Il riscaldamento climatico mette sotto stress i cavi sotterranei proprio quando c’è più richiesta di elettricità. Nella capitale si è toccato il picco della domanda. Così nei quartieri più periferici la luce salta
La seconda ondata di calore di quest’estate si è portata dietro ancora una volta una lunga scia di interruzioni improvvise della fornitura di energia elettrica, con blackout disseminati in tutta Italia a macchia di leopardo. Dove il caldo si fa più intenso, la richiesta di energia per i condizionatori esplode, e il sovraccarico della rete arriva puntuale.
Gli ultimi casi sono stati a Palermo, dove il consigliere comunale Natale Puma ha detto di aver diffidato la società che gestisce la rete. O in Sardegna, dove l’associazione di consumatori Adiconsum ha denunciato sospensioni della fornitura fino a 24 ore. E anche a Roma, dove si susseguono le segnalazioni.
A Borghesiana, zona a sud est della capitale, il Comitato di quartiere lamenta interruzioni a catena da oltre una settimana. Ma, a partire da lunedì 21, «la situazione è precipitata in un attimo, trasformandosi in un appuntamento fisso e drammatico. Non parliamo di brevi sbalzi di tensione, ma di una vera e propria interruzione programmata e forzata del servizio che si ripete senza sosta da oltre 72 ore», spiega a Domani Giuseppe Imbesi, presidente del Comitato. La vita in quartiere si è praticamente bloccata. «Quando manca la luce, anche i telefoni cellulari perdono la linea».
Troppe richieste per i condizionatori e cavi troppo caldi
La società che si occupa delle infrastrutture elettriche della città eterna è Areti, proprietà a sua volta di Acea, la multiutility partecipata da Roma Capitale. Loro fonti fanno sapere che a Borghesiana la domanda contemporanea di elettricità sulla rete di bassa tensione da parte di tutti gli utenti è stata così elevata da far scattare l’interruttore dalla cabina primaria.
Praticamente quello che succede in una casa quando la richiesta di elettricità è troppo elevata: salta il contatore. Ma il caso di Borghesiana non è stato l’unico: a partire da giovedì 16 nel tardo pomeriggio, le richieste di intervento hanno infatti iniziato a piovere sulle centraline della società.
Seconda la mappatura realizzata da Areti, nella mattina del 23 luglio si sono verificate ancora circa una ventina di interruzioni di servizio, la maggior parte delle quali verranno risolte nel giro di un’ora e mezza, secondo la società stessa.
«Con le temperature elevate la capacità del sottosuolo di smaltire il calore prodotto dai cavi elettrici nel loro funzionamento normale diminuisce di molto, quindi i cavi si surriscaldano. L’uso intensivo dei condizionatori aumenta invece la corrente lungo la rete, e questi due fattori insieme portano a un numero di guasti superiore a quelli per cui le reti sono progettate», spiega a Domani il professore di sistemi elettrici del Politecnico di Milano Maurizio Delfanti.
Record di richiesta di energia
Quelli appena passati sono stati però giorni davvero fuori dall’ordinario: con 2,3 gigawatt di elettricità durante il picco, mai come nella sua storia Areti aveva visto una simile quantità di energia convogliata sulle sue reti. Un inedito, soprattutto se si pensa che il valore medio annuale è di 1,4 gigawatt. Ma il riscaldamento globale causato dai combustibili fossili costringerà sempre più le società di gestione a fare fronte a richieste simili durante il periodo estivo.
Per questo, Areti da giugno opera praticamente in assetto emergenziale, con 600 persone in grado di rispondere ai guasti della rete nel corso della giornata. Anche con questi numeri, a Borghesiana sono state però necessarie sei ore per ripristinare il servizio.
Fortunatamente, a cedere sono state solo alcune reti di bassa tensione, e non quella di media. Areti ha infatti investito negli ultimi tre anni oltre un miliardo di euro per sostenerla, andando ad analizzare quali fossero le parti più a rischio e rafforzandole con cavi supplementari.
Oggi la società investe mediamente 230 euro all’anno per ogni cliente, contro una media italiana di 70. Tutti i quartieri di Roma sulla rete di media tensione godono così di diversi percorsi alternativi per poter ricevere la corrente. Ed è stato proprio questo ad aver evitato blackout generalizzati negli scorsi giorni.
Per Delfanti, la soluzione è proprio che i gestori della rete – che in Italia è per la maggior parte in mano a e-Distribuzione – investano in maniera proattiva. «In passato hanno perlopiù ragionato in ottica reattiva, cioè un utente mi chiede più potenza, e io sistemo la rete in modo da portargliela», dice il professore.
Ma quella di Areti rimane comunque la rete più grande d’Italia, con oltre 32.000 km di cavi. E, purtroppo, i quartieri più periferici e senza una pianificazione urbanistica adeguata finiscono per essere quelli più esposti. Proprio come nel caso della Borghesiana. «Viviamo con l'ansia che la luce vada via da un momento all'altro perché nessuno ci dice niente», si lamenta Imbesi. Quello della crisi climatica che colpisce le aree situate nei contesti più difficili è d’altronde un ritornello che ritorno a qualsiasi latitudine.
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