«La possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi, non ci permette altre scelte», dicono gli attivisti del gruppo sottoposto a sanzioni per terrorismo internazionale. E auspicano: «Forse la nostra fine può trasformare la situazione in un problema di tutti e non in un problema di qualcuno, o peggio di nessuno»
«A/I chiude. Il collettivo Autistici/Inventati chiude e sospenderà tutti i servizi a breve termine. Non c’è un modo facile per dirlo o per spiegarlo». Il comunicato del collettivo arriva nel pomeriggio di domenica 6 settembre e non può essere più netto e amaro di così. Dopo essere stato designato dagli Stati Uniti come soggetto sottoposto a sanzioni per terrorismo internazionale, il collettivo ha deciso di fermarsi. «La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi, non ci permette altre scelte», scrivono gli attivisti digitali nella nota stampa diffusa.
Da 25 anni A/I, che ha contribuito alla nascita del progetto Indymedia Italia e a realizzare l’infrastruttura del media center del G8 di Genova, offre servizi (mail, blog, siti) gratuiti e alternativi alle piattaforme delle Big Tech. Al contrario dei colossi della Silicon Valley, però, non utilizza i dati dei suoi utenti, ma cerca di proteggerne la riservatezza. Per poter accedere ai servizi chiede, però, che vengano sposati i principi che la contraddistinguono: antifascismo, antirazzismo, antisessismo e antimilitarismo.
In 25 anni di attività è arrivato a ospitare 16mila caselle mail, 20mila blog, 5.500 mailing list e 1.500 siti. E ora si trovano costretti a chiudere quella che definiscono «Una bella storia».
Gli effetti delle sanzioni
Da quando sono stati designati dall’Ofac (il settore che gestisce e applica sanzioni economiche e finanziarie per il Dipartimento del Tesoro Usa) nella lista degli Specially designated global terrorist, gli eventi sono rapidamente precipitati.
Prima la chiusura dell’account Paypal attraverso cui raccoglievano donazioni per la loro attività, che si svolge su base volontaria. Poi il sito autistici.org è diventato irraggiungibile. Perché, come hanno ricostruito gli attivisti, il PIR - Public Internet Registry - che gestisce tutti i domini .org e che ha sede negli Stati Uniti, lo ha sospeso senza fornire nessuna spiegazione.
Banca Etica “sequestra” il conto
Inoltre, dopo aver sospeso il conto dell’Associazione AI ODV, Banca Etica, venerdì 4 settembre, ha comunicato al collettivo che avrebbe esercitato l’opzione di rescissione unilaterale dal contratto e «che i fondi attualmente presenti sul conto, frutto delle donazioni di migliaia di persone, associazioni e collettivi, non saranno nella disponibilità dell'Associazione».
Una scelta che la Banca ha motivato dicendo di doversi proteggere dalle “sanzioni secondarie” che potrebbero implicare per tutti i correntisti «l’impossibilità di utilizzare carte di credito e carte di debito (che oggi dipendono da un sostanziale monopolio di operatori Usa) e l’impossibilità di effettuare pagamenti in aree extra-euro per i quali sono necessari intermediari finanziari quasi sempre statunitensi». Ma che viene apertamente contestata dall’ex direttore della Banca Alessandro Messina. Secondo cui, come ha detto al Manifesto, Banca Etica avrebbe potuto limitarsi «a escludere A/I dal circuito Visa e mantenere operativi gli altri servizi, come, ad esempio, Satispay». Aspettando il webinair con cui l’istituto spiegherà la sua decisione, alcuni correntisti hanno lanciato una petizione contro la chiusura del conto di A/I.
La scelta di Autistici/Inventati
Potrebbero, però, esserci ulteriori rischi dietro la decisione di Autistici/Inventati di chiudere la propria storia.
«Dalle inchieste che stanno emergendo su Manifesto e Sabot.Media, ad esempio, è chiaro che è un attacco molto strutturato e che potrebbe non fermarsi alla dimensione collettiva», dice il collettivo a Domani spiegando la propria scelta.
«D'altronde il meccanismo della designazione nella lista OFAC non è un meccanismo legale, ma è un vero e proprio editto amministrativo contro cui non esiste vera e propria battaglia legale, politica o tecnica - livello a cui negli anni abbiamo cercato di fare fronte -, e che potenzialmente espone ad effetti a catena abbastanza imprevedibili dato che la lista può venire arricchita di nomi e soggetti a seconda delle decisioni del governo statunitense».
Gli attivisti ci tengono, poi, a sottolineare che il progetto è nato: «per proteggere le persone e la loro riservatezza, il loro diritto a lottare, ma se diventiamo una potenziale fonte di pericolo, per noi non ha senso continuare a esistere in questa forma». E auspicano: «Forse la nostra fine può trasformare la situazione in un problema di tutti e non in un problema di qualcuno, o peggio di nessuno».
La ricostruzione di Sabot Media
Secondo quanto ricostruito dal giornale indipendente Sabot Media, dopo l’assassinio di Charlie Kirk, nel settembre 2025, negli Stati Uniti si rafforza una campagna politica contro “Antifa”. Il termine, nato dall’Antifaschistische Aktion tedesca del 1932, oggi non indica un’unica organizzazione, ma gruppi e attivisti antifascisti diversi e senza una struttura centrale.
L’analista conservatore Kyle Shideler propone allora di colpire non solo chi commette eventuali violenze, ma anche chi fornisce servizi, finanziamenti o infrastrutture a queste reti. La proposta arriva alla Casa Bianca, dove Andy Ngo - giornalista e commentatore conservatore noto per le sue campagne contro i movimenti antifascisti di Portland - chiede di estendere le designazioni terroristiche anche a gruppi stranieri.
Poco dopo, un sito di Portland ospitato su NoBlogs, piattaforma gestita da Autistici/Inventati, porta il collettivo italiano dentro questa vicenda. Si arriva, così, al 26 agosto del 2026 e alle sanzioni per A/I. Secondo Sabot Media resta, però, ignoto chi abbia avviato formalmente il dossier contro il collettivo italiano.
Lo scorso 16 luglio il sottosegretario Emanuele Prisco, di Fratelli d’Italia ha preso parte alla conferenza organizzata da Rubio denominata “Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism” in cui potrebbero anche aver parlato della questione italiana.
L’attacco hacker contro A/I
Due giorni dopo il 26 agosto, secondo quanto ricostruito da Il Manifesto, NoBlogs, piattaforma gestita dal collettivo, subisce un’intrusione informatica. Per alcuni minuti viene ribattezzata “Trumpblogs” e vengono sottratti indirizzi email e password cifrate degli utenti. L’attacco è rivendicato su X da @astrarce e rilanciato da Jennica Pounds, influencer trumpiana con competenze informatiche e legami con il Pentagono, che nei giorni successivi pubblica una mappa dei siti ospitati da NoBlogs e sostiene che le autorità statunitensi dispongano dei dati raccolti.
Non ci sono prove che l’attacco sia stato commissionato dal governo Usa, ma la vicinanza temporale, i rapporti tra i soggetti coinvolti e il crescente intreccio tra apparato pubblico, contractor privati e influencer conservatori, lasciano dubbi inquietanti
L’appello di EDRi
EDRi, la principale rete europea per i diritti digitali, ha espresso piena solidarietà ad Autistici/Inventati, definendo la designazione statunitense un attacco non solo al collettivo, ma anche alle infrastrutture indipendenti di Internet e alla sovranità europea.
Secondo EDRi, colpire un provider per i contenuti pubblicati dai suoi utenti crea un precedente pericoloso: rischia di assimilare la fornitura di strumenti generici - email, hosting, blog, servizi cifrati - a una forma di sostegno al terrorismo.
Le conseguenze, inoltre, si estendono ben oltre gli Stati Uniti, perché banche, registrar e altri intermediari europei possono interrompere i rapporti per timore di sanzioni secondarie. EDRi chiede quindi a Washington di revocare la designazione e all’Unione europea e al governo italiano di proteggere le organizzazioni europee dagli effetti extraterritoriali di misure adottate senza un procedimento giudiziario.
La preoccupazione di Internet Society
La sezione italiana di Internet Society prende posizione sulla disabilitazione di autistici.org, il dominio di Autistici/Inventati, servizio di hosting non profit con sede in Italia, dopo la designazione da parte del governo statunitense come «terrorista globale appositamente designato».
In una lettera ai vertici di Public Interest Registry (PIR) e Internet Society, inviata per conoscenza anche a ICANN ed EURALO, Internet Society Italy parla di «forte preoccupazione» e mette in guardia dai possibili effetti di questa decisione. Non esistono, sostiene, prove che Autistici/Inventati abbia partecipato o fornito sostegno ad attività terroristiche. La designazione sembrerebbe invece legata alle azioni di alcuni utenti dei suoi servizi e alle «chiare connotazioni politiche» del gruppo.
Per Internet Society Italy il principio in gioco è più ampio: «l'idea che qualsiasi fornitore di servizi email o web possa essere etichettato come organizzazione terroristica a causa delle azioni di uno dei suoi utenti» e che un gruppo possa essere «rimosso da internet a livello globale senza alcun controllo giudiziario» dovrebbe preoccupare chiunque creda in «un internet aperto e libero».
Nel mirino c'è anche PIR, che gestisce il dominio .org. La sezione italiana riconosce che, essendo un ente statunitense, potrebbe non aver avuto scelta di fronte agli ordini del governo Usa. Ma considera la decisione incompatibile con la promessa di .org come «casa sicura e naturale» per le organizzazioni non profit di tutto il mondo.
Per questo chiede a PIR e Internet Society di costruire «adeguate difese giuridiche» per evitare che un caso simile si ripeta. La questione, conclude la lettera, è chi possa decidere «chi ha il diritto di mantenere o perdere un dominio .org in qualsiasi parte del mondo».
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