Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento. Erano scesi in piazza in segno di solidarietà ai familiari di Abderrahim Fakir. Sulle indagini riguardanti la morte del 42enne la nota dei pm in risposta al legale Anselmo: «Noi magistrati garantiamo terzietà»
La procura di Bologna ha aperto un fascicolo con dodici indagati per gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, avvenuti la sera del 20 luglio, come protesta per la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne morto il giorno prima nel rione Pilastro durante un fermo della polizia.
L'indagine è affidata al pm Stefano Dambruoso e gli indagati sono accusati, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento. Tra questi c'è anche il 20enne che venne arrestato durante i disordini e poi rimesso in libertà il giorno successivo con un divieto di dimora nella Città metropolitana di Bologna su decisione della giudice Claudia Gualtieri, all'esito dell'udienza della convalida. Per lui il processo comincerà il 9 settembre.
Intanto la procura guidata da Paolo Guido ha risposto alle richieste del legale della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, sulla necessità di sollevare la squadra mobile dalle indagini sul 42enne. «La garanzia migliore per la terzietà e la distanza tra i fatti e chi indaga è il coordinamento dei magistrati», ha fatto sapere il pool di pm titolare dell’inchiesta. Si tratta dei Domenico Ambrosino e la Francesca Arienti, insieme alla procuratrice aggiunta Morena Plazzi.
Ieri il capo della polizia ha visitato, per un saluto, la Questura di Bologna e lì ha incontrato i familiari di Fakir, sentiti nei giorni scorsi da pubblici ministeri.
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