Dopo l’abbordaggio degli scorsi 18 e 19 maggio in acque internazionali a largo di Cipro, le barche della Global Sumud erano state lasciate alla deriva nel Mediterraneo. I resti di una di queste, Kasr Sadabat, hanno raggiunto le coste della Striscia
In qualche modo la Global Sumud Flotilla ha raggiunto Gaza. «Nonostante le calunnie, l’abbordaggio illegale, i rapimenti, i fermi e le torture subite dal nostro equipaggio, oggi è successo qualcosa che ci ricorda una verità semplice: la solidarietà si può rallentare, ostacolare, ferire. Ma non si può cancellare», hanno scritto gli attivisti della flotta di navi civili che negli scorsi giorni aveva provato a rompere il blocco israeliano sulla Striscia non appena hanno saputo che alcune parti di Kasr Sadabat, la barca a vela su cui viaggiavano anche il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e il deputato del M5S Dario Carotenuto, ha raggiunto le coste di Al- Mawasi, a pochi chilometri da Khan Yunis.
Nel video diffuso subito dalla delegazione turca della Global Sumud si vede una folla di persone accorsa sulla spiaggia a sud di Gaza che cerca di recuperare alcuni detriti di Kasr Sadabat, tra cui, sembrerebbe, il tetto, alcuni pannelli solari, il timone. E forse anche del cibo ancora imbustato, si capisce da una fotografia condivisa successivamente sui gruppi della Flotilla: «Abbiamo raggiunto Gaza», «alla fine ce l’abbiamo fatta», «abbiamo rotto l’assedio illegale», scrivono altri.
«Sebbene le nostre navi siano state illegalmente intercettate dall’entità sionista durante il viaggio per rompere l’assedio sulla Striscia e consegnare aiuti umanitari, vedere che alcune provviste sono riuscite a raggiungere le coste di Gaza ci dà un barlume di speranza», dice a Domani Gorkem Duru, membro della flotta turca, entusiasta del piccolo risultato raggiunto: «Soprattutto, questa è un’ennesima dimostrazione dell’importanza di continuare la lotta per il popolo palestinese».
Kasr Sabadat era una delle 52 imbarcazioni, partita da Marmaris, in Turchia, in viaggio verso Gaza che lo scorso 19 maggio era stata fermata dalle forze di difesa israeliane.
Il suo equipaggio è stato fatto salire a bordo della nave prigione, poi detenuto e maltrattato ad Ashdod, in Israele, prima del rilascio. La barca a vela, invece, come la maggior parte delle altre abbordate in acque internazionali era stata lasciata alla deriva nel Mediterraneo.
«Non sono arrivate le persone che erano a bordo e gli aiuti che abbiamo raccolto, ma il loro spirito sì: è arrivato fino a quella costa per dire che non ci stiamo fermando. Non vi lasciamo soli. In qualche modo abbiamo rotto l’assedio illegale con la forza del mare, del vento e della coscienza collettiva», scrivono ancora, sui social, gli attivisti di Global Sumud, certi che «riusciranno anche a mettere piede su quella sabbia, per portare aiuto concreto, presenza, umanità».
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