Dopo il blocco del dominio, di PayPal e la sospensione conto del Collettivo italiano su Banca Etica, l’eurodeputato Benifei porta il caso alla Commissione. Pounds, intanto, che lavora per il ministero della Difesa americano, con gli oltre 7mila blog ospitati dalla piattaforma gestita dagli hacker ha creato i TrumpBlogs
In che modo l’Unione europea intende salvaguardare la sua autonomia normativa? E come tutela chi utilizza le sue infrastrutture digitali? Sono queste le domande che gli europarlamentari dell’alleanza progressista dei Socialisti e Democratici, S&D, guidati dall’eurodeputato del Pd Brando Benifei, porteranno giovedì 3 settembre al Parlamento Ue. Un’interrogazione a risposta scritta per chiedere alla Commissione conto delle conseguenze che la designazione statunitense del collettivo italiano Autistici/Inventati (A/I) come entità terroristica sta avendo su di loro e sui servizi che forniscono agli utenti, senza che né le autorità Ue né quelle italiane abbiano fatto accertamenti o riscontrato illeciti.
Come sottolineano gli eurodeputati, la designazione Usa colpisce un’infrastruttura per presunte condotte poste in essere dai suoi utenti, senza che siano state rese pubbliche le prove del fatto che A/I abbia consapevolmente agevolato attività terroristiche. E «questa sovrapposizione solleva preoccupazioni in materia di garanzie procedurali e libertà di espressione, nel contesto della più ampia offensiva dell’amministrazione Trump contro i movimenti dell’estrema sinistra, e appare in contrasto con i principi dell’Unione europea in materia di responsabilità degli intermediari e Stato di diritto».
La designazione Usa resa pubblica dal dipartimento di Stato e del Tesoro americano lo scorso 26 agosto, infatti, inserisce A/I nella lista dei soggetti sottoposti a sanzioni non per aver compiuto materialmente attentati, ma per aver fornito «un’ampia gamma di servizi», come chat, e-mail, hosting web, strumenti per videoconferenze e streaming «a gruppi marxisti, anarchici e ad altre organizzazioni estremiste di sinistra in Europa e altrove».
Secondo gli Stati Uniti, quindi, il gruppo farebbe parte di una campagna transnazionale per destabilizzare il paese perché ha fornito le infrastrutture digitali «a cellule antifa e ad altri estremisti violenti di sinistra, inclusa un’organizzazione terroristica straniera» (riconosciuta nel Pkk). Ma per supportare questa tesi non è stata fornita alcuna prova e in corso pare non esserci alcuna indagine.
Sovranità europea
«In Europa un provider risponde solo se sa di contenuti illegali e non interviene, non per chi sono i suoi utenti. Qui invece viene colpito l’intermediario in quanto tale: un’associazione di volontari che da vent’anni offre gratuitamente email e hosting per proteggere la privacy degli utenti, alla luce del sole. Nessun ordine di rimozione, nessun giudice, nessun accertamento di un’autorità italiana o europea. Accostare chi fornisce un servizio digitale a chi, usandolo, avrebbe commesso reati è privo di fondamento giuridico: con lo stesso criterio andrebbe incriminato ogni operatore di posta elettronica al mondo», commenta a Domani l’economista dell’innovazione ed esperta di politiche digitali Francesca Bria.
Come evidenzia, in due giorni sito, email e conto di A/I sono spariti non per la forza del caso giuridico, che nessun tribunale ha verificato, «ma per dipendenza: il dominio è gestito da un registro americano, la banca e il circuito di pagamento temono le sanzioni americane. Può succedere a qualsiasi fornitore europeo di comunicazioni sicure».
Subito dopo la designazione Usa, infatti, il sito autistici.org è diventato inutilizzabile, in quanto la no profit che gestisce il dominio .org è statunitense. L’account PayPal del collettivo è stato bloccato e anche Banca Etica, con sede in Italia, ha dovuto sospendere l’operatività del conto di A/I e ha fatto sapere che per il rischio di sanzioni secondarie «è purtroppo probabile che sarà costretta alla sua successiva chiusura», si legge nel documento in cui chiede alle associazioni di categoria e al ministero dell’Economia supporto per una soluzione che permetta di mantenere il conto operativo senza mettere a repentaglio gli account degli altri utenti. I soci di Banca Etica hanno anche lanciato una petizione per evitare la chiusura del conto di A/I e che delle norme anti-terrorismo vengano utilizzate contro il dissenso.
Il fatto che Banca Etica abbia sospeso il conto per Bria chiama in causa l’Europa. «È una questione di sovranità digitale: un governo straniero non può decidere quali organizzazioni europee restano online. Gli strumenti ci sono, dal regolamento contro le leggi extraterritoriali alla sentenza della Corte di giustizia per cui una lista di sanzioni americana non basta a chiudere un conto. Vanno usati adesso. Sovranità digitale significa controllare democraticamente le infrastrutture critiche da cui dipendiamo».
La condanna del Pd
A esprimere forte preoccupazione per la decisione dell’amministrazione Trump su A/I c’è anche Stefania Bonaldi, responsabile Innovazione del Pd: «È l’ennesimo atto unilaterale deciso a Washington, senza processo e senza contraddittorio, che produce effetti immediati in Italia. Agiremo in tutte le sedi competenti per contrastare questo provvedimento e tutelare i cittadini europei da uno schema già visto, come avvenne con le sanzioni ai giudici della Corte Penale Internazionale. Nessun potere extraeuropeo può stabilire chi ha diritto ad avere un conto, un’email o un’identità digitale in Europa».
Secondo Bonaldi, la destra sta strumentalizzando una decisione presa all’estero per fare polemica interna, tirando in ballo Paolo De Rosa, che in questi giorni è stato attaccato dai giornali di destra, in quanto legato ad AI ODV, l’organizzazione che gestisce legalmente l’infrastruttura di A/I. De Rosa, informatico, oggi funzionario della Commissione europea ed ex dirigente della trasformazione digitale di Palazzo Chigi (dal 2018 alla fine del 2022, quindi per un paio di mesi anche per il governo Meloni) è «un professionista di alto profilo a cui va la nostra totale solidarietà», commenta Bonaldi. Che, però, «non ha, né ha mai avuto, rapporti di collaborazione o incarichi nel Pd come numerosi altri esperti, ha semplicemente offerto il suo contributo tecnico, ove richiesto, sulle politiche digitali, materia oscura al Governo Meloni. Che si proclama “patriota” e non ha invece speso una parola, di fronte a un governo straniero che spegne infrastrutture in Italia».
TrumpBlogs
Ma non c’è soltanto l’impatto extraterritoriale della designazione statunitense del collettivo A/I come entità terroristica che dovrebbe destare l’attenzione delle autorità locali. Anche il collegamento – almeno temporale – tra l’inserimento degli hacker nella black list del segretario di Stato americano e la pubblicazione di un dossier online sugli oltre 7mila blog ospitati da NoBlogs, la piattaforma di blogging gestita da A/I, merita attenzione. Il 31 agosto, infatti, su DataRepublican, la piattaforma gestita dalla data analyst americana Jennica Pounds, conosciuta online con lo stesso nome del sito (DataRepublican, appunto), sono apparsi i TrumpBlogs («precedentemente noti come NoBlogs», si legge ironicamente accanto al nome). Una mappa interattiva che indicizza e mette in relazione le migliaia di blog ospitati sulla piattaforma NoBlogs con l’obiettivo di identificare, classificare e rendere navigabile quella che Pounds considera una rete internazionale dell’estrema sinistra militante.
La data analyst, che da luglio 2026 lavora per il dipartimento della Difesa Usa – anche se non è chiaro con quale mansione – già conosciuta per la sua vicinanza al Doge di Elon Musk, nel post con cui ha lanciato i TrumpBlogs ha spiegato di averlo fatto senza che nessuno l’avesse commissionato, gratuitamente, nel tempo libero. In successive dichiarazioni ha però specificato di aver «segnalato alle autorità tutti i nomi che ha individuato».
Qualche giorno prima della pubblicazione dei TrumpBlogs, il collettivo A/I aveva denunciato pubblicamente una violazione di NoBlogs, senza poter escludere l’accesso al database degli utenti: «Un soggetto non identificato ha ottenuto per circa due ore accesso privilegiato a NoBlogs sfruttando una vulnerabilità software, modificando la homepage». Il 28 agosto Pounds aveva pubblicato, sempre su DataRepublican, Dsa Explorer. Una mappa interattiva di persone, organizzazioni e progetti collegati ai Democratic Socialists of America e «a una più ampia rete di solidarietà anti-imperialista», nella quale si può cliccare su un’organizzazione, una persona o un progetto e seguirne i collegamenti.
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