È stato constatato che l’Italia non ha rispettato i propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, «non eseguendo correttamente la richiesta della Corte di arresto e consegna» del torturatore libico «mentre si trovava sul territorio italiano». Non ha consultato e cooperato «con la Corte per risolvere le presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta corrente di estradizione»
La Corte penale internazionale ha segnalato l’Italia all’assemblea degli stati membri «per inadempimento a una richiesta di cooperazione» nell’ambito del caso Almasri, il torturatore libico rimpatriato su un volo dei servizi segreti.
In una nota la Corte fa sapere che il 29 gennaio scorso la presidenza ha trasmesso al presidente dell’Assemblea degli stati parte la decisione di deferimento, ricordando che il 17 ottobre 2025, la Camera preliminare aveva emesso una «decisione sull’inadempimento da parte dell’Italia a una richiesta di cooperazione», nella quale si constatava che l’Italia non ha rispettato i propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri.
L’Italia non ha eseguito «correttamente la richiesta della Corte di arresto e consegna di Almasri mentre si trovava sul territorio italiano» e non ha consultato e cooperato «con la Corte per risolvere le presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta corrente di estradizione».
Mercoledì l’Italia è stata convocata a un incontro con il Bureau (l’organo esecutivo dell’assemblea) per spiegare come intende comportarsi in futuro e collaborare con la Corte. Un rappresentante del nostro paese ha partecipato alla riunione dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea «per discutere le implicazioni della decisione della Corte in merito alla sua non cooperazione». Il Bureau presenterà una relazione sulle azioni intraprese, unitamente a eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell’assemblea.
Le reazioni
«Per la prima volta nella storia l’Italia viene deferita all’Assemblea degli Stati membri della Cpr per “inadempienza a una richiesta di cooperazione”», ha commentato il segretario di +Europa, Riccardo Magi, definendolo «un altro triste primato di Giorgia Meloni, di cui ogni italiano dovrebbe vergognarsi». Una pagina buia per il nostro paese, per la sua cultura giuridica, ha continuato Magi, che ha ricordato: «Aver favorito la fuga di Almasri, riaccompagnato in Libia con aereo di Stato come fosse un eroe invece che un torturatore, è stata una gravissima violazione delle norme internazionali con tanto di omissione di un atto dovuto».
Il generale libico, arrivato il giorno prima dalla Germania, era stato arrestato a Torino lo scorso 19 gennaio. Due giorni dopo la Corte d’appello di Roma non ha convalidato l’arresto a causa di un cavillo giuridico che il ministro della Giustizia Carlo Nordio, avvisato sin da subito dell’arresto, poteva sanare. Un vizio di forma che, pertanto, è rimasto: lo stesso giorno del rilascio Almasri è stato poi ricondotto in Libia sul volo gestito dai servizi segreti.
© Riproduzione riservata


