Siamo passati dal Natale classico con le file fuori dalle pescherie, al Natale 2021 con le file fuori dalle farmacie. Dalle vigilie che erano lunghe notti nell’attesa della nascita di Gesù, a una vigilia con l’attesa del risultato di un tampone.

Dal Natale 2020 in cui bisognava contarsi a tavola, al Natale 2021 in cui bisogna contare i giorni che separano dalla fine della quarantena. Il tutto, in una Babilonia di regole saltate e di norme da riscrivere perché una cosa è certa: Omicron ha rimescolato le carte e oggi nessuno ha idea di come gestire il momento più indecifrabile della pandemia.

Il virus è ovunque, ha una velocità di trasmissione spaventosa e chi ancora non se l’è preso si sente nella preistoria anni ’80 dei videogiochi da bar, come quell’astronave che doveva schivare la pioggia di asteroidi.

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La Lombardia è ripiombata nel consueto caos e mentre ci si chiede se il Covid stia forse diventando una malattia endemica, si ha ormai la certezza di quanto sia irrimediabilmente endemica la cattiva gestione della sanità in questa regione che doveva rappresentare il fiore all’occhiello del paese ed è diventata, da due anni a questa parte, il fiore appassito di un cimitero di errori e mediocrità.

I cittadini lombardi (ma non solo, perché anche altre regioni e la stessa Roma hanno i loro problemi) sono abbandonati a loro stessi, con il sito della regione in tilt per le prenotazioni dei molecolari, con i medici di base che non sanno che fare e i farmacisti sfiniti.

I positivi al tampone fai da te riescono a prenotare giorni e giorni dopo il tampone in farmacia. Alcuni fanno in tempo a tornare negativi prima che Ats li abbia mai registrati come positivi. Altri non riescono a prenotare il tampone molecolare di fine quarantena, ritrovandosi inchiodati a casa oltre il tempo massimo.

“Tecnici” divisi

Altri, probabilmente, fanno in tempo a negativizzarsi mentre sono in fila al drive through per il tampone (ieri all’ospedale San Paolo due chilometri di fila). Nel frattempo, come sempre “i tecnici” si dividono.

Da una parte c’è il Crisanti di turno per cui si è aperto tutto e troppo. Tra parentesi è l’unico che, con un eroismo da spartano alle Termopili, continua a puntare il dito sulla pericolosità dei ristoranti, roba che prima o poi qualcuno lo farò al cartoccio.

Dall’altra c’è Matteo Bassetti (a cui si allineano molti presidenti di regione) secondo cui «chi è malato sta a casa, ma i suoi familiari, se asintomatici, dovrebbero condurre una vita normale». Niente più tracciamento perché per i vaccinati il virus è un raffreddore, dunque.

E così sembra pensarla il solito Alberto Zangrillo che fotografa i milanesi in coda fuori dalle farmacie e scrive che l’isteria collettiva della corsa al tampone è provocata dal terrorismo dei media. Nel frattempo, a Milano ci sono 2.000 contagi al giorno e anche il suo Genoa non si sente tanto bene.

Che poi, sia chiaro, ora che abbiamo il vaccino le posizioni “rassicurazioniste” sono più comprensibili di un tempo, ma ci sono alcune questioni che i Bassetti della situazione dovrebbero chiarire: la prima è come sarà possibile una convivenza normale, magari sul posto di lavoro, tra persone che sapranno di colleghi con mogli, mariti, figli positivi a casa e quegli stessi colleghi lì in ufficio, che fanno finta di nulla come da protocollo. Accanto ad altri colleghi che sì, saranno pure vaccinati, ma a loro volta avranno magari persone fragili a casa.

Convivenza possibile?

Inoltre, come ci si comporterà col booster per persone che hanno avuto sicuramente il Covid perché conviventi con persone positive, ma visto il mancato tracciamento non hanno fatto tamponi? Perché ricordo che il ministero della Salute ha stabilito che per ragioni legate alla percentuale di eventi avversi i guariti possono fare il booster dopo 150 giorni, non prima.

Dunque chi ha avuto il Covid senza fare tamponi o farà il booster comunque e in anticipo, oppure non avrà il super green pass. Un caos. Infine, è vero che a oggi la percentuale dei ricoveri è molto bassa, ma se ci ammaliamo in 10 milioni i numeri saranno comunque alti. Le terapie intensive reggeranno?

Per fortuna c’è il generale Figliuolo che, con la divisa d’ordinanza, dà prova della sua rinomata empatia dicendo ai microfoni: «I cittadini stanno in coda per il capo firmato al Black Friday, ora portino pazienza. Stiamo facendo ulteriori pensate!».

Qualcuno gli spieghi con gentilezza che le pensate, in Europa, sono tendoni e tamponi gratis dappertutto tranne che in Italia o quasi. Che la sciarpa di Fendi non è un bene primario come la salute e che esiste una “differenza sintomatica" tra la volontarietà delle due file. Infine, qualcuno lo inviti a togliere la mimetica e a indossare un maglione con le renne, se l’emergenza natalizia Omicron la gestisce così.

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