Omicidio colposo in concorso. È pesante come un macigno l’ipotesi di reato che il sostituto procuratore di Taranto, Mariano Buccoliero, ha formulato nei confronti di 17 persone tra manager, capi turno, capi area dell’ex Ilva di Taranto, dopo la morte avvenuta il 12 gennaio scorso dell’operaio di 46 anni Claudio Salamida.

Sotto accusa sono finiti dirigenti apicali come l’ingegnere torinese Maurizio Saitta, nominato appena un anno e mezzo fa direttore generale dai Commissari straordinari di Acciaierie di Italia; Benedetto Valli, manager alla guida dello stabilimento di Taranto; Vincenzo Sardelli, capo area dell’Acciaieria 2, il settore dello stabilimento dove Salamida ha perso la vita lunedì scorso.

E ancora, nel registro degli indagati è finita l’intera catena di comando del reparto OG2, acronimo che indica il gasometro presente all’interno della fabbrica siderurgica e che, nel maggio scorso, era stato oggetto di importanti interventi di manutenzione straordinaria. Per questo, tra gli indagati figura anche Antonio Nigro, dipendente della ditta Peyrani che ha effettuato i lavori di manutenzione.

La dinamica

La manutenzione, appunto, è uno degli aspetti su cui indagano i carabinieri dello Spesal delegati dalla procura di Taranto che nei giorni scorsi hanno ascoltato diverse persone. Da quanto apprende Domani, l’uomo si trovava su un ponteggio a 40 metri d’altezza dal suolo, intento a controllare le valvole del convertitore 3 dell’Acciaieria 2, dove la ghisa viene trasformata in acciaio liquido, quando è caduto nel piano intermedio sottostante. Un volo di sette metri. L’uomo è deceduto sul colpo, riportando ferite al volto e in altre parti del corpo ma, soprattutto, riportando un colpo alla nuca che gli è stato fatale.

Secondo quanto hanno raccontato a Domani alcuni operai, di norma queste infrastrutture hanno piani di calpestio composti da griglie di ferro, ma in questo caso c’erano delle pedane di legno a coprire alcuni tratti precari della passerella. Fin dai primi istanti dopo il decesso, inoltre, sono emerse delle irregolarità, tra cui il fatto che l’uomo era da solo, mentre i regolamenti interni prescrivono che per interventi di questo tipo gli operai debbano essere almeno due.

Lo sciopero

A seguito dell’incidente le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom, Uilm avevano dichiarato subito 24 ore di sciopero in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali. Dice Rocco Palombella, segretario generale della Uilm: «L’ulteriore perdita insopportabile di vite umane che si somma al sacrificio di questi lunghi anni pone l’accento sulla condizione di emergenza in cui l’ex Ilva si trova, a causa dei mancati investimenti nella manutenzione e sulla sicurezza degli impianti».

Poi aggiunge: «Purtroppo le nostre denunce non sono mai state ascoltate fino in fondo, questo tragico incidente impone a tutti una seria riflessione sulle responsabilità e su quello che doveva essere fatto per evitare che ciò accadesse», conclude il sindacalista.

Nel frattempo, nel procedimento sulla morte dell’operaio in cui sono considerate persone offese la moglie, il figlio di appena 2 anni, il fratello, il padre e la madre, la procura di Taranto ha nominato il medico legale, la dottoressa Liliana Innamorato, che lunedì 19 gennaio procederà all’esame autoptico finalizzato a riscontrare con esattezza quali siano state le cause del decesso.

Gli indagati, intanto, sono tutti accusati di omicidio colposo in concorso «per aver cagionato per imprudenza, negligenza, imperizia ed inosservanza della normativa sulla prevenzione degli infortuni, la morte di Claudio Salamida avvenuta il 12 gennaio 2026».

Altra tragedia sfiorata

All’indomani dell’incidente, in un altro reparto della fabbrica di Taranto, l’altoforno 2, i sindacati hanno segnalato una perdita di gas, in due momenti distinti, per fortuna senza conseguenze per il personale impiegato. Secondo quanto hanno riferito, sono scattate le procedure di sicurezza e i lavoratori hanno indossato le maschere protettive il tempo necessario per consentire alla ditta incaricata di localizzare e bloccare la dispersione di gas.

E, tuttavia, «considerata la natura inodore del gas, la situazione rappresenta un potenziale rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, in quanto non immediatamente percepibile», hanno scritto in una nota le organizzazioni sindacali chiedendo un incontro ai vertici di Acciaierie d’Italia.

Data la situazione drammatica in cui versa la fabbrica, mercoledì il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha scritto una lettera alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendo un incontro, come peraltro aveva già fatto nel novembre scorso, e sottolineando che «poco è stato effettivamente concretizzato rispetto agli impegni assunti nel corso degli anni nei confronti di Taranto e dei suoi cittadini», data l'oramai cronica vertenza sanitaria, ambientale, industriale e sindacale ed i correlati problemi di tenuta sociale».

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