Il tycoon ha inserito il miliziano e sua moglie nell’elenco riguardante i pericolosi criminali. «Almasri coinvolto in gravi violazioni dei diritti umani, in particolare la tortura e i trattamenti crudeli, inumani e degradanti inflitti ai detenuti nelle carceri di Mitiga e al Jadida», si legge nella nota diramata dal Dipartimento di Stato contro il torturatore che il 19 gennaio 2025 lasciò l’Italia su un volo di Stato
Anche l’America di Donald Trump sanziona il generale libico Almasri. Lo stesso che l’Italia aveva rimesso in libertà, rimpatriandolo con un volo di Stato il 19 gennaio 2025.
«Oggi gli Stati Uniti hanno inserito l’ex funzionario della Polizia Giudiziaria libica Osema Almasri Habeesh Najeem e sua moglie, Aml Faraj Mohamed Makhluf, nell’elenco previsto dalla Sezione 7031(c) per il suo coinvolgimento in gravi violazioni dei diritti umani, in particolare la tortura e i trattamenti crudeli, inumani e degradanti inflitti ai detenuti nelle carceri di Mitiga e al Jadida», si legge in un comunicato ufficiale diramato dall’amministrazione Trump.
«Le azioni di Almasri, tra cui omicidi, lavori forzati e persecuzioni nei confronti di cristiani e membri di altri gruppi minoritari, lo rendono un pericolo per la popolazione libica e per quella degli Stati Uniti – si legge ancora nel comunicato del Dipartimento di Stato americano – E l’amministrazione Trump non tollererà alcuna forma di violenza contro i cristiani o i membri di altre minoranze religiose».
Ancora. «La misura adottata oggi dal Dipartimento di Stato dimostra ulteriormente l’impegno incrollabile dell’amministrazione nel garantire che i responsabili di abusi rispondano delle loro azioni e nel proteggere il popolo americano dalle loro azioni. A seguito di questa designazione, Najeem e i suoi familiari non sono più ammessi negli Stati Uniti».
In Italia, invece, il generale era stato scarcerato. E il governo – in particolare i ministri Piantedosi e Nordio, nonché il sottosegretario Mantovano – erano stati “salvati” dall’Aula in relazione alle accuse del tribunale speciale di Roma. Per la vicenda andrà a processo, qualora la Consulta non le estenda le garanzie previste per i ministri, l’ex capa di gabinetto del Guardasigilli Giusi Bartolozzi, accusata dai pm capitolini di aver reso false informazioni ai magistrati.
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