Nel linguaggio comune è sempre stata la “maturità” e da quest’anno torna a chiamarsi così anche ufficialmente. L’insieme di prove che 527mila candidati stanno per affrontare si è chiamato “esame di Stato” per quasi trent’anni, dalla riforma di Luigi Berlinguer entrata in vigore nel 1999.

Si torna dunque indietro agli anni Novanta, almeno nel nome. Con l’idea – ha spiegato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – che l’esame debba certificare la crescita dei ragazzi e non limitarsi alle singole prove di questi giorni.

Intanto per gli studenti l’esame sembra avere lo stesso peso di sempre, che si riflette in un rito di passaggio che ha ispirato libri, film e canzoni. E che ogni anno costringe anche gli adulti a fare i conti con un ricordo che pensavano di avere archiviato fra gli incubi del passato.

Fuori e dentro le scuole c’è il solito dibattito se sia il caso di mantenere questo peso, quasi iniziatico, o se si debba al contrario demistificarlo un poco. La maturità non si conquista sempre a scuola. O forse sì?

Maturi nella bolla

Intanto, per sicurezza, le ragazze e i ragazzi che ci proveranno a modo loro stanno già facendo quello che ogni generazione ha sempre fatto: cercare di prevedere l’ignoto, sperare che uscirà l’autore giusto, temere quello sbagliato, chiedere consigli a chi c’è già passato.

Solo che oggi tutto questo succede anche sui social. Le ansie si condividono su TikTok, mentre l’intelligenza artificiale viene usata per ripassare, trovare collegamenti o farsi interrogare da un algoritmo che almeno non ha lo sguardo severo del commissario esterno (ma rischia di far prendere abbagli, se non è interrogata nel modo giusto).

Cambiano gli strumenti, ma non necessariamente la sostanza. Anche perché, davanti alla prima prova, ogni generazione finisce per sentirsi sola nello stesso modo. 

La prima prova

Così nei giorni scorsi è diventato virale il video del cantante Blanco – Riccardo Fabbriconi, classe 2003 – che ha condiviso sui social il suo ripasso di diritto, a petto nudo e con un papagallino sulla spalla. In fondo gli esami dovrebbero rendere tutti uguali: il cantante che ha preso a calci le rose sul palco dell’Ariston non è diverso da tutti i suoi coetanei. E magari ne condivide le stesse ansie della vigilia.

L’esame inizierà giovedì 18 giugno alle 8.30 con la prova di italiano, uguale per tutti (l’inizio di giovedì è una novità). La prima prova dura sei ore. I candidati avranno davanti sette tracce: due di analisi del testo letterario, tre di testo argomentativo e due di attualità.

L’anno scorso erano usciti Pasolini e Tomasi di Lampedusa, ma anche Borsellino, il rispetto come parola dell’anno Treccani, l’indignazione sui social e la tecnosfera raccontata da Telmo Pievani (che per altro aveva il figlio che stava affrontando l’esame. E che ha scelto un titolo diverso). Nel 2024 era toccato a Ungaretti e Pirandello, accanto a testi più civili e argomentativi su Europa, Costituzione, silenzio, imperfezione e nuovi modi di raccontarsi online.

Tototemi

Il tototema è uno dei riti dentro il rito. Serve ufficialmente a orientare l’ultimo ripasso, ma in pratica è una forma di superstizione collettiva con qualche dato a supporto. I siti specializzati raccolgono sondaggi, incrociano anniversari, guardano gli autori usciti negli ultimi anni e provano a immaginare le scelte del ministero. Poi naturalmente le previsioni sono così tante che qualcuno, alla fine, potrà dire di averci preso.

Quest’anno fra i nomi più citati ci sono Verga, Pascoli, D’Annunzio, Svevo, Calvino, Primo Levi, Montale e Ungaretti. Pirandello ha dalla sua i novant’anni dalla morte e i cento anni di Uno, nessuno e centomila, ma è comparso da poco, nel 2024, e questo lo rende insieme suggestivo e forse meno probabile.

Poi ci sono i temi di attualità. L’intelligenza artificiale è probabilmente il più ovvio, soprattutto dopo l’enciclica di papa Leone, e proprio per questo non è detto che esca. Sarebbe però difficile immaginare un argomento più adatto a questa generazione di maturandi: ragazzi che studiano con strumenti digitali, chiedono aiuto ai chatbot, vedono trasformarsi il lavoro e intanto devono scrivere a mano un tema di italiano per dimostrare di saper pensare con la propria testa.

Fra le altre ipotesi circolano guerre e pace, crisi climatica, violenza di genere, social network, salute mentale, lavoro, democrazia ed Europa. E poi gli anniversari: gli ottant’anni della Repubblica, i quarant’anni da Chernobyl, il Nobel a Grazia Deledda, gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, i duecento anni dalla nascita di Collodi, i 25 anni dall’11 settembre.

È un catalogo così ampio da poter contenere quasi tutto. Ma il punto, forse, è proprio questo: il tototema dice meno su quello che uscirà e molto di più su quello che un paese considera degno di essere chiesto ai suoi diciottenni (qualche volta pure con una lettura politica, fatta praticamente in tempo reale su social e giornali).

Seconda e terza prova

Il giorno dopo, venerdì 19 giugno, arriverà la seconda prova. È quella specifica dell’indirizzo e quindi anche quella che sembra fare più paura: latino al classico, matematica allo scientifico, lingua e cultura straniera al linguistico, scienze umane al liceo delle scienze umane, economia aziendale negli istituti tecnici commerciali, e poi le diverse discipline caratterizzanti degli altri percorsi.

Non esiste più, invece, la vecchia terza prova generalizzata, il cosiddetto “quizzone”. Una prova scritta ulteriore resta prevista solo in alcuni casi specifici: le sezioni EsaBac ed EsaBac techno, cioè i percorsi che permettono di ottenere insieme il diploma italiano e il baccalauréat francese; i percorsi con opzione internazionale, dove una parte del curriculum segue accordi e programmi condivisi con altri paesi; e alcune realtà autonome o linguistiche, come la Valle d’Aosta, la Provincia autonoma di Bolzano e le scuole con lingua d’insegnamento slovena in Friuli-Venezia Giulia.

ANSA
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Le novità

La maturità 2026 è soprattutto la prima dopo la riforma. La novità più visibile è, come detto, il nome, ma non è l’unica. Cambia la composizione delle commissioni: resta il presidente esterno, ma ci saranno due commissari esterni comuni e due commissari interni per ciascuna classe, all’interno di una commissione abbinata su due classi. La presenza esterna dunque rimane, ma l’esame diventa un po’ meno affollato rispetto al modello precedente.

Cambia anche il colloquio orale. La prova non partirà più dallo spunto iniziale scelto dalla commissione, ma da una breve riflessione del candidato sul proprio percorso scolastico e personale. Il colloquio si concentrerà poi su quattro discipline individuate annualmente dal ministero per ciascun indirizzo, senza perdere il riferimento all’educazione civica e alle esperienze di formazione scuola-lavoro.

Nelle intenzioni del ministero, l’esame deve appunto valutare non soltanto conoscenze e competenze, ma anche autonomia, responsabilità e capacità di ragionare sul proprio percorso.

Le materie dell’orale sono state definite in anticipo per ciascun indirizzo. Al classico, per esempio, sono italiano, latino, storia e matematica; allo scientifico italiano, matematica, storia e scienze naturali.

C’è poi il peso maggiore dato alla condotta. Con un voto inferiore a sei nel comportamento non si viene ammessi all’esame. Con il sei, invece, il consiglio di classe assegna un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, da discutere durante il colloquio.

Ultimo aspetto, ma dal forte impatto simbolico, riguarda l’argine imposto alle “scene mute” all’orale, dopo che lo scorso anno alcuni studenti avevano scelto di non rispondere come forma di protesta. Ora l’esame è considerato valido solo se il candidato sostiene regolarmente tutte le prove, compreso il colloquio.

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