La Fraternità sacerdotale San Pio X ignora gli appelli e sfida papa Leone XIV consacrando quattro vescovi senza mandato papale: «Pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la chiesa». Scomunicati automaticamente come nel 1988
Era chiaro dalla macchina preparativa messa in moto, dalla chiusura al dialogo e anche dalla risposta priva di spiragli all’estremo appello di papa Leone XIV. Ora, nella mattinata del 1° luglio 2026, è successo. Il gruppo ultratradizionalista della Fraternità sacerdotale San Pio X (fondato dal vescovo francese Marcel Lefebvre in opposizione alle riforme del Concilio Vaticano II) è di fatto rientrato di nuovo in una situazione di scisma dalla chiesa di Roma, con l’ordinazione di quattro vescovi avvenuta senza mandato papale.
Le ordinazioni
Il copione è lo stesso del 1988, quando Lefebvre, da anni già sospeso a divinis, dopo aver rifiutato ripetuti tentativi di dialogo della Santa sede, aveva compiuto esattamente questo gesto, incorrendo nella scomunica latae sententiae (ovvero automatica). Scomunica poi ritirata da papa Benedetto XVI, nel 2009, per cercare di favorire un ritorno della FSSPX in seno alla chiesa. Ma né le aperture di Benedetto – che nel 2007 aveva anche liberalizzato la messa in latino – né i successivi tentativi di dialogo di papa Francesco (che poi ha però limitato fortemente la messa in rito antico con Traditionis Custodes nel 2021).
Sotto un tendone fuori dal seminario di Ecône, davanti a migliaia di persone venute e con una cerimonia trasmessa in streaming, lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono stati consacrati da monsignor Alfonso de Gallareta e da monsignor Bernard Fellay, due dei quattro vescovi ordinati nel 1988 da Lefebvre.
L’omelia
«Noi dobbiamo essere pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la chiesa», ha detto il superiore della FSSPX don Davide Pagliarani nella sua omelia. «Il più grande sacrificio che Dio possa chiederci è essere trattati da ribelli mentre noi vogliamo servire e amare la chiesa come una madre. Che sacrificio Dio ci chiede: essere considerati ribelli ma noi vogliamo servire la chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere aiutata».
Una posizione che non trova accoglienza dalle gerarchie cattoliche: un prelato le cui simpatie certamente non possono essere definite progressiste come il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto del Sant’Uffizio, intervistato dal Corriere della Sera ha detto: «Non può essere che un gruppo di cattolici definisca sé stesso come l’unica presenza della verità cattolica contro i papi, i vescovi, i concili».
«Paradossalmente», ha aggiunto, «sono più protestanti dei protestanti. Si comportano come Lutero cinque secoli fa: accetterò il papa quando il papa accetterà la mia idea di tradizione. Tutto questo è ridicolo».
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