Stava pulendo un nastro trasportatore nell’area agglomerato quando la griglia metallica, ormai marcia, si è aperta sotto di lui lasciandolo precipitare nel vuoto per più di dieci metri. Trasportato d’urgenza al Santissima Annunziata di Taranto, è morto poco dopo nonostante i tentativi di rianimazione. L’impatto con il suolo gli è stato fatale.

Il giovane operaio che è morto questa mattina all’interno dell’ex Ilva si chiamava Loris Costantino, 36 anni. Era stato incaricato della pulizia del nastro sull’ennesima passerella che nessuno aveva controllato e che, come tutte quelle dello stabilimento, sembrano restare sospese per miracolo vista l’assenza di manutenzione. Tant’è vero che, come racconta qualcuno degli operai più anziani, quando ci si cammina sopra è come un terno al lotto: prima di ogni passo si allargano le braccia in cerca di un appiglio a cui aggrapparsi.

Non si sa se Loris lo abbia fatto, l’unica cosa certa oltre al tragico epilogo è che la sua presenza su quella griglia metallica era giustificata da una lettera d’incarico – da parte di Acciaierie d’Italia alla ditta Gea Power per cui lavorava – della pulizia di quel tratto situato in una zona dello stabilimento non in uso.

Da inizio anno le logore passarelle dell’Ilva si sono portate via anche la vita di Claudio Salamida, operaio quarantasettenne che lo scorso 12 gennaio era stato incaricato di controllare delle valvole al quinto piano di un'altra zona dell’impianto, l’acciaieria 2. Ed è proprio lì che la passerella sotto di lui si è lacerata lasciando precipitare il suo corpo per quasi dieci metri. Anche per lui l’impatto è stato fatale.

Anche sull'incidente di oggi la procura tarantina ha aperto un'indagine per omicidio colposo e ha sequestrato l'area dismessa in cui è avvenuta la tragedia. Nelle prossime ore sarà fissata l'autopsia e quasi certamente saranno notificati gli avvisi di garanzia. Acciaierie d'Italia in una nota esprime «profondo cordoglio per la tragica scomparsa».

Battaglia sindacale per la sicurezza

«Le condizioni in cui versano gli impianti non sono più accettabili. È da tre anni che chiediamo un fondo speciale di almeno un miliardo per gli interventi di manutenzione», dice Francesco Rizzo, segretario dell’Usb di Taranto a cui Loris si era appena iscritto. «Nei giorni scorsi abbiamo avuto un’altra tragedia mancata: si è aperto un pezzo di pavimento. Non parliamo più di episodi isolati ma di situazioni che stanno diventando ormai la normalità, conseguenza diretta dell’incuria e dell’assenza di manutenzione», aggiunge.

Queste morti, dice il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, «sono tragedie annunciate, di cui è responsabile lo stato di abbandono che denunciamo da tempo e in cui versa l'area siderurgica di Taranto». «Non si può morire così – accusa la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese – due persone, allo stesso modo, in un'acciaieria che evidentemente ha problemi di manutenzione, di controlli, di verifiche e azioni che permettano alle persone di lavorare in sicurezza». La Cisl ritiene «inaccettabile che si possa operare in un sistema produttivo pesante» come l'ex Ilva «con garanzie di controllo e di sicurezza incredibilmente insufficienti».

Dopo l’incidente mortale, c’è stata una riunione tra sindacati e direzione aziendale. L'azienda ha promesso una task force con i rappresentanti della sicurezza sul lavoro per esaminare le situazioni nelle quali intervenire. Annuncio identico fu fatto dopo la morte di gennaio e per i sindacati il tema cruciale restano le risorse: senza fondi adeguati, i lavori di messa in sicurezza non si possono fare. Inoltre, non è la prima task force che all’ex Ilva individua delle priorità di intervento che poi restano sulla carta. Francesco Rizzo chiede: «A cosa serve una task force se comunque non ci sono i fondi per la manutenzione?».

La sentenza del tribunale di Milano

Oltre alle precarie condizioni di sicurezza, su quella che un tempo era l’acciaieria più estesa d’Europa grava anche la sentenza emessa lo scorso 25 febbraio dal Tribunale delle imprese di Milano. I giudici hanno scritto che, allo stato attuale «le condizioni legali di esercizio dello stabilimento non sussistono» e proprio per questo hanno disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo a partire dal 24 agosto. Dal 2012 l’acciaieria è stata tenuta in funzione attraverso una sequenza di decreti nonostante l’accumularsi di perizie, indagini e allarmi sanitari.

Per discutere degli effetti della sentenza i sindacati sono convocati il 5 marzo a Palazzo Chigi per discutere della vertenza e ricevere aggiornamenti sulla trattativa per la vendita al gruppo Flacks e chiedere garanzie sul piano industriale, ambientale e occupazionale.

Intanto l’acciaieria continua a produrre e, nel reparto agglomerato, resta sospesa nel vuoto la griglia che si è aperta sotto i piedi di un operaio, durante un turno come tanti altri.

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