La centralità del libro di testo in un evento organizzato da Aie alla Camera su iniziativa del presidente della Commissione VII (Cultura, scienza e istruzione) Federico Mollicone e con il patrocinio del ministero dell’Istruzione. Editori e docenti chiedono più fondi e detrazioni fiscali per le famiglie
Investire nei libri di testo a scuola è una questione politica. Ne è convinta l’Associazione italiana editori (Aie), che in un convegno alla Camera ha presentato l’indagine “Il valore del libro di testo nella didattica d’aula e nello studio a casa, quando l’Ai entra in classe”, che ha coinvolto quasi 3.500 insegnanti. Secondo i docenti italiani, il libro di testo è lo strumento più utilizzato per lo sviluppo delle lezioni in aula (99 per cento) e a casa (81). Il 74 per cento dichiara inoltre di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per preparare i materiali didattici.
Mentre anche in Svezia e Finlandia si torna a investire sulla carta stampata, il confronto in sala Matteotti è partito proprio dalla centralità del manuale scolastico. «È uno strumento di resistenza culturale», ha osservato il presidente del centro per il libro e la lettura Giuseppe Iannaccone. «Il libro di testo è il ponte tra docente e studente». Un presidio democratico che garantisce a ogni studente l’accesso a una conoscenza strutturata. Sullo sfondo, un tema: come rispondere alla crisi economica, all’inflazione e al calo demografico. Per questo, ha spiegato per primo il responsabile dell’Ufficio studi Aie Giovanni Peresson, è necessario introdurre una detrazione fiscale per le famiglie e aumentare i fondi per l’editoria.
La detrazione fiscale dei libri di scuola, secondo il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, sarebbe un investimento per il diritto allo studio. La proposta ha trovato il sostegno anche della senatrice Lavinia Mennuni. Membro della Commissione V, Mennuni ha ribadito l’impegno a lavorare per inserire la detrazione nella prossima legge di Bilancio.
Oggi il testo scolastico è «una galassia», un ecosistema composto da strumenti diversi. Come ha ricordato il presidente di Aie, Innocenzo Cipolletta, la tecnologia non sostituisce ciò che esisteva prima, ma si integra con gli strumenti tradizionali. L’intelligenza artificiale, i device e i contenuti digitali si aggiungono al libro senza eliminarlo. I dati lo confermano: a fronte di 22.386 titoli cartacei esistono oltre 5 milioni di contenuti didattici digitali integrativi, tra approfondimenti, sintesi, schemi, verifiche e videolezioni. Così nell’ultimo anno scolastico la quasi totalità dei libri scolastici adottati combina il libro a stampa con il formato digitale (e-book) e i contenuti didattici digitali.
Il problema economico e il calo demografico
In altri dieci anni, secondo i dati Istat richiamati durante il convegno, la popolazione studentesca diminuirà del 25 per cento. Un calo che pesa sul settore, insieme all’aumento dei costi produttivi e al sistema dei tetti di spesa che limitano le scuole, orientandole su manuali più economici. Giorgio Riva, presidente del gruppo educativo di Aie, ha ricordato che l’ultima manovra economica ha aggiunto 20 milioni di euro per l’acquisto dei libri di testo alle scuole superiori: «Un intervento importante, ma insufficiente». Il problema, ha spiegato, è che l’adeguamento dei tetti all’inflazione non ha colmato il divario accumulato negli anni precedenti.
Per la deputata Irene Manzi il calo demografico non può tradursi in una riduzione degli investimenti nella scuola. Una posizione condivisa anche da Andrea Chiaramonti, amministratore delegato di Giunti, che ha definito quella dell’editoria scolastica una crisi innanzitutto culturale. Una crisi che, secondo Irene Enriques, direttrice generale di Zanichelli, va affrontata insieme. La mobilitazione contro le adozioni dei testi scolastici, ha spiegato, ha molto colpito gli editori: «Siamo dalla parte e al servizio dei docenti. Non siamo potenti».
Nuovi bisogni educativi e Ia
Il confronto si è concentrato anche sulle trasformazioni della didattica. Secondo l’indagine, quasi il 70 per cento degli insegnanti ritiene che negli ultimi cinque anni i tempi e i modi di apprendimento degli studenti siano peggiorati. Anche per questo Amanda Ferrario, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico economico Tosi di Busto Arsizio, durante il convegno ha sottolineato la necessità di libri di testo «di qualità e autorevoli». Soprattutto in un contesto in cui cambiano gli stili di apprendimento degli studenti, sempre più immersi in un ecosistema digitale e visivo.
Sul tema dell’intelligenza artificiale, Ferrario ha evidenziato come il suo utilizzo debba essere guidato, per insegnare agli studenti un uso consapevole. Una prospettiva ripresa anche da Daniele Barca, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo 3 Modena. Gli editori, ha spiegato, «dovranno sempre più intercettare la crescente diversificazione delle esigenze formative».
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