Il 1° luglio la Fraternità di San Pio X procederà all’ordinazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio, un atto che prevede la scomunica immediata. Dietro la disputa, il conflitto sull’accettazione o meno del Concilio Vaticano II
Ormai non si torna più indietro. Il 1° luglio 2026 alle ore 9 davanti al seminario di Ecône, in Svizzera, la Fraternità sacerdotale S. Pio X (Fsspx), fondata nel 1970 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, procederà alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio, il che comporterà l’accusa di scisma e la scomunica latae sententiae, cioè immediata, sia per chi verrà ordinato vescovo sia per coloro che procedono all’ordinazione.
L’ennesimo capitolo del conflitto fra il gruppo ultratradizionalista dei lefebvriani e la Santa sede si sta per chiudere dunque come sempre è avvenuto negli ultimi 40 anni, cioè con un muro contro muro inappellabile da entrambe le parti.
Nel 1988, monsignor Lefebvre ordinò i primi quattro vescovi senza l’autorizzazione del papa, il che comportò la scomunica per i celebranti come per i nuovi vescovi. Oggi la Fraternità, che evidentemente ha bisogno di rinnovare la propria gerarchia visto che due dei quattro sono nel frattempo deceduti, ha deciso di giocare nuovamente la carta delle nomine senza mandato pontificio, scrivendo così una nuova pagina della frattura con la chiesa di Roma.
In effetti, come ha spiegato il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, lo scorso 13 maggio in un comunicato che precisava la posizione vaticana, «questo gesto costituirà un atto scismatico e l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa».
Dopotutto il codice di diritto canonico è estremamente chiaro, trattandosi di una materia particolarmente sensibile per la Santa sede, si stabilisce infatti che sia «il Vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno Vescovo e sia chi da esso ricevette la consacrazione, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica». In sostanza si tratta di un aperto disconoscimento dell’autorità del papa.
Dialogo tra sordi
Se queste sono le norme, va ricordato come dall’inizio di febbraio – quando i lefebvriani hanno annunciato le ordinazioni – è cominciato un dialogo tra sordi: il Vaticano ha cercato di aprire uno spiraglio alla Fraternità, dicendo che vi era la possibilità di discutere le modalità di adesione al Concilio Vaticano II, a patto che i lefebvriani rinunciassero alle ordinazioni del primo luglio.
Don David Pagliarani, il superiore della Fraternità, ha risposto sottolineando che non c’era, da parte vaticana, la volontà di aprire una vera discussione teologica per far restare all’interno della chiesa chi non riconoscesse gli insegnamenti conciliari.
Si è andati avanti così fino ai giorni scorsi, quando il 24 giugno, con un lettera aperta, il gruppo scismatico ha diffuso una «professione integrale di fede cattolica» rivolta al papa e ai cardinali che prendevano parte al concistoro straordinario convocato dal pontefice, per ribadire la loro fedeltà formale al papa. Sì, perché tale professione escluda naturalmente tutto ciò che viene considerato come un errore dottrinale grave, originato dal modernismo.
«Tornate sui vostri passi»
L’ultimo appello rivolto dal pontefice alla Fraternità, pubblicato dal Vaticano la mattina del 30 giugno, va letto in questo flusso di comunicazione: toni dolenti e drammatici nella forma, ma nessun cedimento nella sostanza. «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore – scrive Leone nella missiva diretta a don Pagliarani – tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione».
«La Chiesa è disponibile – prosegue – a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito santo può rendere possibile e fecondo. Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori».
«Per l’autorità ricevuta da Cristo – conclude il pontefice – con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore immacolato di Maria, Madre del buon consiglio».
L’unità al primo posto
Un appello a fermarsi che è precondizione necessaria a ogni ulteriore ipotesi di dialogo. Leone del resto, è stato eletto anche per salvaguardare l’unità della chiesa. E in tal senso sta operando di fronte ai lefebvriani: con quale ragione fondata potrebbe infatti mettere in discussione decenni di lavoro e di impegno per dare seguito ai documenti conciliari sul dialogo interreligioso, sulla libertà religiosa, sulla chiesa sinodale, sul ruolo di laici e donne, sui temi di quella dottrina sociale che oggi fanno della Chiesa e del Vangelo un punto di riferimento per milioni di credenti e non credenti?
Entrare in rotta di collisione con interi episcopati o con buona parte di essi, per garantire un posto a un gruppo che professa la propria avversione totale per la modernità sotto qualsiasi veste essa si presenti, non sembra un buon affare per la Chiesa e per il papa, per questo pure il pragmatico Leone non sembra voler dare troppa corda alla Fraternità di Econe.
Che ha comunque risposto all’appello con un lettera di don Pagliarani che come accaduto in questi mesi, non lascia intravedere margini di ripensamento: «Sono stato profondamente toccato dalla Sua paterna sollecitudine. Da tempo avrei desiderato avere l’occasione di incontrarla per esprimerle personalmente il nostro sincero desiderio di servire la Chiesa. Purtroppo, questa occasione non si è presentata».
E ancora: «Le chiederei di riflettere su due fatti molto semplici. Anzitutto, la Fraternità è già stata dichiarata scismatica nel 1988, per ragioni e in circostanze del tutto analoghe a quelle odierne; e tuttavia, dopo tanti anni, oggi ci parliamo come un padre con suo figlio. Vostra Santità mi esorta paternamente a evitare uno scisma che, teoricamente, avrebbe già avuto luogo. Non ritiene che questo stesso atteggiamento, del quale apprezzo profondamente la sollecitudine, costituisca precisamente la prova che la Fraternità non è né scismatica né ostile alla Chiesa?» Pagliarani conclude rilanciando la palla nel campo “avversario”: «Da molto tempo, ancor prima della sua elezione, prego santa Rita per l’attuale situazione. Ho visto nell'elezione di un papa agostiniano un segno di speranza. Sono certo che la santa intercederà. Non è mai troppo tardi».
Sarà, ma le due posizioni appaiono, oggi più che mai, inconciliabili. Non a caso, quasi in contemporanea con la lettera-appello ai lefebvriani il papa ha nominato una religiosa, suor Alessandra Smerilli, quale nuovo prefetto di uno dei dicasteri vaticani più importanti, quello per lo Sviluppo umano integrale. Segno che Prevost non intende rallentare sulla strada del cambiamento.
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