Giornata cruciale per il futuro dell’ex Ilva. Oggi la Cassazione esamina il ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha imposto lo stop all’area a caldo dello stabilimento di Taranto, il cuore della produzione dell’acciaio. Al centro della vicenda ci sono i rischi per la salute e l’ambiente legati all’attività industriale. La decisione dei giudici potrebbe avere conseguenze pesanti sul futuro della fabbrica e sull’occupazione, anche se non è detto che arrivi già oggi.

L’appuntamento arriva dopo una giornata di proteste e tensioni. Ieri il governo ha deciso di rinviare il confronto sulla nuova cassa integrazione, che avrebbe potuto coinvolgere fino a 8.622 lavoratori, quasi il doppio degli attuali 4.450. La questione sarà ridiscussa dopo il 27 ottobre e, nel frattempo, non cambierà nulla per i dipendenti.

La notizia è arrivata dopo la mobilitazione degli operai dell’ex Ilva di Genova, che ieri hanno occupato l’aeroporto Cristoforo Colombo per protestare contro il rischio di un aumento dei lavoratori lasciati temporaneamente a casa. La protesta è stata sospesa nel tardo pomeriggio, dopo l’annuncio del rinvio. Per lo stabilimento di Cornigliano, almeno per ora, la cassa integrazione continuerà a riguardare 280 dipendenti, anziché gli 870 previsti dalla nuova richiesta.

Resta però tutta l’incertezza sul futuro dell’ex Ilva. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato che, senza una ripresa della produzione, sarà difficile evitare il ricorso alla cassa integrazione. Molto dipenderà anche da quanto stabiliranno i giudici sul futuro degli impianti di Taranto. Intanto, il prossimo confronto tra governo e sindacati è previsto per il 27 ottobre, mentre migliaia di lavoratori aspettano di conoscere il destino della fabbrica.

© Riproduzione riservata