Grazie alle proclamazioni dei sindacati Fp Cigl, Nidil, Cub, Adl Cobas, Cobas lavoro privato, Clap e Usi Ct&s, «per la prima volta nella storia del paese gli operatori del settore potranno scioperare tutti insieme», spiegano dall’associazione Mi Riconosci che ha lanciato l’appello alla mobilitazione nazionale
Personale dei musei, di biblioteche, archivi, teatri. Ma anche lavoratori e lavoratrici autonome dell’editoria, spettacolo e della produzione artistica e culturale: «Per la prima volta nella storia del paese gli operatori del settore potranno scioperare tutti insieme», scrive Mi Riconosci, l’associazione che si batte per dignità e eque retribuzioni per i professionisti della cultura, nel comunicato stampa con cui lancia per venerdì 12 giugno lo sciopero generale, grazie alle proclamazioni dei sindacati Fp Cigl, Nidil, Cub, Adl Cobas, Cobas lavoro privato, Clap e Usi Ct&s.
«La necessità di uno sciopero ampio e condiviso nasce dall’urgenza di riconoscere la trasversalità delle problematiche che affliggono tutto il settore dei beni culturali. Lo sciopero è infatti chiamato da una piattaforma condivisa di associazioni e collettivi uniti nel desiderio di un profondo cambiamento. Scioperiamo per condizioni lavorative dignitose per tutte e tutti, scioperiamo perché la logica del profitto non deve prevalere e la cultura non può essere trasformata in semplice merce di scambio», spiega Rosanna Carrieri, storica dell’arte e attivista dell’associazione Mi Riconosci, che aveva lanciato l’appello per lo sciopero del settore già un anno fa.
«Da decenni registriamo un peggioramento delle condizioni di lavoro nel comparto. Nel 2015, utilizzando come scusa una banale assemblea sindacale preavvisata, il governo arrivò per decreto a limitare ulteriormente il diritto di sciopero in un settore già impoverito e parcellizzato», aggiunge Giada Lattanzio, storica dell’arte, anche lei parte dell’associazione: «Dopo 11 anni da quel colpo, i lavoratori del settore, tutti senza differenze, protestano insieme per chiedere alle istituzioni di smettere di parlare di bellezza, orgoglio, eccellenze culturali: non c’è eccellenza se i lavoratori faticano ad arrivare alla fine del mese o sono costretti a cambiare settore per mangiare».
Secondo quanto riferito dai promotori della mobilitazione nazionale, l’ultimo sciopero di musei e biblioteche statali c’è stato negli anni Settanta: «Diverse mobilitazioni si sono avute in questi decenni nei teatri stabili, ma mai c’era stato uno sciopero comune del settore».
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