Oltre la metà degli occupati ritiene la propria retribuzione non adeguata al lavoro che svolge, il 36 per cento si dice soddisfatto, mentre il 6 per cento preferisce tacere. Per il 55 per cento dei dipendenti la busta paga non consente di risparmiare: un’opinione con cui non concorda un terzo degli intervistati. È la fotografia che arriva dal nono Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, presentato alla presenza di Chiara Gribaudo, presidente della commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.

Dal documento emerge una certa propensione a cambiare spesso lavoro per guadagnare di più: il job hopping, cioè il cambio frequente di azienda, è per il 32 per cento degli occupati più efficace della fedeltà a una singola azienda per ottenere retribuzioni più alte. Non mancano poi i malesseri diffusi: al 68 per cento degli occupati capita di provare forme di fatigue, con estrema stanchezza psicofisica ed emotiva, mentre il 54 per cento parla di ergofobia, cioè “terrore” all’idea di recarsi al lavoro.

Lavorare per vivere

Per l’88 per cento degli intervistati, avere più tempo per sé stessi e il proprio benessere dovrebbe essere «un diritto per tutti». Il 71 per cento pensa che ci siano le condizioni tecnologiche ed economiche per tagliare il tempo dedicato al lavoro, abbracciando la via della settimana corta. La pensa così l’82 per cento dei 18-34enni e il 72 per cento dei 35-49enni.

Inoltre, ricevere e-mail, messaggi o telefonate fuori dall’orario d’ufficio mette ansia a quasi metà degli occupati, con il 44 per cento che pratica il right to disconnect. Anche qui saltano all’occhio le differenze generazionali: non risponde a sollecitazioni fuori dall’orario di lavoro il 57 per cento dei giovani, il 47 per cento dei 35-49enni e il 33 per cento degli over 50.

Lo spettro dell’Ia

Dal report dell’istituto di ricerca fondato da Giuseppe De Rita emerge anche che il 37 per cento degli occupati italiani utilizza l’intelligenza artificiale sul lavoro. Il 43 per cento dei dipendenti teme di essere sostituito dall’Ia, mentre il 55 per cento pensa che i superiori ripongano più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori in carne ed ossa. Tutti segnali di malessere che si traducono in un dato finale: oltre la metà dei dipendenti preferirebbe un’azienda in cui si trova bene, anche a costo di guadagnare di meno.

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