accessori (42). Non mancano di far sentire il loro carico i costi per il materiale scolastico e per le attività di svago e divertimento (40), la retta dell’asilo e le spese mediche (38), il mangiare fuori casa (36), le spese per computer e telefono (35), le spese per la mobilità (34), i costi di farmaci e integratori (31), le gite scolastiche (28), la mensa scolastica e i campi estivi (25).
Il quadro muta se analizziamo il tema con la lente delle classi sociali. Se l’abbigliamento resta la prima voce di incidenza sia per il ceto medio (60) sia per i ceti popolari (57); le spese per i libri scolastici volano al 51 per cento nei ceti popolari, mentre scendono al 38 nel ceto medio. Le spese per l’attività sportiva, invece, sono al 45 per cento per il ceto medio, mentre nei ceti popolari calano al 36. L’incidenza del materiale scolastico vola al 52 per cento nei ceti popolari, mentre nella middle class si ferma al 36.
Medesima dinamica si incontra sulle spese per farmaci (43 nei ceti popolari e 25 nel ceto medio); sui costi telefonici (31 nei ceti bassi mentre in quelli più alti si fermano al 19). Per non parlare dell’incidenza delle rette degli asili (43 nei ceti bassi contro il 38 nella middle class), delle spese mediche (43 contro 32) e per computer e telefoni (sempre 43 a 32).
Costi elevati, le cause
A causare la lievitazione dei costi per il mantenimento dei figli sono diversi fattori. Il primo colpevole, per gli italiani, è l’aumento generalizzato del costo della vita (79 per cento, che sale all’88 per i ceti popolari). Incide, inoltre, il desiderio dei genitori di offrire ai propri figli esperienze diverse (65 per cento nei ceti popolari), oltre al crescente costo per l’istruzione, denunciato dal 68 per cento dei ceti popolari.
Inoltre non manca di far sentire il proprio influsso la pressione sociale, il desiderio dei genitori di fornire il meglio ai propri figli (55 per cento in media, che sale al 61 nei ceti popolari). Da ultimo grava l’aumento dei costi sanitari, denunciato dal 51 per cento degli italiani, con un salto al 67 nei ceti popolari. Sono i dati rilevati nel 2025 dall’osservatorio Fragilitalia del centro studi di Legacoop e Ipsos.
Numeri che offrono uno spaccato impietoso di una società che, mentre celebra retoricamente la famiglia come pilastro fondamentale, la abbandona progressivamente alle logiche di un mercato sempre più vorace. Il quadro mostra, da un lato, il livello cui è arrivata la mercificazione dell'esperienza genitoriale, trasformando il crescere un figlio in un atto di consumo perpetuo.
Dall’altro lato, evidenzia il divario crescente tra le classi sociali, rivelando i tratti di una violenza strutturale silenziosa: mentre il ceto medio affronta il costo dei figli come un investimento, per i ceti popolari diventa un sacrificio esistenziale. L’incidenza sproporzionata di voci come libri scolastici, materiale scolastico e spese mediche denuncia un sistema che punisce chi ha meno, proprio laddove dovrebbe proteggere.
Particolarmente significativo, infine, è il dato sulla pressione sociale: la genitorialità rischia di divenire uno stato di ansia permanente per quelle famiglie che faticano a offrire ai figli gli standard imposti dal modello narrativo imperante nel mercato. Per tutte queste ragioni l’inverno demografico si mostra sempre più per quello che è: non una scelta, ma una resa di fronte al mainstream e agli stereotipi dominanti.
Nota metodologica. Indagine Cawi su panel Ipsos digitale, realizzata per contro del centro studi Legacoop, su un campione di 800 maggiorenni, maggio 2025
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