Ogni volta che arriva la bolletta, per molti il primo pensiero è questo: “Ecco il costo della transizione ecologica”. È un senso comune che si è diffuso rapidamente, alimentato da narrazioni semplificate: l’idea che le rinnovabili e le regole per limitare l’inquinamento siano le responsabili del salasso economico delle famiglie. Eppure, questa percezione è profondamente falsa e va esattamente nella direzione opposta alla realtà.

Oggi più che mai, ci sembra urgente aprire uno spazio di confronto per rovesciare questa narrazione. Dobbiamo guardare in faccia le contraddizioni del nostro sistema energetico per capire che la nostra vulnerabilità non nasce dal desiderio di un mondo più pulito, ma dalla nostra dipendenza da un mondo vecchio.

Guardare l’attualità

Basta guardare all’attualità: siamo appesi, ormai da mesi, al conflitto in Iran, con il costo dell’energia che oscilla freneticamente in base all’andamento dei bombardamenti. Quando è arrivata la notizia di un possibile accordo, i prezzi sono crollati. Questo ci racconta la verità: il costo dell’energia non è dettato dalla transizione, ma dalla fragilità di un sistema fossile concentrato nelle mani di pochi “petrostati” e da infrastrutture, come le grandi centrali, che sono facili bersagli in tempi di guerra. Le fonti rinnovabili, distribuite e locali, rappresentano invece la nostra vera assicurazione sulla vita, l’unica via verso una sicurezza che non dipende dai conflitti che stanno esplodendo in giro per il mondo.

Ma c’è anche un nodo politico ed economico, spesso strumentalizzato: il sistema Ets, l’Emissions Trading Syste, su cui proprio ieri la Commissione europea ha avanzato una proposta di revisione. Per capire come funziona, immaginiamo l’Ets come un sistema che impone a chi inquina di pagare un prezzo. L’Europa dice alle grandi centrali e alle industrie: «Potete emettere CO2, ma solo fino a un certo tetto, che ogni anno diventa più stretto. Se superate il limite o volete continuare a emettere, dovete comprare dei “permessi”». Lo scopo è rendere il carbone e il gas meno convenienti rispetto alle energie pulite.

Purtroppo, pur mantenendo gli obiettivi climatici, la proposta della Commissione rallenta la riduzione delle quote di emissione andando incontro alle posizioni della destra e scegliendo clamorosamente di rinunciare al proprio vantaggio strategico e all'unica carta da giocarsi nel contesto internazionale, ovvero la capacità di innovare. Anche perché i proventi di queste vendite dovrebbero essere usati dagli Stati per finanziare la transizione e aiutare i cittadini, a cominciare dai più fragili e da quelli che si trovano a lavorare in settori vecchi colpiti dalla transizione energetica.

Anche in Italia il problema è che questo strumento viene raccontato come una tassa ingiusta, mentre il vero scandalo è come lo Stato gestisce il denaro che ne deriva. Tra il 2012 e il 2024, le aste Ets hanno fruttato all’Italia oltre 18 miliardi di euro. Eppure, solo il 9 per cento è stato investito in azioni climatiche e il resto non si sa come sia stato utilizzato.

Fisco ed Ets

Mentre altri Paesi europei – come la Germania – usano questi fondi per ristrutturare le case e abbassare le bollette, noi abbiamo mancato l’opportunità di usarli per proteggere le famiglie vulnerabili. Aggiungiamo a questo una fiscalità distorta: in Italia, l’elettricità è tassata notevolmente, con oneri che arrivano a pesare per circa il 35 per cento del valore della bolletta. È una scelta politica che protegge i consumi di gas (e gli interessi dei grandi produttori del fossile), rendendo più costoso utilizzare tecnologie elettriche più efficienti, come le pompe di calore.

In pratica, chi vorrebbe risparmiare passando all'elettrico si trova di fronte a un muro di tasse, che nel nostro Paese nel settore domestico sono fino a 4 volte superiori per l’elettricità rispetto al gas. Questa è la trappola: stiamo spingendo la parte maggioritaria della popolazione italiana verso la povertà e la vulnerabilità energetica non perché la transizione sia costosa, ma perché non stiamo governando la transizione con equità. Per questo abbiamo bisogno di maggiore consapevolezza e di smontare il grande inganno comunicativo portato avanti, per ultimo, da questo governo.

Per questo, il Forum disuguaglianze e diversità, insieme a molte altre realtà sociali e ambientali, sta lavorando per capire come si intrecciano bollette, politica fiscale e crisi climatica, e come contrastare l’impatto sociale della transizione delineando un vero e proprio welfare energetico climatico che mostri il legame tra crisi climatica, povertà energetica e disuguaglianze. Pensiamo sia necessario costruire un nuovo consenso intorno alla transizione ecologica, che parli alle persone vulnerabili, rovesciando la propaganda fossile. La transizione ecologica può e deve essere il motore per ridurre le disuguaglianze, garantendo a tutti – a partire da chi oggi è più in difficoltà – sicurezza climatica e dignitoso benessere energetico.


*Vittorio Cogliati Dezza (Forum disuguaglianze e diversità)
Rossella Muroni (Nuove rigenerazioni) 

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