La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha superato la soglia delle 50mila firme necessarie per presentare in parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare dedicata all’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Il risultato è stato raggiunto nella giornata di domenica 13 settembre, al termine di una forte accelerazione delle sottoscrizioni registrata negli ultimi giorni. La raccolta, tuttavia, resterà aperta fino al 18 settembre compreso, con possibilità di firmare fino alle 23:59.

Il superamento del quorum consente ora di avviare il percorso istituzionale della proposta. Nei prossimi giorni le reti promotrici provvederanno al deposito formale delle firme in Senato, passaggio che segnerà l’inizio dell’iter parlamentare e che sarà anche occasione per fare il punto sulla mobilitazione e sui successivi passi della campagna.

Le idee in campo

L’iniziativa punta a introdurre nell’ordinamento una forma organizzata di difesa civile fondata su strumenti non armati e sulla prevenzione dei conflitti. La proposta prevede infatti l’istituzione, presso la presidenza del Consiglio, di un Dipartimento incaricato di mettere a sistema realtà già esistenti, come il Servizio civile universale, la Protezione civile e i Corpi civili di pace, inserendole all’interno di una strategia comune orientata alla prevenzione, alla mediazione, alla cooperazione e alla gestione nonviolenta dei conflitti.

Nel testo è prevista anche la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e di un Fondo nazionale dedicato, che dovrebbe essere alimentato anche attraverso i proventi derivanti da un’opzione fiscale del sei per mille dell’Irpef. Le organizzazioni promotrici collegano l’impianto della proposta agli articoli 11 e 52 della Costituzione e indicano nella difesa civile non armata un modello alternativo rispetto a quello basato esclusivamente sugli strumenti militari.

La campagna è promossa dalla Conferenza nazionale enti servizio civile, da Sbilanciamoci e dalla Rete italiana pace disarmo. Secondo i promotori, andare oltre la soglia minima delle 50mila firme resta un obiettivo importante anche dopo il raggiungimento del quorum. Un numero più alto di sottoscrizioni, sostengono le reti, potrebbe rafforzare il peso politico della proposta nel momento in cui arriverà all’esame del parlamento e rendere più evidente l’esistenza di un consenso diffuso attorno al tema.

Per questo motivo la mobilitazione continuerà fino alla scadenza del 18 settembre. L’obiettivo dichiarato è raccogliere ulteriori adesioni e consolidare il sostegno ottenuto nei mesi di campagna, caratterizzati da iniziative territoriali, eventi pubblici e attività di informazione.

Dal basso

Le organizzazioni sottolineano in particolare il ruolo svolto dai coordinamenti locali, dalle associazioni del terzo settore, dagli enti di servizio civile, dalle organizzazioni non governative e dalle numerose realtà territoriali che hanno ospitato incontri e momenti di confronto. Alla mobilitazione hanno preso parte anche Comuni, sindaci e consiglieri comunali che hanno approvato delibere a sostegno della difesa popolare nonviolenta e dei Corpi civili di pace. La proposta ha inoltre trovato spazi di discussione in parrocchie, case del popolo, comitati territoriali, festival e campeggi. Una parte rilevante della diffusione della campagna è stata affidata, secondo le reti promotrici, anche al passaparola e alla circolazione dei contenuti attraverso i social network.

La fase iniziale della raccolta viene descritta dagli organizzatori come la più difficile. Nei primi mesi, secondo quanto riferito dalla campagna, l’iniziativa avrebbe incontrato difficoltà nel raggiungere un pubblico ampio, anche a causa dello spazio limitato dedicato al tema da una parte dei mezzi di informazione. L’aumento delle firme avvenuto nella fase conclusiva viene quindi considerato il risultato di un lavoro territoriale portato avanti per mesi da attivisti e organizzazioni.

Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento e coordinatore della campagna, ha indicato nel superamento delle 50mila firme il risultato di una mobilitazione dal basso e uno strumento per portare nel dibattito politico nazionale il tema della difesa non armata, del disarmo e delle istituzioni di pace. Tra gli obiettivi indicati c’è anche quello di discutere una diversa destinazione delle risorse pubbliche, con maggiori investimenti nella costruzione della pace e nella prevenzione dei conflitti.

Giulio Marcon, co-portavoce di Sbilanciamoci, ha definito il risultato un segnale della presenza nel paese di una sensibilità contraria alla guerra e all’aumento delle spese militari, chiedendo che il parlamento affronti il contenuto della proposta. Laura Milani, presidente della CNESC, ha invece sottolineato le possibili conseguenze della legge per il sistema del Servizio civile, che potrebbe essere valorizzato in coordinamento con Vigili del fuoco, Protezione civile e Corpi civili di pace.

Alfio Nicotra, coordinatore dell’Esecutivo di Rete italiana pace disarmo, ha evidenziato come la proposta arrivi alle Camere nel pieno del confronto sul modello di difesa nazionale. Per le organizzazioni promotrici, il risultato delle firme offre ora la possibilità di aprire un confronto con il Parlamento e con l’opinione pubblica sulle politiche di sicurezza e sul ruolo degli strumenti civili e nonviolenti.

La campagna guarda anche alla prospettiva delle elezioni del 2027, indicando la proposta come uno dei temi sui quali le forze politiche potrebbero essere chiamate a esprimersi. Con il quorum ormai raggiunto, il passaggio successivo sarà il deposito delle firme e l’avvio dell’esame istituzionale di una proposta che punta a portare la difesa civile non armata e nonviolenta dentro il confronto parlamentare.

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