L’accusa riguarda una presunta evasione dell’Iva di circa un miliardo e 200 milioni di euro. La società: «Ci difenderemo»
La procura di Milano ha chiesto il processo per Amazon Eu sarl e per tre suoi manager e per un quarto dirigente statunitense. L’accusa riguarda una presunta evasione dell’Iva di circa un miliardo e 200 milioni di euro. Ora la gup Tiziana Landoni dovrà fissare l'udienza preliminare.
L'indagine, condotta dalla Gdf e coordinata dal pm Elio Ramondini, è una delle tre che riguarda il colosso fondato dal Jeff Bezos. La società a dicembre, in seguito a un accordo con l'agenzia delle Entrate, si è impegnata a versare al fisco italiano 527 milioni di euro, interessi inclusi.
«Come già dichiarato in precedenza - pur essendo in disaccordo con le premesse dell'indagine - a dicembre 2025 abbiamo raggiunto un accordo con l'Agenzia delle Entrate e rimaniamo concentrati nell'offrire un'esperienza di acquisto eccellente ai nostri clienti in Italia. L'accordo riflette il nostro impegno a collaborare in modo costruttivo con le autorità italiane. Ci difenderemo con determinazione rispetto al procedimento penale, che riteniamo infondato», è invece la posizione di Amazon, già resa nota lo scorso dicembre, dopo la notizia che la procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della unit europea di Amazon e di quattro dirigenti con l'accusa di dichiarazione infedele per una presunta evasione Iva da circa 1,2 miliardi di euro per gli anni dal 2019 al 2021.
«Siamo tra i primi 50 contribuenti in Italia e uno dei maggiori investitori esteri nel Paese. Negli ultimi 15 anni abbiamo investito oltre 25 miliardi di euro in Italia, dove impieghiamo direttamente più di 19.000 persone. Contesti normativi imprevedibili, sanzioni sproporzionate e procedimenti legali prolungati incidono sull'attrattività dell'Italia come destinazione di investimento" chiosa la nota del colosso dell'ecommerce», continua Amazon.
La richiesta
La logistica di Amazon «è (ed era) governata interamente da sistemi di 'machine learning' attraverso i quali viene effettuata una gestione integrata della logistica e degli ordini delle vendite a distanza, e da algoritmi di logistica predittiva - quindi da un sistema di intelligenza artificiale - che operano nella totale e sistematica indifferenza degli obblighi fiscali e doganali europei», sostiene la procura di Milano.
Mancati accertamenti sulle vendite a distanza e sugli obblighi fiscali per cui a un certo punto «anche avesse voluto, Amazon si era programmaticamente posta nelle condizioni di non essere in grado di individuare le cessioni rientranti nell'ambito di applicazione della disciplina del Decreto Crescita e di trasmettere a tal proposito informazioni accurate all'Agenzia delle Entrate», si evidenzia nella richiesta di rinvio a giudizio firmato dal pubblico ministero Ramondini che sottolinea come «per ben 4 volte, Amazon abbia esibito report delle vendite incompleti e conseguentemente inidonei a garantire la tracciabilità univoca e oggettiva dei beni ceduti in Italia attraverso il proprio sistema logistico e, prima ancora, rileva che tali dati siano allocati in India a Bangalore».
Lo scorso dicembre Amazon si è impegnata a pagare all'Agenzia delle Entrate circa 527 milioni di euro e ha ribadito l'infondatezza delle accuse, ma per la procura di Milano la questione non è affatto chiusa, da qui la richiesta di processo. «Sia prima che successivamente al varo del Decreto Crescita, Amazon - scrive il pm Ramondini - ha avuto fattive interlocuzioni con l'Agenzia delle Entrate e anche con altri interlocutori istituzionali non tanto finalizzate a chiarire i (propri) dubbi interpretativi e applicativi della norma, ma piuttosto a cercare di ottenere un quadro normativo che potesse essere in qualche modo gestibile evitando l'adempimento degli obblighi specifici introdotti dalla norma».
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